Bimbo abbandonato a Milano: anonimato e tecnologia nella moderna ruota degli esposti

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Il neonato abbandonato nella "culla per la vita" della clinica Mangiagalli, fa scattare gara di solidarietà: tutti vogliono Mario. Anonimato e tecnologia a tutela di madre e figlio. Ecco come funziona la nuova ruota degli esposti.

culla_per_la_vita_mangiagalli.jpg La “ruota degli esposti“, il vecchio strumento per lasciare i bambini appena nati che non si può o non si vuole acudire è tornata a funzionare nella sua versione moderna a Milano. L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio di venerdì, quando una mamma (o chi per lei) ha aperto la piccola saracinesca disposta in una zona appartata della Clinica Mangiagalli per depositare un neonato di una settimana circa.

MAI USATA PRIMA. È la prima volta che la ‘culla per la vita‘ (questo il suo nuovo nome), viene utilizzata da quando è stata inaugurata 5 anni fa grazie all’iniziativa dell’Associazione Venti Moderati, una associazione impegnata a contrastare l’abbandono dei bimbi nei cassonetti della spazzatura. L’obiettivo era quello di salvare i neonati e dare alle madri in difficoltà la possibilità di lasciare in completo anonimato e sicurezza il loro piccolo. Dal novembre 2007 nessuno aveva mai cercato di aprire quella saracinesca, tanto che in pochi anche all’interno della clinica se ne ricordavano. Giusto gli addetti alla manutenzione, forse, visto che ci si è sempre preoccupati di accertarsi che tutto fosse pronto per accogliere un eventuale piccolino. E così è stato. Nel momento in cui la mamma ha aperto la saracinesca e ha messo il bimbo nella culla termica che vi si trova all’interno è scattato l’allarme che avvia la macchina dei soccorsi interna all’ospedale per andare a prelevare il piccolo e portarlo al reparto più adatto alle sue condizioni. Il tutto lasciando il tempo alla madre di allontanarsi senza essere vista: l’unica telecamera di sorveglianza della zona è volutamente fissata sul bimbo nella culla termica per poterne seguire il monitoraggio dal momento esatto in cui vi viene posto.

Come è facile intuire la nuova “ruota degli esposti” non ha di diverso solo il nome. Costata 20mila euro è un piccolo concentrato di tecnologia.

SOLIDARIETÀ PER MARIO. Intanto, il piccolo abbandonato venerdì “sta bene“, come fanno sapere i medici. È un po’ sotto peso, ma solo perché probabilmente è nato prematuro (35esima settimana) cinque o sei giorni fa. È di pelle bianca e al momento del ritrovamento indossava una camicina bianca ed era avvolto in un lenzuolino. La mamma o chi lo ha materialmente messo nella “culla per la vita” lo ha lasciato con un paio di tutine nuove e un biberon che poi si è scoperto essere di latte materno. Di più i medici non vogliono dire per tutelare la privacy del piccolo e per impedire l’assalto di fotografi e curiosi nel reparto in cui è ricoverato. Starà in incubatrice ancora una settimana per recuperare peso, dopodiché il Tribunale dei Minori potrà disporre per la sua adozione. Al Comune e alla stessa Mangiagalli sono arrivate per altro già centinaia di offerte che non potranno comunque essere accontentate se non per le consuete vie legali per questo tipo di adozione. Alla generosità invece non c’è limite e sono proprio tante le persone che arrivano portando giochi e tutine per il piccolo. Del caso sono già stati informati anche i carabinieri ma solo per scongiurare il rischio che il bimbo sia stato “sottratto alla sua mamma con il dolo o con l’inganno”. Per il resto è lo stesso personale sanitario a non voler considerare il bimbo “un caso”. E, infatti, come sempre accade per i piccoli abbandonati che arrivano in ospedale, medici e infermieri hanno già provveduto a dargli un nome, primo atto che ci rende riconoscibili come individui unici ma allo stesso tempo parte di una comunità di persone disposte ad amarci, rispettarci e a prendersi cura di noi secondo necessità. Fino a che starà in Mangiagalli si chiamerà quindi Mario, “non come il premier Monti o come l’attaccante della nazionale Balotelli, ma come Santa Goretti“, celebrata il 6 luglio, giorno del ritrovamento del piccolo nella “culla della vita”. L’intero ospedale lo sta accudendo mentre si eseguono tutti gli esami di rito per valutare il suo stato di salute. “L’unico rammarico - aggiunge il direttore medico del presidio sanitario milanese, Basilio Tiso - è che i segni di attenzione riservati al bimbo da chi lo ha lasciato (la scelta del luogo, le tutine e il latte) ci fanno pensare che a Milano in questo momento qualcuno sta piangendo“. 

LA CULLA PER LA VITA.

Perché è nata

La possibilità di partorire in anonimato in ospedale e di non riconoscere il figlio non sempre è nota alle donne che per difficoltà psicologica, sociale od economica non sono in grado di potersi prendere cura del proprio figlio. La “culla per la vita” nasce, appunto, per quelle madri che non sapendolo ma trovandosi nelle medesime condizioni voglio lasciare un bimbo nato al di fuori dell’ospedale con la certezza che qualcuno si prenderà subito cura di lui e che non ci saranno conseguenze di alcun tipo. Solo se l’abbandono di un piccolo avviene in condizioni di totale sicurezza per il piccolo come quelle in ospedale o nella “ruota” non si può parlare di reato e quindi di perseguibilità per la madre.

Come è fatta

Di strutture simili ne esistono diverse in Italia. Il presidio “culla per la vita” della Clinica Mangiagalli dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano è situato in prossimità dell’ingresso per autovetture.

La struttura è in muratura ed costituita da un vano con accesso diretto all’esterno del complesso ospedaliero e collegato, attraverso un piccolo disimpegno, con il cortile interno dello stesso ed è dotata di diversi sistemi di controllo e sicurezza che interagiscono tra loro per il corretto funzionamento.
In corrispondenza dell’accesso esterno alla struttura, (quello da cui entra la mamma col bimbo) è presente una tapparella automatica termoisolata, un citofono di comunicazione collegato con la sorveglianza ed un pulsante di comando; con la pressione del pulsante di comando viene attivata l’apertura della tapparella che consente l’accesso al vano al cui interno è presente la culla.

Nel vano che costituisce la struttura della culla per la vita sono presenti:
- una culla termica, posizionata in corrispondenza dell’apertura della tapparella, sempre collegata all’impianto elettrico e quindi mantenuta a calore costante
- una culla termica da trasporto, provvista di un sistema di monitoraggio della saturazione di ossigeno (saturimetro), che deve servire a trasportare il neonato presso l’area di Terapia Intensiva-Terapia Intermedia
- un sistema di condizionamento che mantiene una temperatura costante all’interno del vano

Come funziona

A seguito dell’attivazione dell’apertura, la tapparella rimane aperta per circa un minuto, dopodiché se non ci sono movimenti di introduzione del neonato all’interno, si chiuderà automaticamente ed il sistema sarà pronto per un’altra apertura.
Se viceversa viene rilevata l’introduzione all’interno della culla del neonato, non appena viene liberata, la tapparella si chiuderà immediatamente mettendo al sicuro in un ambiente termicamente adeguato il neonato.
Una volta che la tapparella è chiusa ed al suo interno è presente il neonato, una successiva pressione del pulsante esterno non permetterà, per ovvi motivi di sicurezza l’apertura della tapparella.

Subito dopo la chiusura della tapparella viene inviata una segnalazione tramite combinatore telefonico digitale GSM con un messaggio di testo SMS ed un messaggio vocale preregistrato ai numeri preposti al prelievo del neonato (telefono medico di guardia, telefono terapia intensiva neonatale, portineria clinica mangiagalli) i quali se non interverranno entro un tempo di sicurezza prestabilito di 10 minuti verranno avvisati da un allarme acustico.

L’interno della culla è costantemente videosorvegliato da un controllo remoto tramite una telecamera con verifica in ogni momento della presenza o meno di un neonato all’interno.

Il medico neonatologo di guardia, ricevuta la chiamata e verificato attraverso i monitor di sorveglianza presenti nell’area di Terapia Intensiva che l’attivazione dell’allarme corrisponde ad un effettivo abbandono di neonato, accompagnato da un infermiere in servizio, recupera la borsa da trasporto e la chiave di accesso al vano della “culla per la vita” presente in Terapia Intensiva.
Nel caso in cui l’attivazione dell’allarme non sia seguito da effettiva collocazione di un neonato nella culla, il medico o l’infermiere si reca sul luogo per effettuare comunque un controllo e per disattivare l’allarme. Al termine delle operazioni di recupero del neonato, per riabilitare la culla a riceverne un’altro.
In caso di effettiva presenza di un neonato, il medico e l’infermiera della Terapia Intensiva prestano la prima assistenza ed effettuano le prime manovre rianimatorie che si dovessero rendere eventualmente necessarie, considerando di trasferire il prima possibile il neonato mediante l’apposita culla da trasporto comunque presso il reparto di terapia intensiva-terapia intermedia per gli accertamenti e le cure del caso.

Il neonato verrà ricoverato seguendo la procedura adottata per il neonato non riconosciuto e, non appena possibile in relazione all’ora di abbandono del neonato, verrà attivato il servizio sociale per i provvedimenti di competenza.

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2012-07-08T16:20:13UTC
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