LA QUADRATURA DELLA SFERA

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«La creazione nasce nella mia testa, pensando a occhi chiusi o aperti, magari steso sulla mia brandina militare in campagna.»
Arnaldo Pomodoro, scultore

Attenzione alla parola creazione. Per Arnaldo Pomodoro, infatti, creazione è ciò che diventa il fare artistico. Creazione come in Klee di “forme e spazi” che vengono prodotti in “proporzioni scelte” con ricchezza d’invenzione secondo una minuscola e preziosa tessitura in sintonia con il ritmo interno delle proprie pulsioni. L’artista, dunque, come un demiurgo, ha la facoltà di “generare” il reale e di farlo in forme nuove, in forme che vanno oltre l’ovvietà dell’apparente e del conosciuto per raggiungere nuovi accenti di poesia e di vita”.

Oggi è il pi greco day. Non ho preparato i post in tempo per farli partecipare al 35° Carnevale della matematica, ospitato, manco a dirlo, su Pi greco quadro, il blog di Daniele Gouthier e ispirato appunto a questa ricorrenza, ma una dedica a sfere, cerchi e altre rotondità voglio farle anche io perché l’occasione per coniugare scienza e arte su questo tema è troppo ghiotta. Si parte dunque con il re delle sfere nell’arte alla ricerca del meccanismo interno delle cose e del senso del fare arte.

Nato a Morciano di Romagna, il 23 giugno del 1926, Arnaldo Pomodoro è considerato, infatti, il più grande scultore contemporaneo italiano, molto noto ed apprezzato anche all’estero per le sue particolari sfere di bronzo che si scompongono, si “rompono” e si aprono davanti allo spettatore portandolo alla ricerca ed alla scoperta del meccanismo interno, in un contrasto tra la levigatezza perfetta della forma e la complessità nascosta dell’interno.

Nella sua arte domina un rigoroso “spirito geometrico”, per cui ogni forma tende all’essenzialità volumetrica della sfera, del cubo, del cilindro, del cono, del parallelepipedo e di altri solidi euclidei perfetti, nettamente tagliati, le cui ripetizioni in schiere o segmenti, rettilinei o circolari, sono paragonabili alla successione delle note in una composizione musicale, o ad ingranaggi di macchinari nascosti all’interno dei massicci contenitori, resi parzialmente visibili dalle spaccature e dai tagli che rompono le superfici levigate esterne.

LO STILE. La coerenza nell’associazione delle strutture interne alla monumentalità esteriore delle opere di grandi dimensioni dà vita all’opera di Pomodoro.
Lo spazio esterno non esiste: tutto si svolge all’interno, nelle “viscere” racchiuse dalle pareti lisce e lucenti, da nitidi volumi, perfettamente delineati.
L’autorevolezza e l’importanza di un artista derivano non soltanto dalla sincerità che gli regge la mano, ma anche da significato innovativo che riesce a conferire a uno o più elementi del suo discorso: sarebbe a dire dall’originalità che questi vengono ad assumere nel contesto espressivo. Nel caso di Arnaldo Pomodoro la scultura si porta dentro un’aspirazione e un destino di libertà. Fin dagli esordi le sue opere, i primi rilievi, celebrano una creatività di artigianato spontaneo e fantastico che rivela una gioia e una forza vitali, intrise, però, di una sacralità arcaica. L’alfabeto d’impronta cuneiforme all’origine della poetica espressiva di Pomodoro si concretizza in una dimensione in cui lo spazio del vissuto e la memoria si mescolano. Il segno plastico di Pomodoro è componente di un linguaggio che ha in sé potenzialità indefinite e indefinibili, che vuole prescindere dalle cose così come appaiono per giungere a una profondità che a volte è poco oltre l’immediato e che riassume e concentra in sé tutta l’essenza della realtà.
Il fare artistico diventa, appunto, creazione e l’artista un demiurgo che ha la facoltà di “generare” il reale e di farlo in forme nuove. Al pari delle forme che costituiscono l’essenza visibile dell’opera, in Arnoldo Pomodoro non è casuale, tuttavia, nemmeno la scelta dei materiali e delle dimensioni.

LA FORMAZIONE. Pomodoro studia, infatti, da geometra, per dedicarsi poi quasi subito alla scultura, per la quale sviluppò a poco a poco un’enorme passione, all’inizio degli anni cinquanta. Lentamente il suo linguaggio caratteristico, informale, si va evolvendo adattandosi di volta in volta alle caratteristiche del materiale usato: prima l’oro e l’argento, per dei monili, poi il ferro, il legno, il cemento ed il bronzo, che diverrà la sua materia base, prima per opere di piccole dimensioni e poi per le sculture monumentali che lo hanno reso celebre.
L’evoluzione verso opere sempre più grandi è dettata sempre dalla necessità di dare corpo alle esigenze interiori. La svolta in questo senso arriva nel 1961 e 1962, quando fa parte con Lucio Fontana ed altri del gruppo informale “Continuità“. Grazie questo gruppo raffina, infatti, una propria cifra stilistica, esprimendo la propria arte nell’equilibrio tra le geometrie esterne e i meccanismi interni delle sue opere monumentali, più adatte alle sue capacità espressive di quelle di dimensioni ridotte, che non gli permettono di indagare all’interno del soggetto rappresentato.

Per approfondire
Arnaldo Pomodoro, a cura di Rudy Chiappini, Ed. Skira
Arnaldo Pomodoro, Libro per le sculture di Arnaldo Pomodoro, immagini di Ugo Mulas, conversazione con Francesco Leonetti, interventi di Guido Ballo, Alberto Boatto, Gillo Dorfles, presentazione di Sam Hunter, Milano, G. Mazzotta, 1974, e successive edizioni.

Link
Arnaldo Pomodoro su Wikipedia
Fondazione Arnaldo Pomodoro
Centro TAM

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