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Mamma mi si è rotta la scuola

Domenica 24 Ottobre 2010, 17:35 in Recensioni, Scienza e comunicazione di

La scuola italiana va a pezzi e non si capisce bene di chi sia la colpa di questo sfacelo? Addossare ogni responsabilità alla nuova riforma e al Ministro Mariastella Gelmini che l'ha voluta è fin troppo facile. La verità è che la scuola, intesa come istituzione sociale responsabile dell'istruzione, formazione ed educazione delle giovani generazioni, è in crisi da tempo. E anche se oggi sembra esserci un nemico comune contro cui combattere come la Gelmini colpevole semmai di aver inferto il colpo di grazia a un sistema già agonizzante, l'impressione a guardare più in profondità è che sia in atto, piuttosto, un tutti contro tutti in cui nessuno tra alunni, insegnanti , presidi, istituzioni e perfino genitori può dirsi al di sopra di ogni sospetto e inattaccabile.

Due nuovi libri rafforzano questa impressione cercando di dare il punto di vista di chi la scuola la vive tutti i giorni sulla sua pelle dalla parte più scottante della cattedra: quella degli insegnanti. Antonella Landi, ad esempio, ci propone "la versione della profe" in Tutta colpa dei genitori (Mondadori, 2010), mentre la collega Mila Spicola scrive "lettere di una professoressa" in La scuola s'è rotta (Einaudi, 2010)

Tutta-colpa-dei-genitori_landi.jpg"Se chiedete a un insegnante, dirà che il vero nemico quotidiano del suo lavoro non sono gli studenti indomiti, i tagli ai fondi di un nuovo ministro o il cattivo stato delle strutture scolastiche, ma i genitori. È colpa loro scrive, infatti, Antonella Landi, se il ruolo e l'identità degli insegnanti sono stati degradati, la loro autorità delegittimata, la loro professionalità vilipesa." Così la "Profe", ovvero l'insegnante con gli anfibi diventata nota con libri, blog, radio, giornali e tv si "vendica" raccontando con arguzia e ironia un divertentissimo ricevimento genitori, campionario delle varie tipologie: il genitore assente, il genitore disarmato, quello delegante, quello "ggiòvane ", il genitore che fa finta di non esserlo e quello che "lasciamo che si esprimano!", il genitore che ha studiato e fa sfoggio di cultura e quello che "troppo studio fa male", quello arrogante, competitivo, che fa i compiti al figlio e vuole un voto alto per sé." Con un pizzico di indulgenza in più, ma neanche tanto, Landi racconta, ovviamente, anche degli studenti che di questi genitori sono prodotto. Si tratta quindi di un libro largamente "impopolare, che potrebbe far discutere, senz'altro innervosire coloro che si riconosceranno nel bestiario dei genitori" e l'Autrice ne è ben consapevole. Ma consiglia di astenersi dal leggerlo semmai "ai permalosi, ai portatori di coda di paglia e ai deficienti di umorismo". Che "peperino" la "profe"!

Più pacata per stile, ma non per questo meno sferzante nei risultati, la scelta di Mila Spicola che prende idealmente carta e penna e scrive lettere. Quindici per l'esattezza: a Don Milani, al primo della classe, all'ultimo della classe, a una mamma, al presidente della Repubblica ... per raccontare il disastro della scuola italiana. Al prete di Barbiana ad esempio scrive:

La-scuola-s'è-rotta_spicola.jpg "Caro don Lorenzo, sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? Quarantadue? Quarantatre? Il mondo è cambiato mille volte da allora. Eppure io mi ritrovo a insegnare incredibilmente nella scuola dei tuoi poveri Gianni, sempre più distinti dai ricchi Pierini. Non a Barbiana, bensì in una periferia palermitana. Quaranta anni fa, ci avevi convinti tutti. Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l'avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro".
Il riferimento ovviamente è alla nuova riforma scolastica voluta da Ministro Maria Stella Gelmini a cui si rivolge con un'altra lettera: "Egregio Ministro, dirà lei: non ne posso più di sentirvi, voi insegnanti. Si consoli, non è da solo: molti lo stanno già dicendo insieme a lei, che si son stufati di sentirci. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilità e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento". Non si sa a quale delle due categorie appartenga invece il suo ex allievo Tony T., ma di certo anche lui si è guadagnato la sua bella missiva, che poi è a sua volta una risposta. "Caro Tony T., il Primo degli Ultimi. Così dicevi contento e soddisfatto. «Proessorè, sugnu u primu d'i peggiu da scola, ma sugnu puru u cchiù beddu i tutti» (Sono il primo dei peggiori della scuola, ma sono anche il più bello di tutti). Tu sei quello su cui ho pianto più di tutti gli altri e ancora mi ritrovo a piangere nonostante siano trascorsi, quanti anni? Sì, quattro anni. Trovare una tua lettera nella cassetta della posta è davvero l'ultima delle cose che mi sarei aspettata. Intanto non c'era il mittente. Furbo tu, eh? Anche perché, in effetti, «Tony T., cella 46, carcere Pagliarelli, Palermo» non fa proprio un bell'effetto, esibito su una busta".

Che dire?! Non ci resta che piangere?! Direi di no! I due volumi pungolano senza sconti per nessuno come per indurre alla riflessione piuttosto che alla rassegnazione e infatti il titolo che ho scelto per questo post richiama il più scanzonato Mamma ho perso l'aereo e sequel in cui ci sono sì i cattivi di turno, ma se il pargolo si trova all'improvviso da solo ad affrontarli è anche colpa delle sue intemperanze e della distrazione genitoriale nelle caotiche famiglie di oggi.

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2 commenti
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25 Ott 2010
alle 16:04

Antonio bonario.

INVECE delle sanzioni ai bambini,si dovrebbero mandare

certi genitori a scuola di genitori, prchè la prima educazzione

all rispetto dell'alti si fà a casa,poi la storia ecc.ecc. ha scuola.   antonio bonario.

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25 Ott 2010
alle 14:40

paopasc

C'è un recente lavoro spagnolo sui risultati pedagogici rispetto al tipo di educazione familiare ricevuto, tipo impositivo o tollerante,e insomma il risultato è che un'educazione familiare permissiva disponeva meglio ad imparare.

A cosa imputare allora il presunto sfascio scolastico attuale?

Vi è una differenza sostanziale di atteggiamenti tra quando andavo a scuola io e adesso, dal punto di vista dei genitori. Ma questi genitori sono più permissivi o rigidi dei nostri, e se sono più permissivi com'è che non ne risulta una generazione migliore dal punto di vista dell'istruzione?

Evidentemente va rivisto il significato di permissività e tolleranza. Il guadagno netto che c'è stato è quello di una maggiore sfrontatezza giovanile piuttosto che una liberazione dagli obblighi gravosi. Questo guadagno in sfrontatezza, ovviamente, si manifesta contro ogni imposizione, anche quella scolastica.

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