Caldo record luglio 2012: è arrivato Caronte, ecco chi è l'anticlone infernale

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Caldo infernale protagonista del primo weekend di luglio. È arrivato Caronte, l'anticlone africano che incendierà l'Italia con picchi domenica tra le ore 12 e le 17. Antonio Sanò avverte:starà con noi per una decina di giorni. Ecco chi è

caldo-record-luglio-2012.jpg Italia cotta a puntino per colpa di un anticiclone africano subtropicale che sta soffiando aria calda dall’entroterra algerino e tunisino verso il Mediterraneo. È Caronte, in rotta verso il Lazio. Là, nell’entroterra sahariano i 50°C sono ormai la normalità. Qui arriverà un po’ attenuato ma non abbastanza: Roma sarà tra le città più calde d’Europa e altre 15 città italiane sono già da bollino rosso. È allarme ovunque per questa ondata di caldo infernale, la seconda della stagione dopo quella “regalata” da Scipione, altro anticiclone africano.

 

CALDO RECORD. Secondo il bollettino del ministero della Salute l’ondata di calore raggiungerà il livello tre a Bolzano, Brescia, Perugia, Reggio Calabria e nei cinque capoluoghi del Lazio, con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Oggi e domani saranno due giornate infernali, con l’apice del caldo proprio domenica tra le ore 12 e le 17. Domani, in particolare tra le 13 e le 16, si toccheranno alcuni record storici di caldo: 40°C a Bologna, 40°C a Ferrara, 39°C a Roma, 38 a Firenze, 36 a Napoli, 39°C a Pescara, 40°C in Puglia, 36 a Napoli, 39°C nel Campidano in Sardegna, 37°C quasi ovunque al centrosud e 37 anche sul Triveneto. Milano, al solito, toccherà “solo” i 33°C che però saranno percepiti come 38 a causa dell’elevato tasso di umidità.
Poi, sempre Domenica, ci saranno alcuni violenti temporali sul Piemonte e sulle Alpi e Lunedì alcuni nubifragi interesseranno le Alpi e la Valpadana centro-occidentale. Veloci temporali si porteranno, infine, verso il resto del nord, dove cesserà la sensazione di afa.

Ma non illudetevi: Caronte resterà con noi almeno una decina di giorni arroventando in particolare il centrosud Italia, dove imperverseranno temperature di 37-39°C. Caronte segue dunque a breve distanza Scipione, l’altro anticiclone africano che ci ha fatto boccheggiare fino a pochi giorni fa.  “L’accoppiata Caronte-Scipione sarà da ricordare poiché per durata e per estensione sono stati gli anticicloni africani più forti da sempre, in una estate che sembra senza precedenti“, spiega Antonio Sanò, direttore del alighieriportale web ilmeteo.it.

 

PERCHÈ CARONTE. Sarà che il caldo fa sragionare, ma alzi la mano chi non ha scherzato almeno una volta su questi due nomi, chiedendosi chi glieli avesse dati. Ebbene pare che per Caronte sia stato proprio Sanò, ispirato dall’etimologia greca del nome, ferocia illuminata, dalla sua lunga barba rossa (secondo l’Alighieri) e dalla certezza che alcuni gironi siano veramente caldi nell’Inferno (”Caron dimonio con occhi di bragia” traghettava le anime dei defunti nell’Ade facendo loro attraversare l’Acheronte o lo Stige, a seconda che facciamo riferiamo alla Divina Commedia o all’Eneide).

Per quanto possa essere azzeccata la similitudine per noi, oltre confine hanno trovato altre soluzioni. In Germania, ad esempio, Scipione è Stephan mentre Caronte è Volker.

I nomi degli anticicloni che ci stanno facendo sudare non sono infatti ufficiali. Già, perché a differenza di quanto succede in America, dove i soprannomi degli uragani sono scelti da un centro nazionale apposito, in Europa per i fronti meteorologici ciascuno può inventarsi l’appellativo che più preferisce. Così Scipione e Caronte sono un’invenzione del sito di previsioni Il Meteo.it, che per essere stato il primo ad aver diffuso sul web i due nomignoli ha sborsato un po’ di soldi all’Istituto di meteorologia dell’Università di Berlino, che accreditato dall’Organizzazione mondiale meteorologica (OMM) come referente ufficiale per l’Europa e che, in teoria, dovrebbe essere l’unico a poter scegliere i soprannomi. In realtà lo stesso istituto permette a chiunque di dare un nome a un ciclone adottandolo per la modica cifra che oscilla tra i 199 euro e i 299, poi reinvestiti nella ricerca. Detto ciò, anche il nome che esce dall’università di Berlino non ha però alcuna ufficialità. Cosa che suscita parecchio dibattito tra i meteorologi. Ilmeteo.it pochi giorni fa ha però zittire tutti assicurando di aver chiamato Berlino e ottenuto, non esistendo alcuna esclusiva, il diritto per consuetudine di nominare le alte e le basse pressioni a suo piacimento, consultando anche gli utenti della propria community. Con buona pace di ordini alfabetici e metodi scientifici.

Non che quelli americani siano scientifici. Si tratta pur sempre di nomi propri che al limite rispettano un criterio. L’abitudine a dare nomi propri agli uragani e ai cicloni è nata in Gran Bretagna e negli Usa nei primi anni ‘60: i piloti e gli scienziati che per primi li avvistavano li battezzavano col nome della propria moglie o fidanzata perché rimanessero nella storia. Inoltre i nomi di donna richiamavano la presunta imprevedibilità e distruttività femminile, ma questo piaceva poco ai gruppi femministi. Così dal 1998 è stata introdotta la regole di alternare nomi femminili e maschili onde evitare polemiche.

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