Libri estate 2011: Mal d'arte. Viaggio di un patologo tra gli artisti

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Rigoroso nel metodo, e allo stesso tempo coinvolgente e provocatorio nella scrittura, il "viaggio" di Weber analizza la raffigurazione artistica di malati e malattie tra estetica e scienza.

maldarte_Giorgio-Weber.jpg Come da tradizione, tornano anche quest’anno le proposte letterarie da mettere in valigia selezionate da Arte e salute. E quale modo migliore ci può essere per inaugurare la stagione 2011 se non partire da Mal d’arte. Patologo tra gli artisti (Polistampa, 2011) di Giorgio Weber?
Nessuno. Infatti, il libro oltre ad essere perfettamente in tema con il nostro blog, è anche una sorta di racconto di viaggio, proprio come quello che molti di noi si stanno preparando a fare per le prossime vacanze.

Solo che in questo caso è un anatomopatologo a partire per noi e a farci viaggiare, attraverso il suo resoconto, dentro i capolavori di ogni tempo, alla ricerca dei malati e delle malattie, dei curanti e dei rimedi, di tutto ciò che riguarda, insomma, la medicina e il nostro stato di salute, ed è stato rappresentato dalla mano di artisti di ogni tempo e luogo.

TRA ESTETICA E SCIENZA. Gli storpi negli affreschi di Masaccio, o quelli dipinti da Bruegel. I nani e gli obesi, i giganti e gli appestati rappresentati dall’antichità fino ad oggi. E ancora i traumi da guerra nelle scene cruente dell’Iliade di Omero o le tracce, nelle Metamorfosi di Ovidio, di disturbi all’epoca sconosciuti. La malattia nell’arte ha un ruolo determinante, proprio come la morte. Eppure le più famose opere pittoriche e letterarie non erano mai state sottoposte ad un accurato esame anatomopatologico, capace di rivelare aspetti nuovi e stimolanti non solo per esperti e appassionati d’arte, ma anche per medici e scienziati. È Giorgio Weber a superare il confine tra cultura umanistica e scientifica in un’indagine innovativa condotta attraverso la lente della medicina in questo libro in uscita il 15 luglio per Polistampa.

L’anatomia patologica“, spiega Weber, specialista di fama internazionale a lungo direttore dell’Istituto di anatomia e istologia patologica nell’Università di Siena, “consente di constatare, come da me più volte osservato, fenomeni patologici riprodotti nelle opere d’arte figurative o letterarie, e di interpretarli in base ad un corredo culturale suo proprio“. Così scopriamo che il gigantismo, affezione che ben si adatta ad alcuni eroi dell’antichità, gioca un importante ruolo estetico nelle opere di Giulio Romano o del Giambologna, e che i nani, protagonisti dell’arte da Mantegna a Velázquez, sono stati rappresentati nelle diverse tipologie del loro disturbo: ci sono nani disgenetici, disendocrini o affetti da anomalie del metabolismo. E se l’obesità funge spesso da simbolo di opulenza o ingordigia, nondimeno lo studio delle persone sovrappeso disegnate nei secoli può fornire alla scienza informazioni sull’evoluzione storica della malattia. I malati sono ritratti ovunque, e con diverse risultanze estetiche: una certa esoforia (strabismo) può aggiungere fascino alla figura femminile e al dipinto stesso (come ne La contadina strabica di Primo Conti), ma figure gobbe o deformi, come il Tersite narrato da Omero, suscitano ripugnanza perché moralmente indegne.
Rigoroso nel metodo, e allo stesso tempo coinvolgente e provocatorio nella scrittura, il lavoro di Weber analizza le relazioni tra dimensione della raffigurazione artistica, mondo della cura ed evoluzione dell’immagine scientifica. Lanciando un’importante sfida: tracciare una storia epidemiologica dall’antichità al contemporaneo. Partendo dall’arte.
Un libro su un tema affascinante, adatto, insomma,  a medici, psicologi, storici e critici d’arte, ma anche ad appassionati e semplici curiosi.

IL LIBRO. In Mal d’Arte sono raccolti testi di discussione su immagini e iconografie della medicina scritti da Giorgio Weber in un lungo arco di anni. La novità e originalità del libro sta nell’aver applicato per la prima volta una sistematica indagine anatomopatologica alle opere pittoriche e letterarie: una vera e propria invasione di campo nell’ambito storico-culturale. Avendo alle spalle un imponente bagaglio di pubblicazioni, frutto di una vita di ricerche condotte nei dipartimenti di medicina di Firenze, Siena, Chicago, Giorgio Weber guarda all’arte con l’occhio dello scienziato, investiga le presenze corporee create da artisti e scrittori. Ne analizza aspetti, complessioni, deformazioni come se li avesse sul tavolo anatomico della pratica scientifica, raggiungendo risultati impensabili non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per tutti coloro che si accostano all’arte con curiosa intelligenza.
Rigoroso nel metodo, coinvolgente nella scrittura, provocatorio nelle suggestioni, Weber documenta e racconta una indagine inversa al percorso di Leonardo che trasferiva nel segno i risultati dei suoi studi anatomici. Così gli accadde di fare, appena ventisettenne, raffigurando l’orrido volto contratto dell’impiccato Bernardo di Bandino Baroncelli, l’uccisore di Giuliano dei Medici. Queste pagine portano il lettore ad oltrepassare l’aspetto estetologico e a scorgere il retroscena fisiologico e culturale che il pennello o la penna non hanno, a ben guardare, affatto celato” (Mario Graziano Parri).

Tra i contenuti: Donatello il terribile, Matteo di Giovanni il beffardo, Masaccio e gli storpi al Carmine, Uno storpio in mosaico al Battistero, Avvisi di neuropatologia e teratologia in Omero, Ovidio e Dante, Erbe e droghe in Circe e in Kirchner, Giganti e nani, Ormoni e cachettici, Ambiguità dello sguardo, Le ossa del Principe, Un codice del XVI secolo a più facce, Riflessione (quasi onirica) di un patologo

E per conclude l’opera con la classica “ciliegina sulla torta”, il saggio di Valentina Gazzaniga Medicina, arte e “lunghe durate”

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