L'arte di curare e guarire
Insolita rivelazione di un designer geniale. Scopri cosa ha detto il celebre Philippe Starck riguardo alla "malattia" di cui soffre
«A salvarmi è stata una malattia mentale: la creatività. Ma non fine a se stessa, perché io all'estetica continuo a preferire l'etica.»
Philippe Starck, designer
LaRepubblica,
domenica 4 settembre 2011
Forse è il ricordo di quando, adolescente e borghese, abbandonato dalla madre e in rotta col padre, visse per anni come un clochard. Fatto sta che ora il designer Philippe Starck dice di non sentirsi "un designer", piuttosto un "autistico moderno" che pur avendo progettato gli hotel più cool del mondo oggi abita "isolato dentro una bolla".
NON SOLO ESTETICA. Il suo nome si è trasformato in marchio globale e trasversale, la sua impronta è finita su automobili e canottiere, pastasciutta e librerie, discoteche, stazioni ferroviarie, negozi e musei. In quarant'anni di carriera, non c'è cosa che Starck non abbia immaginato con la sua matita. Dalla riscoperta dell'oggetto più banale, come uno spremiagrumi, fino alle opere di ingegneria più sofisticate ed è diventato famoso per aver concepito i luoghi della mondanità, dalla mitica discoteca Les Bains Douches al Café Costes, e alberghi come il Royalton e Hudson di New York, il Delano di Miami, il Mondrian di Los Angeles, i Saint Martin's Lane e Sanderson di Londra, fino all'ultimo a Parigi, il Royal Monceau. Ma in realtà conduce una vita spartana e ritirata e si professa contro il consumismo e il lusso sfrenato. Quando non è in giro per il mondo, abita in una "capanna" -- così la chiama -- sull'Ile aux Oiseaux, nella Gironda. Colture di ostriche a perdita d'occhio e niente più. Oppure in Italia, nella casa di Burano, dove viene sesso come suo altro ritiro segreto.
Riguardo all'etica del suo lavoro dice di preferirla all'estetica perché per lui "l'oggetto in se stesso non ha alcuna importanza". "Mi sta a cuore - dice - il beneficio che potrà trarne la persona che lo usa". Ultimamente sta progettando case ecologiche in legno ad alta tecnologia e lavora ad alcuni progetti per il design ecologico: dalla macchina elettrica alla barca solare. Ha lanciato un laboratorio per la ricerca sulla creatività. E intanto ha inaugurato con degli amici il Mama Shelter di Parigi, un albergo democratico "come il jeans", che ora dovrebbe essere replicato a Lione, Bordeaux, Istanbul e in altre città. Perché dell'adolescente irrequieto finito a vivere su una panchina non ha perso la voglia di provocare. Tuttavia, con l'età, il designer sente anzi di essersi radicalizzato. "Sono più consapevole dei miei mezzi. Insieme al grande potere che mi dà la mia fama, sento di avere anche dei doveri".
SCRUTANDO IL MONDO DA UNA BOLLA. Ciononostante continua a vivere nella sua "bolla" - come la chiama lui il suo "autismo moderno" per cui "il design è solo un pretesto, un linguaggio" - "circondato dalle poche persone a cui tengo".
Cammina solo per Parigi scrutando i passanti, in cerca dell'ispirazione di un attimo. Piccoli segnali che gli altri non vedono, piccole tappe che anticipano i mutamenti in corso. "Sono come le balene che non mangiano grossi pesci, ma si nutrono filtrando attraverso le fauci solo microrganismi". Nella sua dieta intellettuale, Starck evita la televisione, non va al cinema, non frequenta mostre. Legge pochi romanzi, tanto, "La più bella storia mai scritta è quella dell'umanità". "È un libro abbastanza facile, - spiega - comincia quattro miliardi di anni fa con i batteri e finisce tra altri quattro miliardi di anni quando il Sole esploderà".
E cosa vede da qui ad allora? Dalla sua bolla-osservatorio Starck è convinto che sia tornato il momento di sperimentare. La crisi economica, le catastrofi naturali, la sfiducia nella politica e nello Stato, le proteste in piazza dei giovani senza futuro. Piccoli e grandi segnali che l'Occidente sta morendo. E noi, davanti a un bivio. "Scomparire come gli antichi romani o gli incas. Oppure inventarci una nuova civilizzazione. Sono mutazioni che avvengono ogni due o tre secoli, e noi ci siamo dentro. Non è entusiasmante?" chiede Starck. Ed è inutile aspettare la sua risposta. La sua mente è, probabilmente già dietro nuovi progetti, nuove rivoluzioni, nuovi linguaggi di un autistico moderno.
Fonte: LaRepubblica, 4 settembre 2011