L'arte di curare e guarire
Nuovo stop di almeno un mese per il centrocampista del Milan Rino Gattuso: ha la miastenia oculare. Lo sfogo: "Curata per 4 mesi la malattia sbagliata". Ecco cos'è, come si scopre e quali terapie esistono per questa malattia.
È un Gattuso amareggiato quello che annuncia l'ennesimo rinvio del rientro in squadra dopo che in un'amichevole a Dubai ne aveva avuto un piccolo assaggio. "Abbiamo sbagliato la diagnosi. Semplicemente per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata", ha detto su Milan Channel, anticipando il comunicato ufficiale che parla di 'miastenia oculare destra', l'occhio opposto a quello che lo tiene fuori dal terreno di gioco dal 9 settembre scorso.
Allora Gattuso fu costretto a fermarsi per una fastidiosa diplopia che in seguito venne diagnosticata come "paralisi del sesto nervo cranico dell'occhio sinistro" e trattata di conseguenza: 4 mesi con l'occhio coperto e riposo in attesa di capire se operare o continuare con le terapie farmacologiche. Oggi, grazie a un malessere rimediato proprio a Dubai, si scopre che forse si era sulla strada sbagliata.
"A seguito di una forma influenzale contratta a Dubai, - si legge infatti nel comuncato A.C. Milan - Gennaro Gattuso, ha avuto un'evoluzione della patologia preesistente. Un ulteriore monitoraggio diagnostico specialistico, contrariamente a tutti gli altri esami dello stesso tipo effettuati in precedenza, ha evidenziato una miastenia oculare. Gattuso dovrà sostenere un periodo di riposo e terapie specifiche del caso."
Secondo alcune ipotesi mediche i problemi precedenti e la miastenia evidenziata in seguito alla febbriciattola post partita, in un momento di abbassamento delle difese immunitarie, probabilmente dovuto al grande sforzo, potrebbero essere stati causati dalla medesima patologia. Se così fosse avrebbe ragione Gattuso a dire che si è perso tempo. Ma, a discolpa dei medici resta il fatto che la miastenia non è una malattia facilissima da diagnosticare, a meno di non essere un esperto.
CHE COS È LA MIASTENIA. Si tratta infatti di una malattia rara di origine autoimmune e a causa sconosciuta. In pratica, in un certo momento della vita, e per un motivo che resta non chiaro, il sistema immunitario comincia ad attaccare non riconoscendola come propria una struttura che si trova tra i nervi che trasportano l'impulso nervoso inviato dal cervello per far contrarre i muscoli e i muscoli che dovrebbero ricevere il messaggio.
Questa struttura si chiama placca o giunzione neuromuscolare e ad essere colpito è in particolare il recettore dell'acetilcolina, il mediatore chimico che trasporta il messaggio giunto dai nervi alle cellule muscolari che viene attaccato dagli anticorpi prodotti contro di esso dal sistema immunitario.
In condizioni normali, il passaggio dell'impulso nervoso dal nervo al muscolo realizzato attraverso il passaggio e la ricezione dell'acetilcolina da parte del suo recettore impone al muscolo di contrarsi secondo le direttive del nostro cervello per agire nelle varie situazioni che ci si presentano durante il giorno. In questo modo possiamo camminare, correre, saltare, fermarci improvvisamente, sollevare le palpebre, ridere, piegare le braccia, girare il capo, pettinarci e così via. Nella miastenia questo non può più avvenire in modo regolare. Ecco, dunque, perché il sintomo chiave della malattia è una contrazione muscolare meno efficace, che inizia cioè "normalmente" ma si esaurisce facilmente, recuperando solo dopo un periodo di riposo. Miastenia è un termine che deriva dal greco e, tradotto, significa "debolezza muscolare".
I SINTOMI. La debolezza della miastenia è però una debolezza molto particolare. Intanto è "incomprensibile" ossia il paziente stesso non riconosce uno sforzo tale da giustificare una simile difficoltà a continuare. Inoltre è limitata ai muscoli: il miastenico infatti non si sente globalmente "stanco", avrebbe voglia di fare, muoversi, ma non trova la forza adeguata per farlo. Ma, soprattutto, si caratterizza per l'esauribilità muscolare ossia la progressiva perdita di forza muscolare che aumenta con il prolungarsi dello sforzo e che ritorna normale in modo insolitamente repentino con il riposo.
Solitamente l'esordio è improvviso, senza alcun preavviso. Mentre sta svolgendo occupazioni assolutamente "normali" il soggetto miastenico si accorge di non essere più in grado di continuarle in maniera adeguata. Per esempio, nel portare una borsa, neanche tanto pesante, non riesce più a sostenerla, mentre si sta pettinando deve fermarsi perché le braccia sono "stanche", nel lavarsi i denti, improvvisamente lo spazzolino scivola dalla mano. Oppure, come nel caso del giocatore del Milan accusano problemi inerenti la muscolatura degli occhi o di altri distretti muscolari facciali, per cui sono comuni sintomi quali la diplopia (il vedere "doppio"); la ptosi palpebrale (ossia abbassamento di una o entrambe le palpebre legato alla difficoltà "muscolare" di tenerle sollevate); la difficoltà a masticare; disfagia (difficoltà a deglutire); e perfino difficoltà a parlare (da alterazioni minime a gravi con linguaggio che diventa incomprensibile per chi scolta). Tutti i distretti muscolari volontari possono essere colpiti, compresi quelli respiratori. Sono risparmiati invece il cuore e la muscolatura liscia (per esempio quella che regola i movimenti gastrici e intestinali che servono anche a far progredire il cibo all'interno dell'organismo).
Altra caratteristica è che debolezza ed esauribilità muscolare non sono costanti, variano da soggetto a soggetto e anche in base ai diversi momenti della giornata. Più raramente a trarre in inganno medici e pazienti è la comparsa dell'improvvisa e strana "debolezza" muscolare in concomitanza ad altre condizioni che possono facilitare la comparsa dei disturbi riferibili alla miastenia: infezioni (per esempio virali come una "banale" influenza); ciclo mestruale; gravidanza e allattamento; stress fisici e/o psichici; interventi chirurgici; somministrazione di farmaci (per esempio alcuni antibiotici, anestetici come i curarici). Si è osservato inoltre che anche le alterazioni dell'umore (depressione, ansia ecc.) possono influire negativamente sull'andamento della patologia. Infine, con il progredire e aggravarsi della malattia possono comparire difficoltà respiratorie anche gravi.
CHI COLPISCE. La miastenia si può riscontrare in uomini e donne di qualunque età e razza. Tuttavia si osserva più frequentemente nelle giovani donne (tra i 20 e i 30 anni) e negli uomini adulti (tra i 50 e i 60 anni). Più del 50% dei pazienti ha una età inferiore ai 35 anni (Gattuso che ne ha 34) e raramente (circa il 10% di questi) meno di 10 anni.
In Italia si stima vi siano almeno 10.000 pazienti miastenici, anche se alcuni dati parlano di quasi 20.000 casi. Nel mondo si parla di 90 casi ogni milione di abitanti anche se questa stima potrebbe essere in difetto, soprattutto per le difficoltà di una corretta diagnosi.
DIAGNOSI. La diagnosi di Miastenia Gravis rimane infatti un po' il cruccio dei pazienti dopo l'esordio dei sintomi. Purtroppo è ancora principalmente clinica, ossia legata ai sintomi, i quali però sono attribuibili più facilmente ad altro. Questo per due motivi: primo i sintomi e segni specialmente all'esordio, essendo fluttuanti e potendo essere discreti possono non essere riconosciuti dal Medico Curante che non invia il paziente dallo specialista giusto: l'immunologo. Secondo, è una malattia che si vede molto raramente e quindi, a meno di non aver già avuto casi simili o essere appunto immunologi, si potrebbe non pensare a questa eventualità. Ne deriva quindi che ad oggi, specialmente in alcune regioni italiane, la malattia sia sottodiagnosticata o la diagnosi venga posta con ritardo. Il calvario diagnostico raccontato dal centrocampista rossonero è insomma molto simile a quello vissuto da tanti altri pazienti con lo stesso problema.
La caratteristica che si deve ricercare e che deve mettere in allarme è l'esauribilità soprattutto dei muscoli controllati da nervi che originano nel tronco encefalico e quindi quelli di faccia e collo. Il paziente riferisce di visione sdoppiata dopo un po' che legge, riduzione del tono della voce dopo lungo o breve colloquio con il riposo vi è recupero delle forze. Vi sono comunque anche dei segni che aiutano ad ipotizzare la presenza clinica di una Miastenia Gravis; vi sono muscoli che possono rimanere sempre deboli anche in presenza di adeguata terapia anticolinesterasica ed immunosoppressiva. Ad esempio l'ipostenia della muscolatura flessoria del collo è considerato un hallmark della malattia spesso rimane ipostenia di grado variabile nelle prove contro resistenza dei muscoli orbicolaris oculi o della muscolatura addominale. Vi sono, però, delle prove di sensibilizzazione estremamente utili. Ad esempio se viene riferita ptosi palpebrale fluttuante non presente al momento dell'esame un test di provocazione consiste nel far guardate il paziente verso l'alto per almeno 30 secondi un'altra prova potrebbero essere quella di far eseguire al paziente 15 piegamenti. E' come sempre l'esperienza clinica che ci da le "dritte" per porre il sospetto di malattia o in presenza di negatività degli esami strumentali (e purtroppo quest'ultima evenienza non poi così infrequente) di porre una corretta diagnosi.
Da ricordare, infine, che la Miastenia Gravis si associa con frequenza che varia con le casistiche dal 2,3 al 24,2% ad altre malattie autoimmuni; la più frequente è la tiroidite con presenza di anticorpi anti tiroide, segue l'artrite reumatoide e meno frequentemente il LES e via via tutte le altre malattie sistemiche autoimmuni.
COME SI CURA. Se la malattia viene riconosciuta precocemente, le terapie attuali consentono di restituire l'80%-90% dei pazienti ad un'esistenza pressochè normale.
I trattamenti sono essenzialmente farmacologici e mirano a migliorare o eliminare la sintomatologia e a ripristinare un'equilibrio nel sistema immunitario (terapia immunosoppressiva). Per ridurre la debolezza e stanchezza muscolare i farmaci più comunemente utilizzati sono gli anticolinesterasici che migliorano la contrazione muscolare aumentando la disponibilità dell'acetilcolina a livello dei recettori. L'anticolinesterasico più comunemente utilizzato è il bromuro di piridostigmina che viene assunto per via orale e il cui dosaggio deve essere personalizzato a seconda del paziente. Per quanto riguarda invece il controllo del processo autoimmune si ricorre ai cortisonici e agli immunosoppressori. Tra i cortisonici il più utilizzato è il prednisone il quale raggiunge la massima efficacia entro 1-2 mesi dall'inizio della terapia ma che può provocare un peggioramento dei sintomi nelle prime settimane di assunzione e che necessita comunque di un attento monitoraggio del neurologo per la frequente possibilità che si presentino effetti collaterali. Gli immunosoppressori vengono solitamente utilizzati nel momento in cui il paziente non risponda al trattamento cortisonico o nel caso che questo si debba prolungare ad alte dosi per un tempo tale che sia molto meno positivo il rapporto beneficio del cortisonico rispetto ai rischi. Gli immunosoppressori agiscono inibendo la produzione di anticorpi e quindi anche degli autoanticorpi rivolti verso il recettore della giunzione muscolare. L'azatioprina è il principio attivo più utilizzato ma possono essere anche utilizzati ciclosporina-A o ciclofosfamide. Ancor più che i cortisonici questi farmaci richiedono un attento monitoraggio da parte del medico soprattutto per valutare eventuali influenze sul sangue (per esempio eccessiva riduzione del numero di piastrine o di globuli bianchi). Per ridurre la presenza degli autoanticorpi può essere utilizzata anche la plasmaferesi che consiste nel rimuovere il plasma (una delle componenti del sangue) dal sangue stesso e sostituirlo, solitamente, con una proteina normalmente presente nel sangue, l'albumina. In questo modo si rimuovono grandi quantitativi di autoanticorpi dal nostro organismo. E' efficace, anche se per ridotti periodi di tempo (ecco perché si utilizza solitamente in "emergenza"), nel 70-80% dei casi. In alternativa alla plasmaferesi viene, ormai con sempre maggiore frequenza, utilizzata la somministrazione endovena di immunoglobuline ad alte dosi in associazione alla terapia anticolinesterasica e immunosoppressiva di base. Rispetto alla plasmaferesi, di cui mantiene le indicazioni per situazioni "critiche" questa terapia presenta spesso effetti più prolungati.
Accanto alle terapie mediche la "timectomia", ossia l'asportazione chirurgica del timo (un organo posto nella parte superiore del torace) rappresenta uno dei sistema di cura più efficaci per la miastenia. Questo perché nel timo sembra che si formino quegli autoanticorpi rivolti verso i recettori della giunzione neuromuscolare, alla base dell'insorgenza e del mantenersi della miastenia.
La terapia farmacologica sintomatica può essere sufficiente in alcuni casi di miastenia oculare, ma non influenza il decorso della malattia. Nelle forme generalizzate o in quelle oculari che progrediscono sono perciò necessari farmaci immunosoppressivi. La timectomia chirurgica migliora notevolmente l'evoluzione della malattia e porta in molti casi a una stabilizzazione clinica con dosaggi modesti dei farmaci. Viene perciò indicata in tutti i pazienti tra l'età adolescente fino a circa 60 anni. Si tratta di un intervento elettivo, che viene programmato quando la farmacoterapia ha raggiunto una buona stabilizzazione clinica dei sintomi.
Qualunque trattamento venga scelto, esso si protrae per lunghi periodi (non bisogna dimenticare che la miastenia è una malattia cronica) sotto il controllo dello specialista neurologo.
PROGNOSI. La miastenia è infatti un tipico esempio di una malattia neurologica in cui la ricerca ha portato tuttavia a un grande progresso nella terapia, migliorando la prognosi e la qualità di vita dei pazienti. Fino al 1960, un terzo dei pazienti moriva e un altro terzo non migliorava nonostante le terapie. Oggi, la mortalità è quasi scomparsa e la maggior parte dei pazienti ha una vita normale. Il futuro della ricerca sta nella individuazione di terapie ancora più efficaci soprattutto nel campo della immunomodulazione, per prevenire l'attacco del sistema immune contro le strutture nervose anziché per ridurne gli effetti.
Ci sono insomma buone possibilità che Gattuso possa avere l'ok per ritornare ad allenarsi tra un mese, anche se lui in questa fase è un po' pessimista dopo che sembrava avviato sulla via della completa guarigione per il problema all'altro occhio: "Mi fermo per almeno 30 giorni: devo vivere alla giornata e non è un bel vivere".
Nell'immagine LaPresse Rino Gattuso durante la recente amichevole col Psg.
LINK UTILI:
Associazione Italiana Miastenia
Milan news: il male oscuro di Rino Gattuso
Gattuso: chi nasce quadrato finisce ...rombo
Calciomercato Milan: in attesa di Tevez, il primo colpo è Gattuso
per giuliano di roma non sono un medico ma un miastenico ma ti posso garantire che la tua e puramente miastenia oculare fatti imbottire di deltacortene almeno tra i 50 e i70 mg al giorno e ti passa tutto saluti
Diagnosi; diplopia da circa un anno occhio SX. Con lente prisma posso continuare a vivere,altrimenti il problema era molto serio.Alcuni dottori sono concordi che prima o poi l'occhio tornerà a funzionare da solo!?.
Diagnosi: Paresi sesto nervo ottico ochio SX. Ptosi palpebrale occhio SX. Spero che il mio commento sia letto da altre persone, che mi aiutano ad trovare una soluzione. Grazie! Giuliano Roma
anche io ero miastenica. All'inizio mi curavano per paralisi facciale poi con l'E.M.G. diagnosticarono la malattia. mi sono ammalata nel 1988. mi hanno curata con DELTA CORTENE e MESTINON. avevo qualche mese di guarigione poi ricomparivano i sintomi. ora sono 7 anni che STO BENE.
Sono miastenico con la affezione in fase di stanca e sotto controllo.
Faccio tanti auguri a Rino Gattuso di riprendersi e tornare ad una vita normale: è giovane mentre io ho 73anni.
Io ho avuto la diagnosi corretta dopo circa 1 anno e mezzo, perchè ho avuto un sacco di falsi indizi: 1 anno fà ero in fase acuta, ptosi, diplopia, difficoltà ad ingoiare e a parlare, affanni respiratori.
Ho avuto la fortuna di incotrare un giovane neurologo all'ospedale di Lodi che mi ha subito ricoverato e posto in cura: dopo 2 mesi con farmaci e 4 plasmaferesi ero tornato normale, ringiovanito di 10 anni.
Ahimè, dopo 3 mesi i sintomi sono ricomparsi, ora li tengo sotto controllo con mestinon, deltacortene, e azatioprina.
Però faccio una vita quasi normale, riposandomi un po' durante il giorno.
Auguri Rino, hai una lunga vita davanti.
OK EMANUELA NON SO RISPONDERTI SU QUEL CHE DICI PERCHé IO NON SONO DOTTORE MA TI SUGGERISCO COME MI SENTO CIAO
Paopasc in effetti ci ho messo una discreta quantità di tempo. Mi terrò buono il capitolo per quando farà l'enciclopedia medica (sportiva) ;-)
Stanco o spossato Gino? Ne hai parlato col tuo medico? Perché come ho rilevato nel post stanchezza è una cosa l'esauribilità muscolare della miastenia è un altra. Potrebbero anche esserci altre cause che si sono sovrapposte o conseguenze delle terapie. Ed è sempre possibile un'alterazione dell'umore dovuta alla stato di malattia cronica che potrebbe simulare una stanchezza fisica. Io approfondirei meglio col tuo curante
cara EMANUELA io prendo il cortisone (delta cortene 25)una pastiglia e mezza al giorno e 4 pastiglie di MESTINON 60 e sono sempre stanco mi seguire ogni 6 mesi dal specialista
Gino, credo che vada molto a fortuna. La fortuna di trovare un medico che ci si è già trovato davanti o che se ne occupa spesso perché specialista in questo settore. A volte quando ci si rivolge a un fior di specialista per un personaggio sportivo di alto livello come Gattuso si tende ad essere orientati verso qualcuno che magari non è lo specialista giusto.
Inoltre, è possibile che qualcuno abbia anche sospettato la miastenia e abbia testato gli anticorpi anti recettore, ma se Gattuso è nel 50% dei pazienti affetti e sieronegativo per aver illuso che non si trattasse di quello.
Io però mi sento di essere ottimista sul ritorno al calcio di Gattuso: ha perso tempo per 4 mesi ma se la diagnosi stavolta fosse giusta e rispondesse alle terapie potrebbe andare a termine di carriera in modo naturale. In fondo senza terapie la sua patologia è rimasta confinata all'occhio e non è detto che non rimanga tale
devo aggiungere purtroppo che gattuso ha finito di giocare perche la malattia lo rende sempre stanco.la malattia lo provata su di me. ecco perche ultimamente non rendeva al massimo perche la malattia lo rendeva sempre stanco. auguri GATTUSO
mi sembra strano come mai grandi dottori che ci sono a milano non hanno diagnosticata in tempo la miastenia.a me a luglio 2004 ospedale di casarano (lecce)mi hanno diagnosticata la miastenia oculare subito grazie a dottor PASCA.
Beh, sai Livio, si tratta di una patologia rara che però interesserà di sicuro i malati, i loro familiari e, chissà, magari quelli che hanno già dei sintomi ma magari non sono ancora arrivati ad avere la giusta diagnosi. E se non si sfruttano queste occasioni ....
E poi magari dire due parole in più sulla malattia serve anche a rassicurare i tifosi che vorrebbero solo riaverlo presto in campo :)
Grazie Emanuela. I media sportivi sono giustamente più specializzati sul tema tecnico-sportivo, ma non su quello dell'aspetto medico. Complimenti per l'esaustivo articolo.
alle 10:13
Alberto
Salve,
ho ascoltato qualche mese fa le rivelazioni e gli sfoghi della malattia di Rino Gattuso, ed anchio mi sono rivisto commovendomi nelle sue disperate situazioni.
Trovo assurdo che mdici cosi' bravi non hanno pensato subito ad nalisi approfondite.
Il sopraggiungere della diplopia per la maggior parte dei casi è sempre miastenia.
Ho avuto diagnosticata la malattia subito grazie ad un giovane neurologo che appena ha notato i sintomi della mia diplopia all'occhio sinistro mi ha immediatamente fatto fare un prelievo di sangue e fatto inviare al BESTA di Milano per fare un'analisi mirata. L'occhi è ritornato subito dopo un mese dritto grazie al DELTACORTENE, BENTALAN E VITAMINE. Dopo due mesi ho iniziato con l'aziotiprina una terapia di mantenimento ed aggi non ho avuto più problemi all'occhio che non sia solo stanchezza e spossezza dei muscoli quando ad esempio lavoro oltre i limiti.
Controllo smpre le piastrine del sangue con tutti gl altri valori ed ad oggi non ho avuto problemi conseguenziali al farmaco.
Il mio neurologo mi ha suggerito che se voglio eliminare e guarire dal probema devo fare una TIMECTOMIA ossia asportazione del timo. Onestamente ho molte paure a farla in quanto è un intervento abbastanza complicato vista la posizione del timo.
Mi piacerebbe sapere come fa Gattuso a continuare a fare sport agonistico.
Ciao
Alberto