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Aiutare le donne a ritrovare il sorriso davanti allo specchio è un'impresa che pare impossibile già se le donne in questione sono sane, figuriamoci quando sono affette da una malattia come il cancro che mina dall'interno la salute non solo fisica ma anche psicologica e relazionale.

Eppure è precisamente questo l'obiettivo che si sono prefissi all'Associazione "La forza e il sorriso" che approfitta della giornata mondiale contro il cancro che si celebra oggi per riaffermare il proprio impegno a supporto delle donne in trattamento oncologico e ribadire appunto l'importanza di farle sentire belle anche in un momento difficile come quello della malattia.

"Ritrovare il sorriso davanti allo specchio e dentro di sé è possibile, ma a volte serve un piccolo aiuto", come tiene a precisare Pierangelo Cattaneo, presidente de "La forza e il sorriso".
Ecco dunque l'idea di realizzare laboratori make-up gratuiti presso selezionate strutture ospedaliere e associazioni che vogliano aderire al progetto.

Attraverso questa iniziativa, che non interferisce con le cure mediche né intende in alcun modo sostituirsi ad esse, le partecipanti, circa 6 per ogni incontro (della durata di circa due ore e mezza), vengono guidate da veri esperti del settore a prendersi cura della propria pelle, a scegliere e applicare il maquillage adeguato alle proprie caratteristiche e a valorizzare il proprio aspetto per fronteggiare gli aspetti secondari di chemioterapia e radioterapia.

Ma se dopo poco più di 3 anni di attività, un attivo di più di 250 laboratori make-up realizzati e un totale di circa 1500 donne coinvolte,
"La forza e il sorriso" continua ancora ad allargare il numero delle partecipanti il segreto c'è ma non è un "trucco": competenza, sensibilità e disponibilità a fare gioco di squadra da parte di tutte le persone coinvolte sono senza dubbio le caratteristiche più importanti che hanno permesso a questa iniziativa di arrivare fin qui ed essere riproposta in una giornata importante.
Accanto a competenti e sensibili consulenti di bellezza, disponibili a insegnare ad ogni donna come valorizzare, in pochi mirati gesti, il proprio aspetto, va ricordato infatti anche il supporto di una psicoterapeuta e la collaborazione di importanti aziende del settore cosmetico.
Durante i laboratori make-up a ogni partecipante viene donato un beauty-bag di prodotti che diventa un vero e proprio kit di bellezza, lo strumento che ogni donna utilizzerà per esercitarsi e mettere in pratica i consigli dei consulenti di bellezza durante l'incontro guidato anche a casa, per continuare a prendersi cura di sé in modo autonomo.

Tutto ciò è possibile grazie al patrocinio di UNIPRO, Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche che nel 2006 ha permesso di attivare "La forza e il sorriso", versione italiana del progetto "Look Good...Feel Better" nato negli Stati Uniti nel 1989 e presente oggi in 21 Paesi.

"La nostra missione - ha dichiarato Fabio Franchina, Presidente di UNIPRO - è contribuire, anche attraverso gli strumenti di bellezza, al benessere totale delle persone. È questo lo spirito che spinge l'Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche a patrocinare il progetto in Italia."

Al momento sono 12 le Aziende che lo supportano con ben 17 marchi (Avon, Beiersdorf, Clarins, Esteè Lauder, Framesi, Garnier, Henkel Div. Cosmetica, Istituto Ganassini, Lancome, La Roche-Posay, Lisap, L'Orèal Paris, Maybelline NY, Paglieri Profumi, Shiseido, Vichy, YSL Beautè).

"L'auspicio - agginge Franchina - è che, nel prossimo futuro, altre realtà possano aderire a "La forza e il sorriso" contribuendo alla sua diffusione".

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Aiutare le donne vittime di violenza promuovendone la creatività. È questo il fine ambizioso di Spazio CreaTTivo che l'Associazione Saman ha creato a Milano presso lo Spazio Energolab di via Plinio, 38, nell'ambito del più ampio del Progetto Erica contro la violenza sulle donne.

"Ambizioso" per le ferite che la violenza scava nel corpo e nella psiche delle vittime e per i numeri che oltretutto si sa essere solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che rimane purtroppo grandemente sommerso. Secondo i dati Irer/Università di Milano, il 34,8% delle donne lombarde tra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della sua vita, nel 2006 in Lombardia 1737 donne hanno chiesto aiuto alle Associazioni e ai Servizi del Territorio.

Per queste donne che hanno trovato a forza di uscire allo scoperto spezzando le catene del dolore e per tutte quelle che lo faranno, incoraggiate magari proprio dall'originalità di questa nuova iniziativa pensata apposta per loro, Spazio CreaTTivo sarà un vero e proprio "laboratorio" dove confrontarsi e ascoltare le esperienze più diverse attraverso tavole rotonde, corsi, stage artistici e workshop per la formazione di volontari. Un luogo di riferimento dove fornire alle donne gli elementi utili per riconoscere i casi problematici e dove, allo stesso tempo, le vittime possono trovare un aiuto concreto per superare le situazioni pericolose o deviate.

In funzione già da febbraio 2010 con i primi corsi di formazione, lo Spazio CreaTTivo avrà il suo battesimo ufficiale il 26 febbraio con una giornata speciale dedicata a studiare il "fenomeno della violenza sulla donna" insieme a ricercatori, medici ed esperti.
Da marzo spazio alla creatività in rosa con il concorso fotografico "Erica bianca" e con una mostra di artiste che ha per tema l'universo femminile.


Con Spazio CreaTTivo il Progetto Erica -finanziato da Fondazione Cariplo, CIESSEVI (Coordinamento regionale dei centri di servizio per il volontariato della Lombardia) e Comitato di gestione del fondo speciale per il volontariato, che vede schierate insieme strutture pubbliche e private, tutte unite dal comune obiettivo di fornire alle donne in difficoltà gli strumenti utili per uscire dall'isolamento - mette dunque sul tavolo un altro tassello importante della lotta alla violenza sulle donne.

Continua a leggere "Spazio CreaTTivo per contrastare la violenza sulle donne " »

Un-colore-al-giorno.jpg Laboratori di pittura per aiutare i malati di tumore a riappropriarsi della propria vita. È questa l'idea che sta alla base di Un colore al giorno, l'iniziativa, nata da un accordo tra gli Istituti Regina Elena (IRE) e San Gallicano (ISG) con la Libera Accademia di Belle Arti di Roma.

Non è una novità che anche l'arte possa essere d'aiuto per riavvicinare i pazienti alla quotidianità di una vita normale nonostante i disagi della malattia, specie nel caso di patologie gravi come i tumori e in questo blog lo abbiamo visto spesso parlando di arteterapia e altre iniziative simili.
Così le due strutture ospedaliere capitoline hanno deciso di avviare un laboratorio di pittura dedicato ai degenti, che potranno quindi conoscere e sperimentare il mondo dell'arte in prima persona sotto la guida attenta e sensibile dei docenti dell'accademia che dal 27 gennaio a fine maggio per due lezioni alla settimana da un'ora e mezza ciascuna cercheranno di insegnare loro tutte le tecniche per esprimere emozioni e vissuti attraverso la pittura.

"Le persone colpite da una malattia così importante - sottolinea Francesco Bevere, Direttore Generale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano - spesso presentano un forte disagio emotivo ed affrontano con difficoltà il rapporto con il proprio corpo, con la sofferenza, le relazioni familiari, sociali e professionali. Un colore al giorno, il nostro laboratorio di pittura intende essere di supporto ed avvicinamento alla 'normale quotidianità', ed ha la funzione di stimolare la socializzazione e il confronto, creando nuove possibilità di contatto, di scambio umano e di svago".

Spiegato in questi termini ho come l'impressione che non si tratterà di un vero e proprio laboratorio di arteterapia in cui l'arte diviene strumento di cura nelle mani consapevoli di un terapeuta esperto in questo tipo di psicoterapia che orienta il lavoro artistico in base alle difficoltà e alle risposte di ciascun singolo paziente. Parlerei piuttosto di atelier in cui l'arte viene utilizzata in modo abbastanza inconsapevole sia dall'insegnante che dal paziente. I benefici indubbiamente ci sono comunque e sono quelli indicati dal professor Bevere, ma è lasciato tutto un po' al caso e alla sensibilità dei singoli che possono o non possono trovare la giusta maniera per orientare l'atto creativo verso un percorso finalizzato al recupero delle risorse psichiche e di un pieno benessere psichico, compatibilmente con la patologia organica di base.

In ogni caso l'obiettivo dichiarato del "corso di pittura" è "dare la possibilità ai pazienti di esprimere le proprie emozioni attraverso un linguaggio non verbale, fatto di colori ed espressione creativa. La socializzazione e il confronto durante le lezioni - spiegano, inoltre, i promotori - rappresenteranno una possibilità di contatto e di scambio umano in più".

Ogni lezione sarà dunque scandita da tre momenti: inizialmente un docente proporrà un tema su cui lavorare, seguirà la produzione artistica individuale o in gruppo accompagnata da indicazioni tecniche relative alla pittura ed alla teoria di base del colore. La condivisione in gruppo dell'esperienza creativa vissuta chiuderà la lezione.
Proprio al fine di favorire lo scambio tra le persone la partecipazione che è libera sarà limitata a un numero massimo di 10 persone.

Augurando a tutti buon lavoro, non ci resta che aspettare la fine del corso per vederne i risultati.

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Quadri, disegni, ma anche vasi, sculture e piccole opere artigianali: nei reparti di psichiatria e negli studi privati dei medici e degli infermieri che curano il disagio mentale non è poi così insolito trovare segni di espressione artistica e creativa.

Si tratta quasi sempre di regali di pazienti che i destinatari custodiscono gelosamente come se fossero le opere ben più quotate di artisti illustri, ma non è detto che tra questi non ci sia davvero qualche esempio di indubbio talento e originalità degna di un professionista d'alto rango.

È vero che proprio in questi luoghi di cura l'arte ha trovato una sua dimensione terapeutica ben precisa, ma non si può pensare a questi lavori come a "compiti" assegnati e svolti più o meno dignitosamente. Per quanto infatti non si possa dare troppo per scontata una certa correlazione tra creatività e follia, non si può nemmeno negarne l'esistenza tout court.   

E così, proprio per dare visibilità a questi artisti che vivono ai margini della società a causa del loro disturbo psichico, la casa farmaceutica Janssen-Cilag ha ideato la mostra "Alchimie dell'Arte, dell'irriducibilità dello spirito saturnino", dal 16 al 31 gennaio al Palazzo della Ragione di Verona, affidando a Daniela Rosi dell'Osservatorio di Outsider Art dell'Accademia di Belle Arti di Verona, il compito di curare l'esposizione inclusa a pieno titolo tra gli eventi che faranno da corollario a Infinita ...mente 2010, il Festival di cui ci ha parlato ampiamente anche Gianluigi Filippelli sul blog Science Backstage.
Oltre 400 opere di 43 artisti che hanno vissuto l'esperienza della malattia in uno dei centri di salute mentale del Triveneto selezionate tra le tante altre che medici, infermieri, e  assistenti hanno raccolto e segnalato, come fanno i veri talent-scout, ai responsabili della Janssen.

Le opere di questa mostra appartengono dunque alla cosiddetta Outsider Art, nel senso che sono realizzate al di fuori e ai margini dei luoghi deputati alla produzione e fruizione della cultura "ufficiale" da persone senza formazione accademica, visionari, irregolari nel linguaggio creativo come nella vita. In questo caso sono tutti pazienti psichiatrici ma come fanno notare subito i promotori presentando l'iniziativa il concetto di Outsider Art potrebbe essere anche più ampio.

Alchimie-dell%27arte3_outsider-art.JPGPer risalire alle sue origini bisogna tornare indietro nel tempo, fino alla prima metà del ‘900, quando il mondo dell'Arte stava vivendo un clima di grande rinnovamento. Le avanguardie artistiche mal sopportavano il mondo accademico, svuotato di ogni slancio, di ogni spirito di innovazione ed erano stanche di parlare la stessa lingua della vecchia cultura.
E' in questo clima che l'attenzione dei surrealisti, dei dadaisti, degli innovatori si rivolge a forme nuove (antiche) per trovare un linguaggio adatto al momento ed ecco, allora, che la loro attenzione entusiastica cade sulle produzioni dei malati mentali, ma anche sui disegni dei bambini e sulle opere dei primitivi.
Una tensione questa che sarà mantenuta per buona parte del Ventesimo secolo, registrando dei momenti apicali: l'uscita del testo di Hans Prinzhorn (L'arte dei folli) nel 1922 dove si sostiene che la pulsione creativa è uguale nell'artista sano e nell'artista malato e la nascita della compagnia dell'Art Brut ad opera di Jean Dubuffet nel 1947 dove si esalta la produzione non culturale, viva, spumeggiante, non edulcorata.
Solo più tardi Roger Cardinal (siamo negli anni Settanta) conia il termine Outsider Art. Con questo termine, destinato ad una grande fortuna, vengono designate tutte le opere prodotte da originali, visionari, autodidatti senza alcuna formazione borghese, malati mentali, senzatetto, marginali di ogni genere e realtà etniche primitive.

Alchimie dell'arte è perciò un'incursione in questi luoghi della creatività non ufficiali e lontani anni luce dalle aule delle accademie e dagli atelier di maestri affermati. Ma è anche un viaggio nella mente umana e negli infiniti modi in cui la sua creatività può manifestarsi anche in presenza di una malattia.
A volerla così è stata proprio la sua curatrice.

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L'Effetto Mozart si sente anche sul peso.
Dei neonati almeno. Infatti, secondo quanto emerso dallo studio pubblicato su Pediatrics dai ricercatori del Tel Aviv Sourasky Medical Center in Israele, la musica del compositore austriaco aiuterebbe i piccoli nati prematuri ad acquistare peso.

La ricerca, condotta su 20 bambini nati prematuri, ha dimostrato che ascoltare per 30 minuti al giorno le sinfonie di Mozart - la cui struttura tende a ripetere frequentemente la stessa linea melodica - rallenta il metabolismo dei neonati dal 10 al 13%, consentendo loro di acquistare peso.
"Il nostro studio - spiega uno degli autori, Ronit Lubetzky - indica che la musica di Mozart potrebbe favorire l'aumento di peso e la crescita dei neonati prematuri, ma saranno necessari ulteriori studi per confermare l'efficacia della terapia musicale anche in questo senso".

Per ora resta una buona notizia, ma sarà interessante anche andare a indagare esattamente attraverso quale meccanismo e soprattutto se l'effetto Mozart si sente anche sul peso degli adulti. Nel qual caso, per essere una lieta novella dovrebbe manifestarsi però nel senso di una riduzione!

Fonte: ASCA

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