L'arte di curare e guarire
Gli ideatori di Tecnoscienza, un nuova rivista semestrale disponibile online e open access, pensano di sì e su questo presupposto hanno costruito il loro intero progetto editoriale.
La rivista promossa dai ricercatori della Società Italiana di Studi Sociali su Scienza e Tecnologia per raccontare e descrivere il ruolo della scienza e della tecnologia nella società, nasce, infatti, dall'esigenza di un cambiamento nell'attuale modo di condividere le conoscenze.
Motivo per cui, del suo comitato scientifico
Il primo numero, online da giugno, rispecchia in pieno questa vocazione alla multidisciplinarietà, affrontando diverse tematiche: dal ruolo sociale e culturale dei nuovi distributori automatici di latte, alle tendenze del giornalismo scientifico, allo studio delle immagini in psicologia, alla crescente delega delle funzioni umane alle macchine.
Un solo cruccio: per leggere il prossimo numero dovremo aspettare sei mesi. Ma per ora godiamoci il primo, ricchissimo, numero.
Quando ho letto il post, mi sono entusiasmato. Capire e valutare l’impatto delle novità scientifiche e tecnologiche sulla società mi sembra uno dei compiti cruciali dell’accademia e del giornalismo divulgativo. È stato così in ogni epoca, in effetti, anche quando non c’erano né accademia né giornalismo ma intanto l’umanità scopriva i modi per utilizzare il fuoco o inventava la ruota – ma oggi gli studiosi e i divulgatori ci sono e certi compiti spettano a loro più che ad altre figure capaci di svolgere questo ruolo in passato, come i druidi o i sacerdoti.
Uno dei motivi d’entusiasmo era anche personale: agli inizi della mia carriera giornalistica ho curato una rubrica dedicata all’analisi delle ricadute sociali delle novità tecnologiche, e simili argomenti hanno accompagnato sempre il mio lavoro.
Così ho cliccato subito sul link riportato da Emanuela Zerbinatti... ma sono rimasto un po’ basito.
Il lavoro svolto dai redattori di Tecnoscienza è interessante, le loro indagini e le loro opinioni (mi riferisco soprattutto al saggio di Bobbio/Guzzetti/Pellegrini sul ruolo degli esperti) sono ben argomentate.
Tuttavia c’è una specie di peccato originale in tutta l’operazione, e anche Emanuela lo ha notato nella chiusa del suo post: la cadenza semestrale.
Cioè, siamo nell’epoca di internet e della diffusione della conoscenza in tempo reale; la rivista stessa è distribuita online utilizzando strumenti informatici che permettono di allargare moltissimo (anche grazie all’economicità) il pubblico raggiungibile; le potenzialità per favorire approfondimenti e suscitare dibattiti sono tutte lì, solo da afferrare senza paura... e si fa una rivista SEMESTRALE come ai tempi gloriosi in cui l’unico modo per divulgare le conoscenze era la carta stampata?
Uno strumento potenzialmente così moderno utilizzato in modo così, be’, antico. Un’antichità che è solo di pochi decenni fa, va detto, ma che però è stata già resa tale dal progresso scientifico e tecnologico.
Intendiamoci, magari sono io che non sto capendo qualcosa. Nel qual caso ho scritto sciocchezze.
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alle 19:02
Emanuela Zerbinatti
No no che sciocchezze. Anche a me sei mesi sembrano davvero tanti tra un numero e il successivo. Più che tempi da carta stampata" li definirei da enciclopedia.
E non è che dentro ci siano miliardi di articoli per cui a realizzarli ci vuole tutto quel tempo. Ma anche fosse basterebbe pubblicarne pochi per volta, anzi, sarebbe meglio così il lettore si affeziona torna, ma soprattutto ha tempo per legggere con calma ma con una certa regolarità piuttosto che leggersi d'un botto tanti articoli e poi non pensare più alla rivista per mesi
Ho anche provato a pensare che la rivista non può pagare i redattori degli articoli. La piattaforma è gratuita e la usano nelle università per pubblicare le loro riviste: consente autonomia da esperti in informatica perché gestirla è come pubblicare un post in un blog di blogosfere. Infatti molte riviste che avevano siti web propri si sono trasferiti lì. Ma oltre all'autonomia degli informatici resta il fatto che ci vuole qualcuno che prepari scalette distribuisca compiti o cerchi di organizzare in modo coerente per ogni numero i contributi che gli arrivano.
Non so se il problema sia la mancanza di fondi per queste persone ma il sospetto è forte. O almeno spero sia così perché se fosse per sceltasarebbe una vera contraddizione, proprio come hai detto tu Guido.