Teragnostica, la prossima frontiera nella lotta al cancro

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nanoparticelle.jpg Il vocabolario medico potrebbe arricchirsi presto di una nuova parola. "Teragnostica" è, infatti, il termine coniato per una nuova serie di tecniche che sfruttano le proprietà di alcune particolari nanoparticelle per effettuare contemporaneamente diagnosi e terapia a uno stadio di precocità del tumore mai raggiunto prima.

La nuova frontiera della medicina oncologica è stata delineata, ad esempio, da una ricerca congiunta delle Università di Milano, Pavia e Saragozza presentata alla X Conferenza internazionale sui materiali nanostrutturati (Nano 2010) che si è tenuta nei giorni scorsi presso il Consiglio nazionale delle ricerche e l´Università La Sapienza a Roma. Questa era la prima volta che l'evento più importante dell'anno per tutti i ricercatori del mondo impegnati nel settore delle nanotecnologie si teneva in Italia. È quindi facile immaginare quale emozione possa essere stata per Dino Fiorani, direttore dell´Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ism-Cnr), presentare insieme con Elisabetta Agostinelli, ricercatrice dell´Ism-Cnr, ed Enrico Traversa dell´Università di Tor Vergata i risultati di questo studio.
Praticamente come giocare "in casa" la finale di un campionato mondiale.

Ma non ce ne sarebbe stato nemmeno bisogno: la portata dei loro risultati è già motivo più che sufficiente per essere orgogliosi.
Lo scenario che ci si apre davanti è quello di poter effettuare diagnosi e terapia insieme, e per di più individuando singole cellule tumorali.

Nel sito GoSalute trovate qualche dettaglio in più su questo studio e sulle altre novità in fatto di nanotecnologie presentate alla Conferenza.

plasmonic-nano-ball_theragnostic.bmp Tuttavia, di teragnostica era già un po' che si parlava. Non ultimo ad aprile, quando a calamitare l'attenzione dei media erano state sempre le nanotecnologie, ma questa volta grazie ai fisici della Rice University e dell'Istituto Lykov dell'Accademia delle Scienze bielorussa che avevano messo a punto una tecnica basata sulle nanobolle plasmoniche (PNB). In pratica si tratta di creare le "nanobolle" colpendo nanoparticelle d'oro con brevi impulsi laser in modo che possano entrare nelle cellule tumorali per renderle visibili e riconoscibili al microscopio (diagnosi) o per farle esplodere (terapia) a seconda della loro dimensione la quale può essere controllata variando la potenza del laser. Le nanobolle trovano applicazione anche in campi diversi dalla teragnostica (vedi ad esempio l'articolo molto chiaro di Science news da cui è tratta l'immagine qui sopra), ma limitandoci alla nanomedicina il vantaggio degli approcci selettivi come questo o come quello presentato a Roma, è che le cellule tumorali possono essere individuate ed eliminate nelle fasi iniziali della malattia, evitando l'uso di tecniche estremamente invasive per il paziente.

Il prossimo appuntamento per ricercatori e semplici appassionati di tutto ciò che riguarda l'infinitamente piccolo è a Venezia dove dal 20 al 22 ottobre si terrà NanothecItaly 2010. E non è detto che non si parli ancora di teragnostica.

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