Libri psicologia: L' alba del gioco, dall' infanzia al sandplay

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Tra la tv e una miriade di giocattoli, il gioco libero e creativo sta scomparendo. Questo libro ci aiuta a capire come impedirlo riscoprendo l'importanza del gioco anche per gli adulti.

Fammi giocare
Solo per gioco
Senza nient’altro
Solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l’inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare per gioco.

sand-play-child.jpgBruno Tognolini
Poeta per bambini e per vecchi
 

A che gioco giochiamo? No, dico: a che gioco giochiamo noi adulti quando rubiamo all’infanzia il suo tempo migliore? Ossia il tempo in cui la vita è gioco, magia, scoperta e tutto, anche il sapere concreto, passa inevitabilmente dalla nostra capacità di sentirci artefici e protagonisti dei nostri mondi, reali o immaginari?

Sostiene, infatti, Elena Liotta, psicoterapeuta e analista junghiana, nonché autrice del volume L’alba del gioco appena uscito per l’Editore Magi che, verosimilmente, «l’unico gioco degno oggi di tale nome sia quello reso possibile nei servizi educativi per l’infanzia. Poi si passa dritti alla scuola dell’obbligo e alla «ricreazione». Tra la tv e una miriade di giocattoli, il gioco - nell’unico periodo della vita in cui potrebbe essere davvero libero e creativo - sta scomparendo a favore di altre attività di intrattenimento che rendono i bambini sempre più passivi. Il gioco va, dunque, protetto e riconosciuto come attività in pericolo di estinzione».

Il manifesto sul diritto al gioco che apre questo post è ancora affisso in molti asili nido italiani e compare su svariati siti web dedicati all’infanzia. Ciononostante qualcosa sta cambiando anche in questi spazi un tempo isole di resistenza del gioco con la G maiuscola. Elisa Liotti ha voluto riproporlo qui, al di fuori dell’area specifica «per allargare la riflessione a chiunque si interessi di gioco, mente umana e contemporaneità» perché «è vero: tutto cambia in modo sempre più veloce, anche il gioco».

Fa orrore il solo pensiero. Ma non tutto è ancora perduto, per fortuna. E Liotta tenta di farci capire perché varrebbe la pena tentare il salvataggio estremo.

IL LIBRO.
alba-gioco_Elena-Liotta.jpgNel suo libro, il gioco viene posto, infatti, simbolicamente al centro di un discorso educativo più ampio, risalendo alle sue origini, alle prime scoperte dei bambini, ai loro sguardi meravigliati, alla loro gioia trasparente. L’autrice ci parla dell’alba del gioco come del preludio della vita, e per farlo sceglie una metodica esemplare: il Sandplay di Dora Kalff.
Ne L’alba del gioco il Sandplay di Dora Kalff, utilizzato prevalentemente in ambito psicoterapico analitico, si apre, si estende e descrive nuove possibili applicazioni nell’area del gioco, offrendo la cassetta di sabbia e gli oggetti raffiguranti il mondo umano, animale, vegetale e minerale a fasce di età molto diverse, dal bambino sotto i 3 anni fino alle educatrici dell’infanzia. Ma L’alba del gioco porta la riflessione soprattutto sul senso che il gioco e il giocare hanno negli stadi evolutivi dell’essere umano e come tutto questo vada difeso e incrementato nell’odierna società globale.

Lo sforzo non andrà, tuttavia, a vantaggio esclusivo del mondo infantile. Anche se questo già dovrebbe bastarci, da solo, a motivare il tentativo. L’intento principale del testo è quello di riaccendere l’interesse per la riscoperta dell’immaginario e per le professioni di cura che si assumono la responsabilità di altri esseri umani nelle fasi più delicate della vita. «Quando poi lo spazio del gioco viene offerto anche agli adulti», sottolinea Andreina Navone, Analista junghiana, e didatta dell’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) e dell’AISPT (Associazione Italiana per la Sandplay Therapy) nella presentazione del volume, «siamo portati a riflettere su un leitmotiv ormai diffuso, cioè quello dell’attenzione da dedicare al bambino che è in noi».

Attraverso la chiave del gioco, diventa accessibile e fruibile la realtà affascinante e la delicatezza dei primi anni della vita dell’uomo di cui la specificità si manifesta - a ben pensare - a ogni nuovo inizio, a ogni nuova fase della vita che ci mette di fronte all’ignoto.

«Le esperienze che il libro descrive ci mostrano come nel gioco con la sabbia il tentativo di rendere rappresentabile qualcosa di apparentemente impossibile oppure solo immaginabile o qualcosa che ancora non si sa, si unisce alla sabbia stessa che va incontro alle mani di un bambino che è sempre veramente unico. Questo è possibile poiché la costruzione di un mondo in miniatura nella sabbia non richiede particolari doti artistiche né un dominio completo del linguaggio e nel gioco il bambino si esprime sempre così com’è, sempre nel modo più spontaneo e individuale.», scrive ancora Navone.

«Lo spazio della sabbiera messo a disposizione sia del bambino sia dell’adulto, può rivelarsi come lo spazio in cui riprendere un discorso interrotto o poter riparare dolori e ferite mai risanate. Al tempo stesso il bambino che è in noi è anche la forza vitale che spinge a vivere l’esistenza nelle sue polarità dinamiche di gratificazioni e frustrazioni, di gioie e dolori, attraverso prove spesso inspiegabili, potendone accogliere le metafore portatrici di senso. Questa tensione creativa e trasformativa alimenta qualsiasi gioco, che si tratti del Sandplay in area psicoterapeutica, di gioco nella sabbia o con la sabbia, ponendo l’accento sulla dimensione del vedere, e non in quella del guardare e basta, il dispiegarsi della vita di ciascuno. L’alba del gioco ci conduce verso tutte queste possibilità di recupero e di speranza per il futuro, senza vantare modelli esemplari o universali ma descrivendoci sapientemente come sia il bambino reale sia il bambino che è in noi adulti, possano sovvertire ogni esemplarità e universalità non temendo di portare anarchia laddove esiste retorica e coazione. Dice André Breton: «L’uomo che non sa vedere un cavallo che galoppa su un pomodoro è un idiota» (preferirei dire piuttosto un infelice).»

L’AUTORE. Elena Liotta, psicoterapeuta, analista junghiana, svolge funzioni di formazione, supervisione e consulenza nelle aree sociali, educative e sanitarie, privilegiando la scuola, i servizi per la prima infanzia e quelli dedicati alle donne e agli immigrati. Si occupa anche del rapporto tra ambiente e stili di vita nella società globale. L’uso del Sandplay le ha permesso di introdurre nella psicoterapia la sua passione per l’espressione creativa.
È autrice di molti volumi, tra cui ricordiamo Educare al Sé. Formarsi per incontrare i bambini; Anima e Terra. Il valore psichico del luogo; A modo mio. Donne tra creatività e potere, tutti editi per i tipi delle Edizioni Magi, casa editrice presso la quale dirige la collana «Parole d’altro genere». Vive in campagna nei pressi di Orvieto.

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