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Arte: KayOne, un writers alla ricerca di qualità

Domenica 27 Novembre 2011, 17:23 in Chi è l'artista?, Pensieri e parole, Pittura e arti visive di

Il caposcuola dei writers italiani apre le porte del suo atelier/garage e dà un consiglio ai giovani: "il nome è tutto fino a un certo punto".

KayOne_Delicata-fragilità.jpg «Un writers è la persona più egocentrica del mondo: passa la vita a scrivere il proprio nome. Ma, dopo venticinque, trent'anni di questa pratica artistica, ai giovani dico che scrivere il proprio nome sui muri può essere la cosa più bella del mondo a quindici anni. Oltre non basta più: occorre puntare alla qualità.»
KayOne, writers

Lui dipinge così. Ha messo al bando tavolozze e pennelli per armarsi di bombolette, barattoli, spatole, griglie, vetrini e attrezzi vari che usa inginocchiandosi sopra una tela su cui spruzza o fa sgocciolare arcobaleni colorati. Dripping si dice. Oppure esce alla ricerca di un muro metropolitano da far rivivere con la sua arte. E sì perché lui, KayOne, al secolo Marco Mantovani, è un writers.

Uno di quelli storici, tra gli ideatori italiani di questa particolare forma di street art. E anche uno dei pochi ad aver conquistato sul campo, pardon, sulla strada, il diritto di essere considerato artista a tutti gli effetti, con tanto di cataloghi e recensioni scritte da veri critici. Vanta persino dei tentativi di imitazione, prontamente puniti dalla legge come plagi perché anche "per un writers l'originalità è una ragione di vita". E lui, nella vita artistica, "ha fatto tutto quello che un writers può e deve fare". Non escluse le incursioni notturne nelle rimesse dei metrò. Scariche di adrenalina per regalare al mondo il proprio nome, a lettere sempre più studiate, elaborate, intricate...

Ma poi, appunto, c'è la ricerca della qualità. E a lui questa ricerca ha portato a fondare insieme al fratello l'Associazione Stradearts, a invadere di colori e fantasia raffinati hotels di Milano come l'Hermitage o la Triennale Bovisa con una personale nel 2009 o la Biennale di Venezia quest'anno.
Senza dimenticare però le sue origini. E il suo primo pennarello da writers che conserva ancora gelosamente nel suo ateliers/garage: "glielo invidiavano tutti tant'era largo!"


Fonte: Il Giorno/QN

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