Gioconda del Prado, spunta il segno del salasso: è la Sforza? Lo studio

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Il segno sulla mano sinistra della Gioconda del Prado non è un lipoma ma un 'vulnus'. È la prova: gli allievi di Leonardo da Vinci hanno ritratto la figlia del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Lo dice lo studio di Carla Glori. Eccolo.

gioconda_prado.jpg Misteri da svelare anche per la Gioconda del Prado. La “gemella” del celebre capolavoro di Leonardo da Vinci suscita la curiosità degli studiosi quasi quanto l’originale. A partire dal misteriosissimo segno scuro che compare sull’anulare sinistro della modella ritratta.

LA NUOVA IPOTESI. Segno di salassi frequenti o lipoma? A propendere per la prima ipotesi è soprattutto la studiosa leonardiana Carla Glori, rafforzandone la convinzione che si tratti della prova in grado di identificare in Bianca Sforza la modella ritratta. In un documento del 1496 la prova che la figlia del duca di Milano era sottoposta a salassi. Il misterioso ‘vulnus’ sulla mano sinistra della Gioconda del Prado sarebbe quindi compatibile con la biografia della candidata più papabile ad essere il soggetto ritratto dai leonardeschi.
Il segno sulla mano sinistra della donna ritratta era stato recentemente sottolineato dal capo della sezione di Medicina Interna dell’Ospedale Universitario La Paz de Madrid, Francisco Javier Barbado Hernandez, in un articolo su ‘El Pais’. Ma la Glori, nel suo recente studio sulla copia coeva del capolavoro leonardiano (attribuita a due allievi di Leonardo, Andrea Salai e Francesco Melzi, e portata a termine in ‘parallelo’ alla Gioconda del maestro, ritraendone probabilmente lo stesso soggetto) ritiene che l’anomalia sulla mano sinistra della modella non sia il lipoma, ovvero un tumore benigno del tessuto adiposo, ipotizzato, bensì una ‘traccia’ di frequenti salassi.

LO STUDIO. L’anomalia, ben visibile, consiste di un oscuramento della pelle: una sorta di livido con piccole lesioni, localizzato tra l’anulare e il mignolo e l’oscuramento si accentua sulla riflettografia, ove nello stesso punto compare una macchia scura estesa. Una differenza che contrasta con le mani perfette dell’originale e, trattandosi della stessa modella, la questione solleva interrogativi. Da cui l’interesse e l’indirizzo delle ricerche di Carla Glori.
La studiosa, attraverso una ricostruzione scientifica e storica documenta, l’uso dei medici medioevali di ‘cavar sangue’ dalla vena salvatella della mano sinistra per curare svariate malattie, del cuore, del fegato, della milza e altre, con una modalità che affonda le sue radici nell’antichità, nella scuola di Galeno, in quella araba di Rhazes, e nella scuola medica salernitana.
In effetti il punto del ‘vulnus’ sul dorso della mano sinistra, posto tra l’anulare e il mignolo, coincide con il ramo terminale della vena salvatella e, secondo la Glori, sarebbe uno stravaso, ovvero una perdita di sangue nei tessuti, riconducibile ad una pratica di salassi, effettuati a quella vena allora preferita perché considerata un diretto proseguimento della vena basilica sul lato ulnare della mano, e in quanto, correndo su un ripiano osseo, il cerusico poteva aggredirla senza danni collaterali.
Intorno a questa vena fiorì in periodo medievale una letteratura varia, oscillante tra scienza e pratica anatomica, folklore e magia. Il salasso della salvatella era citato anche come uno dei principali “remedj d’amore” ed era considerato il miglior rimedio per la malinconia, da applicarsi secondo calendari lunari.

gioconda-prado-intera.jpg L’IDENTITÀ SVELATA? Secondo la studiosa quell’enigmatica mano converge, tra vari altri elementi, ad identificare La Gioconda con Bianca Sforza in quanto da una lettera del funzionario ducale Giacomo Seregno datata 2 agosto 1496, sappiamo che la primogenita del Moro, da mesi sottoposta alle cure dell’archiatra e astrologo Ambrogio da Rosate per una malattia misteriosa, forse da avvelenamento, in quella data rifiutava il salasso, considerato panacea di tutti i mali e allora effettuato con svariate tecniche. Quindi, nell’agosto 1496 (e fino al 23 novembre, giorno in cui morì) Bianca subiva salassi che mal sopportava.
Qualora la ‘lesione’ tra anulare e mignolo della mano sinistra della modella del Prado non sia imputabile a un eventuale difetto non riparabile col restauro, circa il quale mancano però chiarimenti e informazioni, allora andrebbe riferita alla scelta dell’artista allievo di Leonardo, autore della copia, forse il Salaì che ben conosceva Bianca Sforza, che volle lasciare un segno indelebile legato alla storia della Gioconda.

Segno o artefatto? Lipoma o salasso della salvatella? I dubbi rimangono, ma forse, l’ago della bilancia si è spostato un po’. Fino alla prossima ipotesi. Proprio come per la Gioconda di Leonardo (vedi tra i tanti misteri che la riguardano anche tutte le polemiche sollevate dalla Caccia alla Gioconda).

Fonte: Adnkronos/Ign

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