L'arte di curare e guarire
Lo scrive in prima pagina L'Osservatore Romano, nell'edizione di oggi, domenica 18 luglio, precisando che si tratta di "un 'Martirio di San Lorenzo' ritrovato a Roma tra le proprietà della Compagnia di Gesù".
Per ora è solo un'ipotesi. Lo stesso Osservatore spiega che "per l'ufficializzazione della paternità del dipinto che sta affascinando i critici d'arte, si dovrà attendere l'esito delle indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico", ma pare che ci siano tutti i presupposti per arrivare all'effettiva attribuzione.
"Di certo è un dipinto stilisticamente impeccabile - si legge - bellissimo: notevole è la luce che dal fondo scuro sferza e modella con bagliori improvvisi la superficie dei volumi. Non si può fare a meno di riandare col pensiero a opere come la Conversione di san Paolo, il Martirio di san Matteo o Giuditta e Oloferne. Inutile, però, cadere nel facile tranello di un Caravaggio 'a tutti i costi'."
Ma che sia, se non altro "un caravaggesco della primissima ora, risulta alquanto evidente."
Tutti gli aspetti e le peculiarità sottolineate dall'Osservatore sono in effetti compatibili con lo stile di Caravaggio, ma non sarebbe la prima volta che un caravaggesco viene scambiato per il Maestro.
A prescindere dall'esito delle indagine per me resta un bellissimo dipinto pieno di pathos.
Contenta della scoperta, ma senza falsi entusiasmi è Valeria Merlini che, con Daniela Storti è tra le più importanti restauratrici di dipinti del pittore lombardo, la cui ultima fatica è stata il restauro dell''Adorazione dei pastori' del Museo Regionale di Messina, esposta subito dopo l'intervento alla mostra delle Scuderie del Quirinale di Roma.
"Intorno a Caravaggio - spiega infatti Merlini che, proprio con la Storti, sta curando a Porto Ercole la mostra 'Chiuder la vita' su Merisi - continuamente si accende l'interesse, al punto tale che il desiderio di fare notizia spinge sempre gli appassionati a cercare nuove scoperte. Chissà, magari questa è la volta buona. Io sono sempre molto prudente - conclude - perché mi chiamano spesso per propormi sensazionali scoperte di nuovi dipinti di Caravaggio che poi si rivelano falsi allarmi. Anche i Gesuiti mi avevano cercata per mostrarmi un probabile Caravaggio, che certamente era quello di cui parla oggi l'Osservatore Romano".
Vittorio Sgarbi ha accolto invece la notizia con una certa freddezza. "La notizia sarebbe se si scoprisse un Caravaggio in Lombardia" ha detto, infatti, il famoso critico spiegando, non a torto, che "noi conosciamo Caravaggio solo dalle sue opere romane, napoletane, siciliane e maltesi. Scoprire una sua tela in Lombardia significherebbe conoscere la sua pittura prima del suo arrivo a Roma."
Ma un Caravaggio è sempre un Caravaggio e se l'opera in questione fosse davvero sua, sarebbe comunque una gran bella scoperta.
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alle 08:48
maurizio carucci-negri
Nel mio piccolo mi permetto di dare un contributo alle attribuzioni pittoriche. Ho in casa una Giuditta che una nota studiosa caravaggesca ha valutato compatibile con l'operato di Antiveduto Grammatica, pittore che ha soggiornato a Roma e sembra, abbia talvolta ospitato il Merisi in casa sua. La serva di questo quadro ha una somiglianza impressionante con quella della galleria Borghese, ma non avendo documentazione non posso attribuirlo ad Antiveduto. Nella quadreria di un noto ospedale di Milano, vi è una copia d'epoca, ottima a parer mio, della incredulità di S. Tommaso, ma volendo si potrebbe anche dire che forse è autografa. I Borromeo sono stati tra i primi protettori di Caravaggio e puo darsi che per quella famiglia il C. ne abbia fatto una copia. Dietro le attribuzioni a pittori insigni vi sono talvolta solo spinte meramente economiche, come è risultato da certe "perizie" fatte da un notissimo studioso del Rinascimento italiano, zio di una attrice, di cui per carità, si tace il nome.