L'arte di curare e guarire
Quella racconta dall'artista biellese Roberto Coda Zabetta nei suggestivi spazi della Galleria Guidi & Schoen è una storia fatta di musica, colore, ma soprattutto di assenza di musica e colore.
I protagonisti di questo racconto sono, infatti, gli africani albini: neri che nascono bianchi per un difetto genetico capace di bloccare la formazione di melanina a livello della pelle, dell'iride, della coroide dei peli e dei capelli. Una rarità, insomma, che però non suscita né curiosità né preoccupazione (legittima) per la salute di queste persone esposte ai raggi del sole equatoriale senza più l'importante azione protettiva del loro filtro naturale. Al contrario. Condannati a una totale perdita della propria identità, vengono ignorati quando va bene o fatti oggetto di superstizioni e pregiudizi quando va male.
Vittime di un razzismo alla rovescia e di una società che il più delle volte riversa contro di essi tutte le paure del diverso che di solito sono i bianchi sono i bianchi ad avere nei confronti dei neri, gli attribuisce poteri taumaturgici, li sacrifica come vittime, li ridicolizza, li discrimina, li condanna all'emarginazione, ne nega l'umanità fino a picchiarli, a violentare le donne e addirittura a ucciderli. "Molti africani, ricorda la Bbc, ammettono di sputare per terra al loro passaggio per scacciare il malocchio; vengono prelevati campioni dei loro corpi e le donne con la carnagione chiara vengono violentate perché è diffusa la credenza che possano guarire dall'Aids".
Tanto per capirci, una delle credenze popolari più diffuse sostiene che gli albini non muoiono come gli altri esseri umani, ma si sciolgono a contatto con la pioggia. Noi diremmo che è un'assurdità, una sciocchezza buona per spaventare i bambini. Tutto però si ferma qui: l'ignoranza e i pregiudizi che ne derivano sono i nemici peggiori da combattere e la società purtroppo non sembra interessata nemmeno a provarci.
Su questa assurdità che diventa dramma quando usata come pregiudizio di fondo nelle interazioni tra adulti, Roberto Coda Zabetta ha plasmato, invece, i volti che fissano lo spettatore dalle cinque opere esposte nella mostra Il Bianco nero.
Fedele alla sua poetica, l'artista utilizza pennellate decise e frammentate, gesti veloci, sceglie una marcata aggressività del tratto, trasmette la sensazione che quei volti dipinti si stiano decomponendo, urlando in modo assordante una rabbia incontenibile.
Il ritmo sostenuto e crescente della composizione fa immaginare l'artista mentre dipinge al suono di una musica che, in questo caso, potrebbe essere quella di Salif Keita, il cantante del Mali, albino di nascita, che non ha mai nascosto i disagi legati alla sua condizione che lo ha portato a essere emarginato dalla società e dalla sua stessa famiglia, all'interno della quale ha dovuto sopportare il rifiuto del padre di rivolgergli la parola proprio a causa del suo aspetto fisico.
I volti dipinti spiccano nel buio grazie al grande formato e all'uso sapiente del colore, sfruttato nella forza della sua presenza o della sua assenza che, analogamente a quella del rumore, quando è totalmente mancante sembra farsi sentire ancora più forte.
La scelta di costruire l'immagine "bianco su bianco" porta a un apparente azzeramento del colore, con lo scopo di denunciare l'annullamento dell'identità dei soggetti rappresentati. Ma allo stesso tempo il "colore-non colore" bianco racchiude in sé tutti i colori dello spettro del visibile, proprio come le mille sfumature che vengono riflesse dall'interiorità dei soggetti dipinti: uniti nella stessa denuncia ma capaci di affermare una propria preziosa individualità.
Si tratta di "Volti non definiti se non dalla propria traccia dell'animo, del carattere, della sofferenza, dell'angoscia e del dolore, quel dolore che bisogna capire fino al punto di usarlo, spremerlo come si spreme la gioia ai suoi massimi livelli."
Una richiesta di aiuto, quindi, ma al tempo stesso anche uno spiraglio di ottimismo: il bianco assume anche la valenza di "colore" della luce che porta con sé la forza della rivendicazione di una giustizia sociale, diventando simbolo della lotta contro i razzismi d'ogni tipo.
Il Bianco nero
dal 30 settembre al 30 ottobre 2010
Galleria Guidi & Schoen
Vico della Casana, 31/r (centro storico) - 16123 Genova
Orario: da lunedì pomeriggio a sabato ore 10-12.30 e 16-19.30
Info: tel. +39 0102530557 +39 0102530557 Fax +39 0102474307
Email info@guidieschoen.com
www.guidieschoen.com
Fonte: Exibart.com