Il carnevale della chimica #4: La chimica dei sensi

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Eccoci qui, arrivati sani e salvi alla IV edizione del Carnevale della chimica. Pronti a esplorare il mondo dei sensi? E già, perché anche per questo mese i blogger della rete non si sono lasciati sfuggire l’occasione di dimostrare tutte le loro doti di divulgatori scientifici e hanno accettato in gran numero la sfida di discorrere di chimica intorno a un argomento specifico. E ne sono uscite delle belle davvero! Come mi auguravo fin dalla presentazione del tema del mese, 5 sensi e anche di più.

Ma potrete vedere coi vostri occhi. Toccare con mano, insomma. E se quello che sentirete non vi lascerà con un palmo di naso, prometto che vi rifarete la bocca con un finale davvero gustoso.

CHIMICA IN LIBERTÀ. Prima di mandare in visibilio i vostri sensi vorrei però dare spazio alla chimica generale. Partiamo con la buona notizia chimica del mese: la nascita di una nuova sezione del Museo delle scienze e della tecnica di Milano interamente dedicata alla chimica industriale. Ve la offro io, tra arte, scienza e comunicazione.

La seconda buona notizia chimica del mese ce la offre Paolo Pascucci, il blogger che ospiterà la prossima edizione del Carnevale, che per il mese di aprile ci apre le porte del suo blog Questione della decisione parlandoci del polimero intelligente che si autoripara con il laser.

Scusandosi di non essere “riuscito a fare di più”, Gianluigi Filippelli ci regala invece il primo di una seconda serie di Ritratti: Anna Atkins. Sì vabbè il trasloco in corso da Science backstage a Dropsea, ma che c’entra la Atkins, che è una botanica con la chimica? C’entra, c’entra, perché Anna è anche una fotografa che ha utilizzato il sistema del cianotipo ideato dall’astronomo John Hershel, ed è qui, nella descrizione del metodo di impressione della pellicola, che sta il contenuto chimico della biografia di cui Gianluigi ci parla.

Un’altra biografia d’interesse chimico ce la regala dal blog Gravità zero anche Laura Gaveglia, biologa del “Center for Genomic Regulation” di Barcellona). Laura infatti entra in cucina non per parlarci di sapori e profumi bensì per rubare dalla dispensa la confezione di soda Solvey e svelare un piccolo segreto che sta dietro quel nome famoso. Soda e fotoni è il suo post e se non sapete il perché di questo titolo dovete proprio leggerlo.

Dalla teoria (e pratica) delle biografie altrui alla pratica personale, Rosalba Crocco sul blog Crescere creativamente ci propone un classico della chimica sperimentale in aula: la cromatografia del pigmento di una foglia.

E a proposito di di pratica potrebbero servirvi becker e alambicchi: eccovi serviti. Ops, forse uno scienziato frettoloso li ha dimenticati in autoclave alla temperatura sbagliata perché si sono ristretti. Ah no, sono i microcosmi chimici di Ettore Sobrero.

ALLA RICERCA DEI SENSI PERDUTI. Ma forse è meglio saltare dalla chimica in generale alla chimica dei sensi in generale. Molti carnevalisti hanno scelto di affrontare il tema proposto nel senso più ampio possibile. Perché sceglierne uno quando posso averli tutti?

I portieri mi sa che ne farebbero volentieri a meno di tutta questa stimolazione sensoriale simultanea. Come ci racconta infatti I Maghimatici Laboratori scientifici nel post La scienza applicata a Yashin il difensore estremo di una squadra di calcio dovrebbe essere compreso dal punto di vista della funzionalità dei suoi sensi (vista, udito in senso lato e tatto). Il post come avverte anche il curatore del blog Enrico non approfondisce gli aspetti chimici relativi ai sensi in gioco, ma può essere un simpatico intervallo in mezzo agli altri contributi, comunque incentrato sul tema sensi. Sono d’accordo e poi il calcio è nazional-popolare e potrebbe essere un ottimo spunto per introdurre lo studio dei sensi agli studenti più svogliati.

Anche Paolo Pascucci affronta la questione dei sensi in generale come trampolino di lancio per una viaggio teorico alla ricerca delle basi dell’infelicità. Perché non siamo sempre felici? - si chiede nel post Alla ricerca dell’infelicità - Perché dobbiamo sempre oscillare tra felicità e infelicità senza requie? C’entrerà l’appagamento dei sensi che per sua stessa natura non può che essere transitorio e oscillante tra due estremi come sonno-veglia, fame-sazietà? Leggete e lo scoprirete.

Più dentro lo specifico della chimica dei sensi entra invece Franco Rosso che ci suggerisce innanzitutto una visita alla sezione  esistente da tempo sul sito Chimicare, chiamata guarda caso “la chimica dei sensi“, da cui partono i link verso 13 diversi articoli a tema, pubblicati sui 2 blog di chimiSPIEGA e chimiCOMPRENDE a partire dall’ottobre 2009. Non si tratta di un singolo post ma di una sorta di sezione di smistamento e quindi un ottimo punto di partenza per chi volesse cominciare a capirci davvero qualcosa di chimica dei sensi e dintorni. Un piccolo patrimonio di post già esistente da valorizzare a riprova del fatto che intorno all’argomento della chimica dei sensi nel web scientifico-divulgativo italiano c’è un grande fermento!
Il secondo suggerimento di Franco è invece un vero e proprio post, La Chimica dei Sensi …o il senso per la chimica, il più recente dei contenuti a tema pubblicati sul sito, in cui, pur non scendendo nei dettagli di tematiche di tipo specificamente biochimico o fisiologico, si esamina in modo comparativo e sistematico la connotazione chimica delle percezioni sensoriali secondo tutti i cinque sensi ufficialmente riconosciuti, oltre a qualcuno in più, fino a giungere alla conclusione che nella fisica, e nella maggior parte dei casi anche nella chimica, sta racchiusa la possibilità stessa di implementare un contenuto informativo.
 
Teresa Celestino, l’autrice di Urto Efficace, ci parla invece di chimica dei sensi alterati. Agganciandosi al tema di biodiversità che le sta molto a cuore in questo periodo, approfitta dell’occasione offerta da questo Carnevale per parlare dei componenti chimici delle piante allucinogene e tossiche. Iniziando dall’oppiaceo più famoso, la morfina, ecco dunque il suo elenco delle piante più diffuse dalle quali si estraggono particolari componenti che alterano la percezione della realtà.  
E di alterazione dei sensi in un certo senso ci parla anche Paolo Gifh dal suo blog Il chimico impertinente. Nel suo articolo Le percezioni artificiali ci propone un excursus sulle ultime frontiere della percezione artificiale al servizio dell’uomo in cui si passano in rassegna i cinque sensi e gli approcci che la tecnologia sta percorrendo per imitare, sostituire o recuperare le abilità sensorie che la natura ci ha regalato.

Sullo stesso argomento ragiona pure Roberto Flaibani del blog Il Tredicesimo Cavaliere che per parlarci di una tesi assai rivoluzionaria in quest’ambito, o almeno così era ai tempi in cui venne formulata, ci porta niente meno che nello spazio per un elogio del cyborg. Sconvolti? Beh, in fondo, se l’evoluzione ha spinto i primi abitanti dei mari a uscire dall’acqua, a trasformare branchie in polmoni e pinne in arti, fino ad arrivare all’Uomo che noi conosciamo oggi, lo stesso uomo potrebbe anche pensare di evolversi ulteriormente utilizzando le macchine che la sua intelligenza evoluta gli ha dato per affrontare nuovi e più severi come appunto lo Spazio profondo.

Ipotesi futuribili per le generazioni a venire. Noi che scriviamo dovremo accontentarci dei sensi che abbiamo e tenerceli stretti perché saranno limitati quanto vorrete ma pensate a perderli. È un’eventualità a cui pochi pensano, ma spesso le singole peculiarità di ciascuno dei nostri sensi si scoprono solo quando, per cause di forza maggiore, ne veniamo privati. Per evitare che da un giorno ci si possa dover pentire di non aver saputo apprezzare e proteggere i nostri sensi preziosissimi, scuole e ambienti di lavoro dovrebbero fornire a mio avviso ore di deprivazione sensoriale per far sperimentare la perdita transitoria di ciascuno dei nostri sensi a rotazione. Ma tant’è. Mi sa che il ministro dell’Istruzione ha altri interessi e quindi accontentiamoci di poter ancora far conoscere noi i 5 sensi a discenti e lettori.

SESTO SENSO. Prima però riallacciamoci sia al discorso dei sensi in generale sia delle alterazioni per aprire una parentesi sul sesto senso. Esiste, non esiste e se esiste come lo si può definire? Tra le ipotesi c’è n’è una che al momento stuzzica di più il mio interesse secondo cui se esistesse il sesto senso bisognerebbe intenderlo molto più probabilmente come le percezione risultante dalla somma dell’analisi dei dati provenienti da tutte le altre vie sensoriali più una componente non meglio definita (intuizione?) che rende il tutto più della somma delle singole parti. Ma si tratta solo di una tra le tante. Alcuni infatti negano l’esistenza del sesto senso e attribuiscono le sensazioni “strane” o i fenomeni altrimenti inspiegabili (deja vu, premonizioni, sensazione che stia per accadere qualcosa che poi effettivamente accade, telepatia…) che noi tendiamo ad attribuire a questo famigerato sovra percezione a stati patologici o di alterata coscienza. Ancora nel blog Questione della decisione Paolo Pascucci prova a sondare ad esempio il legame che è stato osservato in clinica tra la sensazione di avere qualcuno alle spalle e l’epilessia focale benigna dell’adolescenza (BFSA) partendo dai mediatori chimici che risultano alterati. Trovate tutto qui. Per ora, perché ho la sensazione (sesto senso?) che sarà solo il primo suo post dedicato alle ipotesi su questo argomento.

VISTA. E ora possiamo lasciare il campo delle ipotesi più o meno azzardate sulle extra-percezioni e iniziare, finalmente, il viaggio nella specificità di ciascuno dei nostri sensi partendo da quello più studiato dagli scienziati, ovvero la vista. E non potrebbe essere altrimenti visto che la maggior parte di noi utilizza la vista come canale preferenziale per conoscere il mondo. Nell’era dell’immagine è giusto occuparsi della via sensoriale che ci permette di apprezzarle. E perché non cominciare a conoscerla a partire da una panoramica a 360 gradi? Ci pensa Tania di Science for passion. Dalla fisica della luce senza la quale non si potrebbe parlare di vista alla chimica di coni e bastoncelli tutto quello che è necessario sapere per capire come vediamo.

UDITO. E dopo la vista può venire solo l’udito, l’altro senso secondo solo alla vista appunto, su cui centriamo la percezione del mondo esterno. Vista e udito in realtà non sono sempre vie sensoriali così distanti come può sembrare. I frequenti casi di sinestesia visivo-udiva lo dimostrano e Carla Citarella di Atelier delle arti espressive ci propone Vasily Kandinskij come esempio illustre di questa condizione parafisiologica. Che le nostre sensazioni sfumino a volte l’una nell’altra ce lo spiega anche con un secondo post sempre a carattere musicale in cui prende spunto da uno studio di Robert Zatorre per ribadire come la musica susciti in noi reazioni simili a quelle provocate da altre esperienze piacevoli, come il cibo o l’attività sessuale.

Perché la musica può anche “far venire i brividi”! La chiave di tutto - spiega rirpendendo lo stesso studio Leonardo Petrillo che dal suo blog Scienza e musica non poteva che proporci un post sull’udito, - sta in una piccola molecola chiamata dopamina. E se lo dice lui che di buona musica se ne intende…

Ma se non siete ancora convinti degli infiniti modi in cui la musica può solleticare i nostri sensi, desistere di certo davanti al post dal titolo Musica: molecole in movimento che solleticano i sensi ottimamente argomentato da Anna Bosc sul blog del professor Gian Achille Giuliani. Vista la tematica di questa edizione e la sua maggiore competenza in campo musicale (oltreché studentessa iscritta al terzo anno del corso tradizionale per Periti Agrari presso l’Istituto Tecnico Agrario di Bergamo, Anna si dedica da diversi anni allo studio anche pianoforte e del flauto traverso) ha accettato la sfida del professore di realizzare questo approfondimento, passando dal cruciverba del mercoledì di cui di solito si occupa per il blog a vera e propria redattrice coi fiocchi. Io la promuoverei per meriti sul campo, voi che dite?

OLFATTO. Intanto che ci pensate passiamo ai piaceri dell’olfatto. Dal blog Gravità zero, Silvia Caruso riprende il pensiero di Patrick Süskind che nel suo Profumo affermava “colui che domina gli odori domina il cuore degli uomini” per introdurci nel fantastico mondo dei ferormoni col post dal titolo accattivante di Cos’è fantascienza? No, è semplicemente un feromone. Le molecole magiche capaci di attrarre o respingere l’altro da noi con la stessa irresistibile forza potrebbero cambiare il corso di una relazione in men che non si dica. E sarà forse questo a renderli tanto interessanti anche agli occhi degli scienziati. Poter carpire il segreto dei feromoni e imparare a controllarli a proprio piacimento conferirebbe un indubbio potere. Eppure l’augurio di Silvia che mi sento di condividere è non solo che ciò non accada mai, ma che l’olfatto e tutti gli altri sensi si liberino da ogni costrizione esterna e sovrastrutture culturali per tornare a essere come la natura li aveva pensati per noi, feromoni compresi. Che tema affascinante! Ci si potrebbe dedicare un intero Carnevale. Ma per oggi non diamo altro potere ai ferormoni e limitiamoci solo ad aggiungere un altro post. E’ sempre mio ma stavolta tratto da Gattivity perché è centrato sul linguaggio chimico dei pesci. Chiusa per questa edizione la questione feromoni possiamo andare avanti.   
Parliamo di esteri, ad esempio. Queste piccole molecole usate nell’industria alimentare per dare aroma e sapore a caramelle dolci e bevande, sono trattate da Carmine De Fusco insieme ad altri derivati degli acidi carbossilici su Scienza della materia. Il taglio del post Quale odore preferisci? è volutamente didattico perché come sapete (e se non lo sapete ve lo dico io) il blog è uno degli strumenti che Carmine utilizza nell’insegnamento, ma proprio per questo dimostra una volta di più che dalla teoria della chimica dei sensi alla pratica della vita quotidiana il limite è pura formalità.

GUSTO. Come abbiamo visto nel post sui pesci il confine tra i sensi a volte è assai sottile e questo vale in particolare per gusto e olfatto. Sembra ovvio, ma non lo darei per scontato e per dimostrarlo la nostra infaticabile maestra Rosalba di Crescere creativamente ha pensato bene di mettere a tavola i suoi allievi. Ci spiega tutto qui.

Di sapori non poteva non parlarci anche Gianna Ferretti, che dal blog Nutrimenti sforna infatti la sua creatura più dolce: il post Sapori dolci: il ruolo della Saporos unit, tanto per addolcirci la lettura, prima di rilanciare da Trashfood, Randomestrale di Incultura Alimentare il post dal titolo meno invitante, ma non per questo sgradito L’inosinato di sodio (E631) e il guanilato disodico (E627), i Nucleotidi Esalatatori di sapidità e la chimica dell’Umami. Per chi ancora non lo sapesse si parla dei “compagni di merende” del famigerato glutammato, l’esaltatore di sapidità di cui si parla spesso come del nemico numero uno della salute in cucina.

Il tema della forza del sapore è ripreso anche da Nicole Ticchi, chimico e tecnologo farmaceutico, e collaboratrice di Chimicare che proprio da qui estra il suo contributo saporito: l’articolo dal titolo Spezie e verdure dai forti sapori: una descrizione molecolare di salubri virtù affronta i vegetali, dalla senape ai broccoli, dal cumino al rafano, che stanno maggiormente segnano la storia degli alimenti funzionali e nutraceutici, esaminati dal punto di vista composizionale, botanico, estrattivo, analitico, funzionale…  nonchè organolettico, con persino una ricetta salutistica a chiosa dell’articolo.

E siccome stiamo per metterci tutta a tavola con i migliori auspici che ci servano cibi saporiti ma non trashfood, Teresa Celestino ci offre l’unica cosa che c’è in ogni pranzo come Dio comanda non può mancare: il pane. Dopo un primo e un secondo post dedicato all’alimento preferito dagli italiani ci propone un interessante filmato sulla pasta madre. Seguono alcuni post sul vino e sul sapone e su sapone e sostenibilità, in modo da cominciare a introdurre il seminario di fine aprile che Teresa terrà su “il vino e il sapone“. Consiglio di non perderli perché il vino a tavola fa buon sangue e allieta i sensi mentre il sapone per lavarsi le mani prima e dopo un pasto è fondamentale per la salute al pari di ciò che troviamo nel piatto.

Tanto, a deliziarci il palato ci pensa anche la new entry di questo mese Filippo Cangialosi che da InnovIdea, il blog della scienza in cucina, ha sformato per noi: Come nasce una ricetta di scienza molecolare: gli ingredienti in cucina non servono solo per dare gusto, giusto per capire; La chimica della maionese che sotto Pasqua fa sempre comodo  e Si può fare una maionese senza uova? per i disperati che sotto Pasqua sono arrivati tardi al supermercato. E se nella fretta vi si smonta tutto, niente paura: Filippo addolcirà il vostro finale con La scienza della crema pasticcera.

Che dite?! Temete che i vostri ospiti non gradirebbero un pranzo pasquale, diciamo così … “scientifico”? Va bene, allora potrete proporre ai vostri commensali di intentare seduta stante un bel processo alla cucina molecolare. Nulla che possa farvi andare di traverso il lauto pranzo, per carità! Un bel confronto all’americana ma semiserio.
Come ve lo spiego io. E se vi si secca la gola nell’impegno c’è un rimedio perfetto: un bel margarita all’aria di sale.

Troppo amaro? Dov’è il problema? La chimica ha trovato una soluzione anche per quello: basta “spegnerlo” con un composto ad hoc.

E così potrete arrivare felici e contenti al prossimo Carnevale della chimica che sarà ospitato dal sjor Pascucci nel suo blog Questione della decisione. Seguitelo che a breve andrà a disvelarvi il tema. In realtà un ultimo post lo avrei. E’ altro articolo gastronomico stavolta sui funghi ed è ancora Carmine De Fusco a proporcelo su Scienza della materia che però sospetta il fuori tema perché non è stato in grado di analizzare e spiegare dal punto di vista chimico le proprietà organolettiche dei funghi mangerecci. In effetti manca il collegamento chimica-gusto ma ve lo offro come sfida: se qualcuno sa la soluzione potrebbe spiegarla in una delle prossime edizioni del Carnevale della chimica.

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