L'arte di curare e guarire

Davanti alla morte siamo tutti uguali. Ricchi o poveri, belli o brutti priamo o poi dobbiamo salutare e lasciare che ci ha amato continui il viaggio senza di noi. C'è però modo e modo di accomiatarsi e l'impressione è che dipenda da come si è vissuto. Lo abbiamo visto coi vignettisti che con l'approssimarsi della morte sentono il bisogno di realizzare la loro "vignetta estrema", una sorta di epitaffio grafico con cui vogliono ricordare la loro passione per l'arte e prendere un po' in giro se stessi e la morte. Spiriti magni dotati di notevole talento e anche grande ironia, senza dubbio. Ma non occorre essere grafici o vignettisti per riuscire a strappare un sorriso a chi invece pensa di poterci ormai solo piangere. Basta un bell'epitaffio scritto di proprio pugno che arrivi dritto al cuore di chi legge tagliente e preciso come una battuta che prima gela e poi riscalda.
Di creativi e divertenti anche al momento del saluto definitivo se ne trovano ovunque: filosofi, scienziati, musicisti ... la professione e la notorietà raggiunta non sono importanti. Tuttavia è più facile trovare auto-epitaffi particolarmente riusciti tra i personaggi del mondo dello spettacolo e gli attori brillanti.
«Amici non piangete, è soltato sonno arretrato» è l'epigrafe scelta, ad esempio, da Walter Chiari. Stroncato da un infarto il 20 dicembre 1991 in un residence di Milano, davanti al televisore acceso, l'aveva confidata all'amico Dino Risi che al momento opportuno si è premurato di far rispettare questa sua volontà.
Un concetto anticipato per altro da Gian Giacomo Trivulzio, condottiero e uomo politico vissuto dal 1440 al 1518, sepolto a Milano nella basilica di San Nazaro Maggiore con l'epigrafe: «Chi non riposò mai ora riposa».
Evidentemente molti personaggi famosi sono accomunati da una cronica mancanza di tempo per riposare oltre che dal senso dell'umorismo.
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