L'arte di curare e guarire
Lo sa bene Paolo Fabbri, pittore di Bollate, che da alcuni anni trascorre l'estate in città, dipingendo gli scorci più belli dell'hinterland milanese. La sua è una ricerca tra le foto ingiallite dal passato e tra quel poco che non è stato ancora distrutto dalla ruspa e dal cemento. Cascine, edicole votive, vecchie stazioni, osterie e lavoro nei campi sono i soggetti che preferisce immortalare con colori e pennelli. Quest'anno è la volta di Novate Milanese e i "salvagenti" che ne usciranno serviranno per realizzare un calendario per Le cermiche Speretta, il committente. Ma anche «per ricordare una città che non c'è più», se non come tracce sepolte dal rumore e dal caos di oggi.
Fabbro possiede una particolare sensibilità nell'accostarsi alla natura e alle persone che in essa vivono. Nelle sue opere traspare costantemente una rilettura dolce e commossa di tempi, luoghi che solo la nostra memoria ha saputo conservare e mantenere.
Un suo dipinto di grandi dimensioni si trova sullo scalone del Palazzo Seccoborella, sede della Biblioteca.
Donato dall'autore in occasione dell'inaugurazione, nell'opera è rappresentata una scena della vita contadina che sino alla fine degli anni ottanta si è svolta nell'edificio.
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