Antonio Ligabue: apre Museo per storia Psichiatria dove fu rinchiuso

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Un Museo di Storia della Psichiatria aprirà domani a Reggio Emilia nell'edificio "Lombroso" dell'ex ospedale psichiatrico San Lazzaro. Tra il 1945 e il 1948 ospitò anche il celebre pittore Antonio Ligabue. Ecco cosa ci puoi trovare

Museo-psichiatria-Reggio-Emilia.jpg Caschi del silenzio, urne per far cadere gocce d’acqua sulla testa, marchingegni per bagni di luce, … non stessimo parlando di “strumenti” medici potremmo pensare a torture medievali per far parlare i prigionieri. In realtà i primi servivano a isolare, i secondi a calmare e i bagni di luce che, a dispetto del nome non hanno nulla a che fare con i moderni trattamenti da beauty farm, dovevano far sparire il dolore. Dove ci troviamo? Un indizio. Anzi, due: insieme a questi rimedi terapeutici meno noti troviamo anche camicie di forza e macchine per l’elettroshock. Siamo in un ex ospedale psichiatrico. Più precisamente al San Lazzaro di Reggio Emilia dove domani aprirà i battenti il nuovo Museo di Storia della Psichiatria. E questi sono forse i pezzi più d’impatto della collezione che vi sarà custodita. La neonata istituzione culturale si trova esattamente nell’edificio (restaurato) che dal 2 marzo 1945 al 6 dicembre 1948 ospitò tra gli altri anche il celebre pittore Antonio Ligabue.

IL PROGETTO. Il padiglione, che fu concepito nel 1891 come reparto per malati cronici tranquilli e intitolato al primo direttore dell’ospedale, Antonio Galloni, venne poi trasformato nella Sezione Lombroso, appositamente progettata per ospitare pazzi criminali dimessi e detenuti alienati nel 1911. E quindi gradualmente abbandonato, a partire dal 1972. Il recupero del padiglione Lombroso, concluso l’anno scorso, è stato realizzato dal Comune in accordo con l’Asl, proprietaria dell’immobile, ceduto in comodato d’uso gratuito all’amministrazione. Ristrutturarlo è costato 3,1 milioni di euro, di cui circa 2 dal Ministero per i Beni culturali, 1 dal Comune, con un contributo di 15.000 euro dall’Istituto per i beni artistici della Regione Emilia-Romagna.

Nel restauro si è cercato di rievocare l’atmosfera del luogo, recuperando i segni lasciati dai pazienti: particolare attenzione infatti è andata alla conservazione dei graffiti con cui, nei decenni, i ricoverati hanno ricoperto i muri di cortile e celle. Disegni di case ed edifici, ma anche, per esempio, dei bombardamenti del periodo della guerra, nel probabile tentativo dei reclusi di “evadere” dall’isolamento. Nel museo ora si possono vedere anche documenti, strumenti di contenzione e terapia o scientifici, foto storiche, cartelle cliniche, video su temi psichiatrici.

Tutto diviso in due sezioni. Nelle celle al piano terra infatti sono esposti gli strumenti, tra cui quelli più choccanti come, appunto, i caschi del silenzio. Nei tre saloni che precedono le celle invece è illustrata la storia del San Lazzaro e degli intrecci con la storia della psichiatria, della quale l’istituto reggiano fu per molti anni uno dei più significativi presidi in Italia. Il progetto di allestimento museale all’interno del Padiglione Lombroso nasce, infatti, dall’esigenza di valorizzare lo straordinario patrimonio che fa di Reggio Emilia il luogo privilegiato di raccolta di materiali della storia della psichiatria italiana.

A COSA SERVE. A volte mi chiedo cosa possono pensare i pazienti, soprattutto quelli psichiatrici e i loro familiari di questa passione dei medici per simili cimeli. La risposta probabilmente è la stessa che danno gli ebrei per i campi di concentramento e i ricordi dell’olocausto: il passato non si può cancellare. E nemmeno si dovrebbe provare a farlo, perché ciò che siamo e che saremo dipende da ciò che è venuto prima e dalla nostra capacità di imparare dagli errori per non ripeterli. Gli psichiatri del passato agivano secondo le conoscenze e la cultura del loro tempo e nella convinzione di fare bene. Poi qualcuno può anche aver smesso di cercare soluzioni migliori, perché era più facile continuare su una strada nota o magari perché permetteva di esercitare il proprio potere su persone rese docili e innocue. Ma alla fine le cose sono cambiatee se oggi i trattamenti mirano ad essere sempre più umani e attenti al paziente lo si deve anche agli “strumenti di tortura” del passato. La nuova struttura museale di Reggio Emilia nasce con lo scopo di tutelare e valorizzare queste testimonianze così preziose e favorire lo studio e la ricerca sulla storia della psichiatria e delle sue trasformazioni, di cui la città è stata sempre protagonista. Un altro importante campo di intervento sarà la promozione della salute mentale, con la lotta allo stigma, da sempre al centro delle politiche della Ausl reggiana.

Caratterizzerà l’allestimento, oltre alla esplicita salvaguardia e valorizzazione della “memoria” del luogo (il Padiglione Lombroso costituisce di per sé un monumento che funge, contemporaneamente, da documento esemplare della storia della psichiatria) l’ampio ricorso a sistemi e dispositivi multimediali utilizzati non solo per le possibilità didascaliche e informative ma anche per stimolare nel pubblico un più profondo coinvolgimento. Il progetto allestivo - curato dallo Studio Fuse* Creative Lab - si fonda infatti sulla possibilità di introdurre, attraverso installazioni che ripercorrono i temi che hanno caratterizzato la storia del San Lazzaro nel più generale contesto dell’evoluzione delle cure psichiatriche, una narrazione aperta a personali interpretazioni e suggestioni in una più ampia lettura del disagio e delle diversità.

L’inaugurazione, a cui parteciperà anche il sindaco Graziano Delrio, è uno dei momenti con cui i Musei reggiani partecipano alle Giornate europee del Patrimonio 2012, promosse dal Mibac nella giornata conclusiva della VII Settimana della salute mentale che si celebrerà appunto domani.

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