Carnevale della chimica #18: il cambiamento nel tempo visto dal chimico

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Tempo, invecchiamento, velocità di reazione e olfatto, protagonisti del Carnevale della chimica#18. Ecco come i blogger scientifici italiani hanno interpretato il tema del mese di giugno. Con anticipazione tema prossima edizione.

carnevale_della_chimica_giugno2012.jpgEccoci di nuovo qua, pronti per l’edizione di giugno del Carnevale della chimica, la diciottesima. Raccolto il testimone da Leonardo Petrillo e metabolizzati tutti gli articoli raccolti intorno al tema “Storia della chimica” messi insieme nel suo blog Scienza e musica per l’edizione precedente, a inizio mese vi ho proposto di confrontarvi con “la chimica del cambiamento nel tempo“. Un tema nato un po’ per caso, pensando ai 18 mesi di vita (di già!) del nostro Carnevale e riflettendo su una curiosa ricerca appena uscita sugli “odori dell’età” che ha fatto molto parlare di sé. Ma devo dire che non vi siete lasciati cogliere impreparati.

Ecco dunque i contributi che i blogger mi hanno mandato, in rigoroso ordine di arrivo.
Manco a farlo apposta, il primissimo in assoluto ad aver varcato la soglia della mia posta è stato Leonardo Petrillo che ci parla della datazione al carbonio-14:  Si parte dalla descrizione del processo noto come decadimento radioattivo per giungere al nocciolo della questione: in cosa consiste la datazione al radiocarbonio? L’articolo è impostato sugli aspetti chimico-fisici, ma nel bel mezzo della trattazione che non trascura gli aspetti matematici trovate anche un accenno alle ricerche di Ernest Rutherford e Frederick Soddy sulle particelle α e β e sui fenomeni radioattivi. Insomma vita, morte e miracoli del metodo più utlizzato anche in archeologia per datare i resti fossili.

Anche Margherita Spanedda sul blog Un po’ di chimica ci parla di invecchiamento, ma non nell’ordine dimensionale che può interessare gli scienziati che devono usare il carbonio 14 per la datazione. Stiamo parlando infatti dell’invecchiamento delle leghe di alluminio. Un invecchiamento più interessante, certo, del nostro ma pur sempre invecchiamento. Mentre noi ci strappiamo i capelli al primo accenno di bianco e ci spianiamo le rughe a costo di diventare puntaspilli per siringhe riempite di botox le leghe sono ben felici, e noi con loro, di invecchiare. A loro, infatti, fa bene. Così bene che lo produciamo artificialmente per farci il Duralluminio. Volete sapere cos’è? Non ve lo dico, leggetelo su Un po’ di chimica.

Ci parla di invecchiamento umano Gabriele Giordano sul blog Era futura e, in particolare di quello cellulare, che poi è alla base di quello dell’intero organismo e visibile esteriormente. Ma, soprattutto, scende nei dettagli del ruolo che possono avere i mitocondri in questo spiacevole effetto del tempo che passa. Quindi ci svela un piccolo trucco, semplice e a buon mercato che tutti potrebbero (o dovrebbero) utilizzare: il tè verde. Come e perché ve lo spiega Gabriele. Leggete La natura rende giovani e … alla salute!

Su Knedliky, Palmiro ci porta non nell’infinitamente lontano, ma nell’infinitamente piccolo di una cellula per parlarci di ossidazione della perossiredoxina e “pace-maker” circadiani. Per scoprire cosa centra questa proteina molto ben rappresentata in natura, dai batteri alle piante al mondo animale, con gli orologi biologici interni dovete leggere assolutamente il post di Palmiro.

Ma intanto, giusto per rimanere nell’infinitamente piccolo, Tania Tanfoglio di Science for passion ha preso al volo la “questione degli odori” e della loro importanza nel fissare punti definiti nella linea del tempo che scorre per l’uomo, data come premessa nel lancio del tema di questo Carnevale, per parlarci del profumo dei ricordi e del meccanismo dell’olfatto che ruota attorno a cellule molto particolari, allo stesso tempo neuroni e recettori diretti delle molecole odorose. Saranno queste cellule a far sì che uno stimolo odoroso possa essere non solo identificato, ma anche associato a un ricordo… anche lontano nel tempo? Scopriamolo insieme a lei.

E a Paolo Pascucci che come sua prima proposta dal blog Questione della decisione ci segnala il post L’olfatto, una questione di naso, in cui si parla di questa via sensitiva nei primati e dunque anche dell’uomo, che non è messo così male come aree cerebrali e recettori olfattivi vorrebbero”. Siamo infatti soliti pensare che da questo punto di vista gli animali siano più dotati di noi. Eppure in alcuni “compiti olfattivi” risultiamo più bravi, come mai? La parola al nostro intrepido blogger che non lascia ma raddoppia con una seconda proposta: Le cavallette spaventate danneggiano maggiormente l’ambiente. Intrigante, vero? In effetti, leggendo il suo post scoprirete che “le povere cavallette quando sono stressate, per esempio dalla vista dei ragni predatori, si consolano proprio come noi: mangiando dolci, ovvero i vegetali a maggiore concentrazione di carboidrati che riescono a reperire in giro. Questa variazione dietetica non le fa ingrassare ma quando muoiono la decomposizione del loro corpo altera il microambiente del suolo perché si modifica il rapporto carbonio-azoto dell’organismo in favore del primo e questo modifica l’attività batterica di demolizione delle sostanze organiche e viene influenzata la disponibilità di nutrienti per le piante, che crescono di meno. Insomma, un gran casino.” Per capirci qualcosa leggete il post, che è meglio. Ma fate piano, e non spaventate le cavallette!

Noi quatti, quatti, senza far troppo rumore, continuiamo con Gifh che per Il Chimico impertinente, ci pungola le menti con una questione spinosa, ovvero i precari della tavola periodica. Che centrerà mai la discriminazione tra semimetallo e metalloide cui si fa cenno nel titolo col nostro tema? Dico solo che nel post, il nostro blogger tratta dell’evoluzione nel tempo del termine designato per distinguere quella categoria di elementi chimici della tavola periodica che non sono metalli e nemmeno possono considerarsi appieno come non-metalli: insomma, “quei paria del sistema periodico” che ognuno chiama un po’ come vuole perché non si è ancora riusciti ad arrivare a “un accordo condiviso per chiamarli allo stesso modo in tutto il mondo, con una scissione profonda tra la scuola di pensiero anglofona e gli idiomi latini, nonostante i suggerimenti della IUPAC, che si è espressa inequivocabilmente a favore di uno dei due!“. Nel mondo dei chimici (ma non della chimica) il tempo, a volte, sembra immobile: più spinosa di così la proposta di Gifh non poteva essere. E siamo in attesa di un altro articolo sulla chimica del tempo che cambia, lì e lì per uscire, ma, al momento ancora bloccato nei meandri di Wordpress.

Nell’attesa di un suo cenno, Franco di Chimicare ci riporta al concetto di “tempo in chimica”, confrontando la velocità dei processi di trasformazione della materia rispetto alla scala dell’uomo che a ben guardare è un po’ la premessa di tutti i nostri lavori sul tema del mese. “Possiamo dire che il tempo in chimica è diverso? Che i suoi processi corrono più veloci di quelli dell’uomo?“, ci chiede, infatti, provocatoriamente. Leggete la sua risposta nel post.

E adesso veniamo a noi. Per Arte e salute si parte con alchimie in cucina, migratori onnivori e chimica come magnifica arte, nelle segnalazioni letterarie del mese. E si entra nel vivo della “chimica del cambiamento del tempo” con Uomini e microbi: quando la flora intestinala parla di noi e, ancor di più, con L’invecchiamento dell’uomo è scritto nei geni, in cui spiego come l’espressione dei geni sia influenzata dai cosiddetti fattori epigenetici, dei quali una ricerca ha appena tracciato l’evoluzione naturale nel corso della vita confrontandone l’attività nelle cellule di neonati, persone di mezz’età e centenari. Negli anziani, infatti, la capacità di questi fattori di silenziare i geni appare drasticamente diminuita, a causa di una perdita continua e costante nel corso della vita dei gruppi metile presenti su queste porzioni di DNA. La buona notizia è che i deficit epigenetici accumulati con l’età sono reversibili, a differenza di quelli genetici. Si passa poi ad Artisti e dipinti predati con l’uranio: due ricerche distinte pubblicate proprio in questi giorni avrebbero ottenuto risultati sorprendenti grazie a nuove tecniche di datazione basate sull’uranio anziché sul carbonio 14 che potrebbero rivoluzionare le ricostruzioni storico-geografiche fatte dagli archeologi. Si rimane sul tema del carnevale di giugno con la ricerca che lo ha ispirato: L’odore del corpo cambia con l’età, per allargare poi dall’olfatto a tutte le altre sensibilità con La chimica delle emozioni svela l’animale che è in noi. E visto che ci siamo Gattivity rilancia con La comunicazione chimica nel gatto.

Non mi resta che ringraziarvi tutti per la partecipazione e l’ottimo lavoro. E ricordarvi che la prossima edizione del Carnevale della chimica sarà ospitato da Palmiro su knedliky. Il tema scelto, in anteprima assoluta per voi che siete venuti a leggere le fatiche di giugno dei blogger carnascialeschi è “la chimica del suolo. I cicli degli elementi (azoto, fosforo, carbonio, ossigeno), la terra, l’agricoltura e lo sviluppo sostenibile“. Il resto lo spiegherà bene lui stesso, a breve. Ma voi, intanto, cominciate a pensarci che è bello tosto e il 23 luglio è qui, dietro l’angolo.

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