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Un georadar per scovare la Gioconda

Giovedì 28 Aprile 2011, 09:48 in Arte, Carnevale della fisica, Scienza di

georadar.jpg

Nel nostro speciale Caccia alla Gioconda non poteva mancare un accenno agli strumenti tecnologici messi in campo dai ricercatori per trovare i resti mortali della nobildonna che più verosimilmente ha fatto da modella per il celebre quadro di Leonardo, ovvero Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo.

Ieri infatti si alzato il sipario sul primo atto del progetto di ricerca in cui è entrato in scena anche un georadar di ultima generazione, lo strumento high tech che dovrà setacciare quasi mille metri quadrati di sottosuolo dell'ex convento di Sant'Orsola a Firenze, alla ricerca di antiche sepolture, sepolcri, anfratti, grotte e nascondigli.

Ma che cos'è questo strumento e come funziona? Vediamo.

Georadar_Schema-finzionamento_ANSA.jpg IL GEORADAR è un sistema di indagine del sottosuolo, a piccole profondità, basato sulla riflessione delle onde elettromagnetiche con frequenza compresa tra 10 e 2000 MHz. Il metodo, noto in campo internazionale con il termine anglosassone di ground probing radar - GPR, è relativamente giovane (circa 25 anni) ma oggi rappresenta la vera novità nel campo delle prospezioni geofisiche in archeologia. In effetti, se utilizzato correttamente nelle condizioni ambientali opportune, è in grado di mostrare la stratigrafia della parte di terreno investigato: una volta valutata le caratteristiche elettriche del mezzo attraversato dall'impulso elettromagnetico il georadar, consente di "vedere" la forma dell'oggetto, il suo spessore e valutare la profondità alla quale esso si trova, con una precisione e attendibilità generalmente maggiore di quella degli altri metodi utilizzati in passato. Tuttavia, non è infrequente vederne usi ed abusi.

Esistono criteri precisi per il suo impiego e anche limiti dovuti alla composizione del terreno che si vuole sondare.
Il metodo fornisce i migliori risultati quando viene impiegato in terreni a bassa attenuazione, caratterizzati da un bassa conduttività elettrica, come sabbia, roccia, ghiaccio, e simili. Mentre è molto meno efficace quando opera in mezzi ad alta attenuazione come argilla e limi saturi, acqua con alta concentrazione di sali.

Operativamente consiste nell'invio nel terreno di impulsi elettromagnetici ad alta frequenza (radio frequenze) e nella misura del tempo impiegato dal segnale a ritornare al ricevitore dopo essere stato riflesso da eventuali discontinuità intercettate durante il suo percorso. Tali riflessioni sono causate in generale dal cambiamento delle proprietà elettriche del sottosuolo, dalla variazione del contenuto d'acqua, da cambiamenti litostratigrafici. Terreni o mezzi molto conduttivi (per esempio un terreno saturo d'acqua ricca di ioni disciolti) sono responsabili di una forte attenuazione. Il terreno agisce come un filtro passa basso sul segnale emesso dalle antenne; ci si può quindi aspettare una  penetrazione maggiore da segnali con spettro prevalentemente a bassa frequenza. Per contro, al diminuire del contenuto in frequenza del segnale irradiato peggiora la risoluzione.
Nel caso della prospezione per scopi archeologici in particolare, le riflessioni possono essere prodotte da strutture, da vuoti presenti nel terreno (ipogei, cunicoli, ecc.), da elementi metallici e superfici di contatto tra strati differenti.

Il sistema è costituito da un'unità centrale che genera il segnale e da un'antenna che lo trasmette e lo riceve. La visualizzazione dei tracciati avviene attraverso uno schermo del computer che fa parte dell'unità centrale oppure con una stampante ad esso collegata. Attraverso la serie di profili tracciati a distanze regolari prodotta, permette di ricavare immagini ad alta risoluzione del terreno e di quanto vi sia contenuto fino a qualche metro di profondità.

MISSIONE MONNA LISA. Nell'impresa di Silvano Vinceti e colleghi, il georadar lavorerà per tre giorni consecutivi, per consentire di 'guardare' cosa c'è sotto il pavimento delle due chiese (una era aperta al pubblico, l'altra era riservata al culto delle monache) e dei due chiostri del complesso conventuale fiorentino.

Georadar-per-la-GIOCONDA.jpg Entro il 10 maggio i responsabili della ricerca avranno in mano i risultati dell'esplorazione virtuale del sottuolo. Poi i tecnici inizieranno a scavare, in particolare nella ex chiesa di San Francesco, che sarebbe appunto il luogo più probabile della sepoltura di Monna Lisa Gherardini.

TROVERÀ DAVVERO QUALCOSA?  In base alla documentazione raccolta, Vinceti si è convinto che la nobildonna fu sepolta in una cripta vicino all'altare sotto la chiesa di San Francesco, da tempo sconsacrata. Un esame preliminare di qualche mese fa, ha rivelato effettivamente l'esistenza sotto il pavimento, in prossimità dell'altare, di una scala che scende verso una cripta. Si tratterà ora di capire se è davvero quello il punto in cui è stata sepolta Lisa Gherardini e come raggiungerla.

Lo storico dell'arte ha dunque bollato come "infondata" l'ipotesi avanzata da un giornalista inglese, Chris Johnson, secondo cui le imminenti ricerche sarebbero vane, perché il sottosuolo dell'ex convento è stato scavato negli anni Ottanta e i detriti portati in una discarica fuori Firenze. "I mille metri quadri di pavimentazione e quindi di sottosuolo che andremo ad esplorare sono intatti", ha replicato Vinceti.

In ogni caso scopriremo presto chi ha ragione.

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28 Apr 2011
alle 11:14

Gianluigi Filippelli

C'è fisica in questo post...

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