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Bimba di 4 anni dipinge come Picasso: genio o fortuna?

Emanuela Zerbinatti avatar Domenica 12 Giugno 2011, 17:56 in Arte, Arte e salute, Pittura e arti visive, Psicologia e neuroscienze, Scienza di Emanuela Zerbinatti

Aelita-Andre-The-2-year-old-artist-6.jpg È l'artista del momento. Si chiama Aelita Andre, è australiana e ha appena inaugurato la sua prima personale dal titolo The Prodigy of Color all'Agora Gallery New York. Dipinge infatti da meno di due anni, ma lei, di anni, ne ha solo 4 ed è già stata paragonata, a seconda dei critici, a Dalì, Picasso e Pollock. Un genio dell'astrattismo?

Guardate questo video e poi ne discutiamo.

È fuor di dubbio che questa bambina sembri avere un certo gusto nell'accostare colori e materiali vari e anche un personalità piuttosto forte per imporsi come personaggio agli occhi dei media. Ammesso che sia tutta farina del suo sacco, cosa su cui non giurerei. In ogni caso secondo me non è un genio.

GENIO O PRATICA? Alla sua età persino io avrei potuto fare quadri altrettanto belli e finanche geniali se fossi stata così fortunata da avere genitori tanto aperti e permissivi da lasciarmi sguazzare nei colori dalla mattina alla sera fin dall'età di 20 mesi come hanno fatto i suoi con lei. Invece, a parte la disponibilità non indifferente di spazio e di materiali (tele, pennelli, colori e non da ultimo abiti) che i miei genitori non potevano certo permettersi, credo che avrebbero trovato soprattutto poco salutare lasciarmi immersa nei colori dalla testa ai piedi come questa bambina. Le mie non sono parole d'invidia. È vero che sono sempre stata considerata molto dotata per il disegno e che penso che avrei potuto migliorare molto se avessi studiato e fatto pratica con tutte le tecniche per molte ore al giorno in una scuola d'arte. Ma il genio è un'altra cosa, uno scatto qualitativo ancora superiore sia rispetto alla pratica costante sia rispetto al talento. E comunque credo che qualsiasi bambino normalmente dotato potrebbe ottenere gli stessi risultati estetici di Aelita se avesse la fortuna di poter pasticciare coi colori in questo modo.

IL SOSPETTO. E poi, siamo sicuri che questi insiemi così gradevoli di colori che sembrano sempre in sintonia con lo sfondo siano opera di questa bambina? La forma e il colore di base delle tele sembra che le vengano date da mano adulta. Cosa non da poco se si considera che questa scelta "adulta" può condizionare anche il tipo di scarabocchio della bambina. In questo filmato si vede dalle due tele strette e lunghe che la bambina riempie con fili di colore che seguono l'asse maggiore della tela stessa. Viene naturale davanti a un foglio da riempire seguire un criterio che non contrasti con le caratteristiche dello spazio che abbiamo a disposizione. Lo stesso vale per il colore base della tela. Davanti a uno spazio bianco chiunque di noi sarebbe portato ad usare certi colori ma non altri, e così per uno spazio rosso o uno nero. Il colore di sfondo altera poi anche la percezione estetica che gli osservatori hanno del quadro completo, indipendentemente dai colori e dalle forme con cui l'autore lo ha riempito. Fateci caso: la maggior parte dei quadri su fondo nero ci fanno pensare al cosmo e ci sono buone probabilità che l'autore volesse effettivamente rappresentare qualcosa di spaziale, cosmico, sospeso in uno spazio siderale privo di gravità. Perché davanti a un foglio nero si tende a riempire gli spazi centrali senza farli appoggiare ai margini e a usare colori chiari a forte contrasto, il che da effettivamente un senso di sospensione nel vuoto.

Nel caso di Aelita c'è poi il dubbio, anche piuttosto fondato, che i colori e gli oggetti messi nelle sue vicinanze non siano lì per caso, ma studiati  anche qui da mente adulta con una certa familiarità per i codici di comunicazione artistica e messi lì appostaquelli e non altri.

IL FUTURO DI AELITA. Sicuramente, se questi adulti non le faranno venire la nausea per l'arte, Aelita potrebbe diventare una brava pittrice, non fosse altro che al confronto di qualsiasi altro coetaneo avrà avuto più esperienza con colori e pennelli proprio in virtù dei giochi con cui le è stato concesso di giocare nell'infanzia. C'è però anche la possibilità che il talento artistico di Aelita, ammesso che esista e che lei voglia assecondarlo, venga distrutto dall'etichetta di astrattista che le hanno già affibiato. Aelita crescerà e tendenzialmente i suoi scarabocchio di bambina dovrebbero cominciare ad assumere forme più realistiche per poi prendere, con la maturità e l'esperienza con varie tecniche, la strada che più si adatta al suo modo di essere e di esprimersi. La mia opinione è che se questa bambina avesse del talento ma in un altro genere pittorico, non emergerebbe più. Rimarrebbe inchiodata a questa fase astratta perché è così che crede di dover essere per piacere agli altri, per avere l'attenzione dei media e dei galleristi. Ma nelle costrizioni non c'è né talento né arte.

Se i suoi genitori volessero davvero credere nel talento della loro bambina continuerebbero a lascirla giocare liberamente coi colori ma senza forzature e soprattutto senza darle l'impressione che lei è speciale per i quadri che fa.

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12 commenti
12
25 Apr 2013
alle 19:00

Anonymous User

L'astrattismo lo sanno fare tutti, anche un cavallo. Bah l'artista del momento...Ma via..AHAHAHAHAHAHAH !!!

11
23 Apr 2013
alle 13:23

Francesco

Sicuramente non ho le competenze per dire se questa bambina sia un genio o no. Direi anche che non me ne frega una beneamata mazza, visto che comunque sono sempre gli altri a valure un genio, non esiste una unità di misura della genialità, è sempre a discrezione di chi valuta, come la bellezza, la genialità è negli occhi di chi guarda. L'accostamento di colori che usa questa bambina, comunque, mi sorprende. Quello che mi interessa dire però è che sono completamente d'accordo che questa bambina ha grandi possibilità di essere strumentalizzata e sarebbe un peccato. Nel momento che si etichetta una persona o una dote si perde libertà. Speriamo che i gentori siano più interessati alla figlia che non al successo della figlia. 

10
25 Feb 2012
alle 17:00

Giuseppe Gatto

Picasso, guardando i bambini disegnare, diceva: "Quando avevo la loro età, sapevo dipingere come Raffaello: mi ci è voluta l'intera vita per imparare a dipingere come loro"

9
25 Feb 2012
alle 10:22

Emanuela Zerbinatti

Sia Artista J.R. che Giuseppe dimostrano coi loro ultimi commenti che tutti i bambini sono artisti e che forse se lasciati fare molti altri bambini dotati come Aelita possono emergere. Penso che questo valga per tutte le arti o le scienze o le altre doti che si possono avere. La scuola e i genitori dovrebbero pensare di lasciare liberi i loro figli di provare un po' tutto perché è l'unico vero modo per scoprire per cosa si è davvero portati. Col disegno è più facile: tutti i bambini posssono disegnare o colorare se gli si danno matite, pennelli e fogli bianchi. Per lo sport devi capitare in quello giusto, lo stesso per gli scacchi. La matematica o altre scienze tutti la provano ma magari un insegnante o un metodo sbagliato non fanno capire al bambino quanto davvero potrebbero avere e dare a quella scienza. Fare gli educatori è difficile: a volte si tratta di "lasciar fare" altre di "incanalare una dote" in vie socialmente accettabile o, se preferite, rispettosa dalla libertà altrui. Forse l'unica cosa importante e non pretendere di vedere "dio" negli occhi di un bambino. Anche un genietto della musica potrebbe voler fare il pittore o lo scienziato. Nulla gli impedirà di coltivare la sua dote come passione personale per il tempo libero, ma se il suo sogno è un altro che lo si lasci libero di provare e sbagliare se è il caso.

8
24 Feb 2012
alle 20:30

Giuseppe Gatto

I BAMBINI SONO CREATIVI

Spesso predomina il concetto che creare, esprimersi, saper disegnare, sia qualcosa di riservato a pochissimi, che l’artista nasce tale, che egli è già predestinato e che quindi l’uomo, in generale, non può attraverso un naturale sviluppo, anche se cresciuto in un ambiente favorevole, diventare un artista.

Mi sembra troppo semplicistico riconoscere che artisti come Modigliani, Picasso, Klee, Chagall ed altri siano stati tali perché predestinati e, soprattutto, riconoscerlo solo dopo che gli stessi hanno raggiunto fama mondiale.

Chi avrebbe mai scommesso, per esempio, su Modigliani prima che allo stesso gli fosse stata riconosciuta la qualità di grande artista? Egli era considerato un depravato, drogato, un ubriacone (assumeva alcool, cocaina, ashish) inoltre dipingeva donne nude, considerato osceno per la morale di quel periodo.

Egli morì di meningite tubercolare, abbandonato da tutti.

E chi avrebbe mai scommesso su Rosseau il doganiere che si è manifestato a tarda età?

Moltissimi individui che avrebbero voluto esprimersi liberamente, sono convinto, sono stati bloccati ed inibiti sin da bambini, i quali, per tutta la loro vita, non si sono mai potuti manifestare.

Ovviamente, sin da bambino, l’individuo tende a sviluppare, in modo particolare, le capacità di una delle due parti del cervello, creando, quindi, a se stesso, la predisposizione per le lettere o l’arte oppure per la matematica o le scienze. Raramente troveremo chi è predisposto per le due cose contemporaneamente.

Nel rapporto bambino-adulti, consideriamo un bambino di appena un anno che per “giocare” abbia preso in mano il giornale del suo papà, non ancora letto, e lo stia riducendo in pezzettini piccolissimi.

Potete immaginare quale potrebbe essere la reazione di questo papà appena si accorge che il suo giornale è andato in pezzi, o quasi.

Ora cerchiamo di analizzare la situazione:

Il bambino, “giocando” stava semplicemente, stimolato da quella parte sinistra del cervello, eseguendo delle semplici e istintive operazioni di divisione, egli era intento a separare, da un pezzo unico, “il giornale”, tanti piccoli pezzi.

Una semplicissima divisione, esercizio essenziale per poter tenere aperto quell’interruttore del cervello sinistro, esercitarsi, fare esperienze, inglobare nell’archivio del cervello e passare poi ad altre esercitazioni man mano più complesse, come, per esempio, strappare a pezzettini il giornale ed introdurre ogni pezzettino in una bottiglia, sommando ciò che precedentemente aveva diviso.

Qual è stata la reazione del padre quando si è accorto che non poteva più leggere le notizie? Quella sicuramente di sgridare il bambino e togliergli di mano la parte del giornale che ancora era rimasta intera, facendo poi portare via i pezzettini di giornale (il lavoro di apprendimento del bambino) perché sicuramente creavano disordine o sporcizia nella stanza.

Oppure la reazione della madre quando ha visto il figlio che introduceva i pezzi di giornale nella bottiglia : “Cosa stai facendo? Non si mette la carta nella bottiglia, non capisci niente, la bottiglia serve a ben altro, lascia stare!”

Anche qua è prevalso il pensiero egoistico della madre e l’incapacità, della stessa, a capire quale era l’attività del figlio.

Questi comportamenti dei genitori hanno improvvisamente fatto reagire il bambino che, non capendo perché il padre lo stesse rimproverando, ha pensato che, categoricamente, quella era un’operazione che non si doveva fare ed ha chiuso, forse per sempre, quell’interruttore che spontaneamente e con naturalezza aveva aperto nell’emisfero del cervello sinistro.

Non pensate forse che non sia la stessa cosa a livello sessuale, quando l’adulto rimprovera o addirittura percuote le mani del bambino mentre lo stesso è intento a toccarsi il sesso, a scrutare e a prendere confidenza con esso?

Quante volte ho sentito adulti rimproverare i propri figli, esprimendosi:

“togli le mani da quella porcheria, non si tocca, sporcaccione!”.

Come pensate che questo bambino, continuando così, possa vivere la sua sessualità da adulto?

Tutti noi abbiamo sicuramente sensi di colpa a questo proposito, siamo frustati, inibiti sotto qualche verso, forse soffriamo anche di disturbi sessuali grazie, tra le altre cose, anche a questo tipo di educazione che ha radici, scrive Gillo Dorfles nell’opera “Vizi e Virtù” : “… ha radici in quella maledetta idea del Peccato, di cui la civiltà giudaico cristiana ci ha bollato con il suo marchio d’infamia, idea del Peccato che deriva da un Paradiso Perduto, da una prima trasgressione adamica, dalla scomparsa d’un tempo edenico …”.

E non pensate anche che, quando l’adulto scopre il bambino intento a “Scarabocchiare” sul muro o per terra o “sporcare” con i colori il tavolo, sgridandolo non commetta un sopruso?

Egli, in quel momento, difendendo la sua proprietà, con egoismo, con il suo comportamento, crea, nel bambino, un trauma che sarà letale nella crescita e nello sviluppo di un’attività così importante quale l’espressione artistica.

Lascio immaginare a voi quali danni tutti questi comportamenti possono creare in un bambino e, quindi, in un uomo. Ognuno di noi faccia un escursus della propria vita e cerchi episodi che poi, attraverso i quali, l’hanno portato ad avere paura di un qualche cosa.

Quante volte ci è capitato di vedere disegni di bambini che rappresentavano figure umane dove metodicamente le mani non comparivano, ma dette figure erano rappresentate con le mani nascoste dietro il corpo. Se si chiedesse a questi bambini il perché di dette raffigurazioni, con le mani “nascoste”, ci risponderebbero sicuramente che non sanno disegnare le mani. Questo rappresenta il senso di colpa, facendo un esempio fra tanti, anche per il ragazzo che usa le mani per masturbarsi sapendo che la “società” lo condanna come “peccato”. Anche in questo caso, sono le mani l’oggetto del peccato.

Voi mi direte : allora, ai bambini, bisogna far passare tutto, far fare loro tutto quello che vogliono?

Io vi chiedo allora : perché l’uomo che dovrebbe nascere libero, a causa dei suoi simili, poi, deve essere catechizzato o dogmatizzato?

Certo, al bambino dobbiamo fargli capire, con la massima decisione, quali sono le regole più sane della società in cui è venuto a vivere, regole che egli dovrà rispettare.

Io personalmente ritengo che queste regole siano così poche da contarle sulle dita di una sola mano.

Egli deve immagazzinare queste regole ma, attenzione, dobbiamo essere in grado di capire che vi sono attività o comportamenti o pseudo regole che non vanno dogmatizzate, egli deve scegliere da solo e, contemporaneamente, dobbiamo essere in grado di discernere quali sono le regole che il bambino deve immagazzinare. Se non siamo in grado di fare questo, personalmente preferisco che il bambino cresca anarchicamente.

Dobbiamo lasciare libero il bambino di giocare, sperimentare, semmai facendogli strappare un vecchio giornale o lasciargli scoprire il sesso affinchè possa crescere sano e libero da pregiudizi.

Al contrario, il condizionamento ricevuto da parte degli adulti (coloro che prende a modello), sin da bambino, porta l’uomo ad inibire le sue capacità artistiche, ad avere paura di disegnare, di usare i colori, così ha la netta sensazione di non possedere quelle qualità intellettive necessarie ad esprimersi.

C’è chi ha paura, nel disegnare, di sporcare il foglio bianco, con disegni che riuscirebbero brutti.

Spesso questo si ricollega, a livello inconscio, a rimproveri ricevuti da bambino, mentre era intento liberamente a disegnare su di una superficie quale un muro. Rimproveri tendenti a scoraggiare il bambino a sporcare il muro con i suoi scarabocchi.

Altro punto negativo il giudicare le attività del bambino senza avere cognizioni scientifico-psico-pedagogiche di ciò che egli stia facendo. Ed anche avendo tali cognizioni, sarebbe pericoloso lo stesso giudicare, perché dette cognizioni sicuramente sarebbero il frutto di filosofie o scelte scientifiche riferite al periodo nel quale si configura l’azione, quindi non giudicare mai! (Albert Einstein : “E’ obrobrioso che un uomo possa giudicare un proprio simile”).

Gli scarabocchi del bambino sono l’espressione più pura dell’attività artistico-comunicativa, così come lo erano, per l’uomo primitivo, gli stupendi graffiti che egli ci ha lasciato quale testimonianza della sua capacità intellettiva e artistica.

Ritornando all’individuo che ha paura di esprimersi, abbiamo già ampiamente considerato che egli è inibito.

Basterebbe rimuovere, in esso, gli atavici condizionamenti ed egli rinascerebbe, si riscoprirebbe uomo, essenza, artista.

7
09 Ago 2011
alle 17:53

Artista J.R.

Salve a tutti!Mio figlio di quasi 5 anni ha incominciato a disegnare ancor prima di camminare, prima su lavagna magnetica,poi su carta ,cartoncino, tele,legno....E' in grado di disegnare qualunque animale, soggetti preferiti,e non solo, realizzando anche splendidi acquarelli .La sua è una passione profondissima (la sera devo costringerlo ad interrompere per andare a dormire..).Gli hanno proposto di fare una sua mostra , illustrare libri,ma al momento, proprio per l'immenso rispetto ed amore che come genitori abbiamo per la sua tranquillità e serenità di bimbo non abbiamo preso nessuna decisione in tal proposito, anche se a lui piacerebbe.In famiglia sia il nonno , che io abbiamo un'ottima predisposizione al disegno, ma certamente ora è più bravo  di me che ho qualche anno in più!!Chiunque lo veda resta esterefatto e vorrei capire quale percorso per lui potrebbe essere più adatto , visto che mostra il desiderio  d'imparare le varie tecniche pittoriche.

Grazie a Tutti per l'attenzione!

 

 

6
01 Lug 2011
alle 21:56

Luigino Bardini

Come ho accennato su facebook provo una sensazione di fastidio di fronte ad una notizia del genere e spero che al di là delle reali qualità artistiche della bambina si pensi alle sue esigenze e necessità primarie: essere libera di esprimersi e di giocare come tutte le bimbe della sua età. Fatte queste premesse colgo l'intenzione manipolatoria (da parte di chi? Galleristi, critici d'arte, mass media...?) per l'accostamento a Pollok. Non certo a Dalì e Picasso dato che il loro genere pittorico è completamente diverso. Aelita Andre è un genio dell'astrattismo? Non ti so dire Emanuela. L'istintualità espressiva di questa bambina è così precoce e geniale? Lasciamo che si diverta con i colori senza condizionamenti o costrizioni. Il futuro ci dirà se questa bambina riuscirà a venire fuori indenne dal ruolo di efant prodige attribuitole. Speriamo che possa crescere serenamente e come bene dici tu Emanuela " tendenzialmente i suoi scarabocchi di bambina dovrebbero cominciare ad assumere forme più realistiche per poi prendere, con la maturità e l'esperienza con varie tecniche, la strada che più si adatta al suo modo di essere e di esprimersi." 


5
01 Lug 2011
alle 15:50

carla

Sicuramente il contesto educativo ha favorito una particolare sensibilità in questa bambina che va incoraggiata attraverso il gioco. Inoltre, un lavoro creativo brillante richiede normalmente una grande abilità tecnica che si sviluppa nel tempo: la storia, infatti, insegna che la maggior parte degli artisti raggiungono l’apice della loro attività creativa a tarda età fra i 30 e i 40 anni. La consapevolezza dell’ambiente circostante, l’organizzazione dello spazio, la consapevolezza dei colori e della loro combinazione sono in piena esplorazione: il bambino è in grado di cogliere, nella realtà, particolari e dettagli nella loro ricchezza, dai nove agli undici anni.

4
28 Giu 2011
alle 13:01

Tetyana Starzhevska

Sono un artista, e devo dirvi, che i colori che usa bambina, non è una scelta casuale. Se autore di questo articolo prenderebbe acrilici e una tela non sara in grado di riprodurre dei quadri armoniosi e non ripetitivi.

Io lavoro con colori da proffesionista, ed ero piutosto brava a 8 anni con acquerelli, ma alle 4 anni disegnavo le figure con bastoncini e cerchietti. Devo dire che questa bimba ha avuto fortuna, di avere i genitori, che le anno permesso di esprimere i suoi pensieri in questa maniera. Ma come un artista, con le conoscenze tra astrattisti, devo dire che conosco pochissimi pittori alla pari della piccola ( e parlo di grandi nomi: laureati di diversi premi di stato e mostre in musei più prestigiosi)

Sono convinta che opinione espresso in questo articolo non viene da un artista. Sona artista di scuola classica, ma sono rimasta incantata dai suoi lavori.

3
18 Giu 2011
alle 10:58

Nessuno

2

"Era Picasso che dipingeva come i bambini!"

Quoto, come quoto tutto il tuo commento, compreso il numero 1.

2
17 Giu 2011
alle 12:19

Paolo Beneventi

Era Picasso che dipingeva come i bambini!

E' incredibile questa società, che di regola ignora completamente la cultura che i bambini elaborano, anche quando si esprime a livelli altissimi, e li considera solo in quanto ripetitori di apprendimenti o capricciosi consumatori, e poi ogni tanto si sveglia e, prendendo regolarmente fischi per fiaschi, scopre i "nativi digitali", o il genio del colore a 4 anni! E, guarda caso, sono sempre cose che "acchiappano" sul mercato!

Mi ricordo anni fa di una intervista a Lindsay Kemp, quando gli chiesero di citare un genio vivente. E lui rispose: "I bambini!"

1
13 Giu 2011
alle 16:37

Gianluigi Filippelli

Mentre sto ancora decidendo se è un giorno di lutto (per la scienza) o di festa rispondo:

1) A me sembra di vedere una bambina che si sta divertendo con i colori, riproducendo impressioni visive che a quell'età si colgono in maniera più totale e "confusa"

2) Non considero Andrea Pazienza un genio, figuriamoci una bambina di 4 anni che dipinge a istinto!


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