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La cucina dell'identità

Venerdì 15 Ottobre 2010, 15:02 in Cucina e gastronomia, Psicologia e neuroscienze, Recensioni di

La-cucina-delle-identità_Miglio-Provana.jpgViviamo in una società che divora, perché ha fame di mamma.
Non ci credete? E a cosa non credete? Che divoriamo? Che abbiamo fame di mamma? O che divoriamo qualcosa che abbiamo in abbondanza per sostituirne un'altra mancante?

Dal punto di vista psicoanalitico la cucina e il cibo hanno notoriamente a che fare con l'oralità e con la figura materna. E questo l'aveva già detto Freud. I disturbi del comportamento alimentare, oggi sempre più diffusi, in passato venivano spiegati con un problema nel sistema familiare e in particolare nella relazione madre-figlia. E oggi, nonostante si dia molta importanza al ruolo dei media e delle pressioni extra-familiari e vi siano prove anche di un substrato biologico e genetico dietro i problemi alimentari, tra gli esperti continua a rimanere la sensazione che la relazione madre-figlia sia ancora fondamentale per spiegare ma soprattutto per cercare di venirne a capo.

E' indubbio poi che viviamo in una cultura, ovvero in una civiltà, che ingurgita, consuma, inghiotte; una civiltà mai sazia, ma anche ingorda.
E, infatti, non stupisce che oggi la cucina colpisca sempre più l'interesse del pubblico e dei media. Tuttavia, la mania per la buona cucina, la cucina alternativa, passando dalla cucina salutista a quella etnica e tornando infine a quella tradizionale, o "made in Italy" non sono solo una moda, ma anche un'esigenza. Questa fame esagerata deve essere intesa in senso più ampio di quello strettamente alimentare. La nostra è una società che è anche "avida di senso", ma che, in ultima analisi, rimpiange la madre. Infatti, se da un lato la società è fortemente materializzata, dall'altro la madre, come custode e vestale della casa, della cucina non esiste quasi più.

Ecco dunque che la cucina intesa come laboratorio di studio e preparazione del nutrimento diventa luogo in cui studiare e formare identità. La "psicocucina" non è dunque un gioco divertente in cui applicare le conoscenze psicologiche a un campo che più lontano non potrebbe essere come oggi spesso si fa, presi dalla mania di psicanalizzare tutto, ma un tentativo di capire chi siamo e dove vogliamo andare, come individui e come società, riportando sulla scena una Madre straordinariamente attenta ai bisogni individuali dei suoi "figli".

"La cucina delle identità" (Lupetti Editore, 2005), il libro di Marco Miglio e Roberto Provana va in questa direzione.

Buon appetito! Pardon ... buona lettura!

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