L'arte di curare e guarire
Si tratta di un premio molto ambito e prestigioso per chi ha a cuore la salute dei pazienti nel senso più ampio e vero del termine. Viene attribuito infatti ogni due anni a figure o gruppi che hanno contribuito all'individualizzazione della cura e all'integrazione di pratiche efficaci da culture mediche diverse.
La Scuola di Umanizzazione della Medicina, ente formativo promosso da alcune Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere, dalla Regione Piemonte, da Enti locali e Consorzi Socio-Assistenziali, cerca attraverso le sue iniziative, di stimolare la riflessione sui temi del dolore, della malattia e della morte, affiancando il pensiero della medicina a quello dei malati, le parole della filosofia a quelle della scienza, con l'intento di aiutare attraverso la sola riflessione, la crescita di una medicina più umana.
Il San Raffaele, che da sempre pone l'uomo e la persona al centro della cura, promuove questo ideale anche nei suoi pazienti più piccoli e, infatti, in linea con l'edizione di quest'anno del premio che si è focalizzata in particolare sull'ambito della formazione e dell'informazione ammettendo esclusivamente progetti di carattere formativo ed informativo che intendessero promuovere e sviluppare secondo schemi innovativi il tema dell'umanizzazione delle cure non solo tra gli operatori sanitari, ha realizzato un percorso per accompagnare bambini e genitori in un viaggio nello spazio un po' speciale, nel senso che lo scopo era quello di migliorare gli aspetti di accoglienza dei piccoli pazienti che si apprestano a effettuare un esame Neuroradiologico ed in particolare la Risonanza Magnetica attraverso la metafora della navicella in cui entrare per andare a esplorare mondi misteriosi e lontani.
Il contesto diagnostico, infatti, proprio per l'aspetto imponente dei macchinari e per la condizione di costrizione cui il piccolo è necessariamente sottoposto, con necessità di sedazione in età prescolare, può incutere paure nel bambino ed ansia nei genitori soprattutto legate all'esito dell'esame.
Al fine di ridurre la percezione di medicalizzazione e contribuire a creare un clima di fiducia e di collaborazione tra il bimbo, la famiglia e lo staff curante, si è quindi cercato di creare un ambiente idoneo e un accompagnamento all'esame per il bambino e la sua famiglia.
All'interno del progetto "Oggi farai un viaggio nello spazio!". Accompagnare bambini e genitori nel percorso neuroradiologico è stata creata in pratica una formula ambulatoriale per eseguire l'esame in sedazione senza ricovero ospedaliero, grazie anche alla preziosa collaborazione con i neuroanestesiti pediatrici. E' stata quindi allestita una stanza, adiacente alla sala di attesa, divisa in due parti: la prima dedicata al gioco e al disegno libero guidato; la seconda dedicata al percorso - viaggio che il bambino compie con la guida degli psicologi. Attraverso un percorso tematizzato e ludico, seguito da psicologhe, il bambino può sperimentare anticipatamente le fasi e i rumori dell'esame al fine di migliorare la compliance nei bambini più grandi che non necessitano di sedazione.
Il tema dell'avventura spaziale per ricreare in modo giocoso e positivo l'esperienza che il bambino prova durante l'esame è stato scelto indubbiamente per l'attrazione innata che l'essere umano ha da sempre nei confronti dell'universo, come detto nel post sui problemi medici degli astronauti, ma soprattutto per accendere la fantasia di cui i piccoli sono dotati quel tanto che basta a farli sognare di essere protagonisti di una grande e fantastica avventura. Viene infatti proposta una storia dove il protagonista è un bambino astronauta, così da favorirne l'identificazione, il quale accompagnerà il bambino lungo il viaggio di preparazione all'esame.
Scoprendo nuovi pianeti il piccolo paziente conosce la natura metallica dello strumento (grossa calamita); prende confidenza con l'equipaggio medico (es. il neuroradiologo e l'anestesista spaziale); impara a conoscere i rumori del motore (attraverso delle cuffie); indossa il caschetto e la tuta spaziale (peso e misurazione dei parametri); impara a stare in posa per le foto (fermo o addormentato); conosce lo strumento "campanello" per mettersi in comunicazione con la sala comandi (in caso di emergenza). Dopo aver eseguito il vero e proprio esame al bambino viene consegnato un diploma di coraggio.
Il progetto si propone di avviare quindi un cambiamento nell'approccio al piccolo paziente, improntato più alla persona e ai suoi bisogni, in cui vi sia maggior comunicazione e collaborazione tra il bambino, la famiglia e lo staff medico. E lascerà di sicuro i bambini con la bocca aperta, ma per la meraviglia!
Se volete conoscere qualche dettaglio in più su questo viaggio-diagnostico qui trovate la presentazione in pdf.
Se invece volete conoscere gli altri progetti vincitori insieme a quello del San Raffaele del premio Terzani 2010 vi basta cliccare sul titolo per scaricarne la scheda e il materiale correlato:
Questo post partecipa alla nona edizione del Carnevale della fisica che sarà ospitata su Rangle, il blog di Peppe Liberti col tema principale di Meraviglia, rigore e stravaganza. Una sorta di continuazione e arricchimento di quanto introdotto con l'edizione dedicata al tema "Fisica e arte" ospitata il mese scorso proprio qui su Arte e salute.
Per chi volesse partecipare c'è ancora qualche giorno di tempo. Scrivete i post a tema o sulla fisica in generale nel vostro blog e inviate i link a Peppe.
Probabilmente imaginare di essere solo sardine in una scatola di latta gli avrebbe fatto meno impressione. La risonanza è qualcosa che fa molta paura anche agli adulti e penso che questo percorso dovrebbero introdurla anche per i grandi. Genera molta ansia e non solo perché se ne teme un esito diagnostico, ma proprio perché va a toccare paure ataviche: l'essere immobilizzati e infilati in un tubo strettissimo che fa un rumore infernale non è esattamente un'esperienza positiva :(
Pensandoci, è quasi l'uovo di Colombo! Ma a volte le cose più semplici sono difficili da immaginare, se non si assumen il punto di vista di un bambino. Chissà, magari ai cosmonauti sovietici che negli anni 60 dovevano infilarsi in quelle sfere di latta per essere sparati nello spazio, se avessero potuto dirgli: "Coraggio, fa' finta che sia una risonanza magnetica!"
Sigarette elettroniche per smettere di fumare, ma attenti ai rompiscatole con le "…
Miastenia Gattuso: che cos'è e come si cura
Libro: Il segreto della Gioconda svelato da Silvano Vinceti. Ecco la sua teoria
Titanic 100 anni dopo: scienza conferma prima donne e bambini. Ma è unico caso
Il cervello è una scultura interattiva al MICROmacro di Berlino. Foto
alle 15:11
cinzia campione
penso sia una iniziativa bellissima e vorrei poterla realizzare anche nell'ospedale pedriatico della mia città,Bari.sono una volontaria ospedaliera e la zia di un bimbo operato di tumore al cervello a 3 anni e so che vuol dire sedarlo ancora adesso che ha sei anni per fare i regolari controlli....se potessi ricevere informazioni dettagliate sull'iniziativa sarei grata a tutti