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La solitudine di Escher tra arte e matematica

Domenica 13 Giugno 2010, 10:00 in Carnevale della matematica, Chi è l'artista?, Medicina, scienza e arte di
«Per me rimane una questione aperta
se il gioco di figure [nelle mie opere]

appartiene al regno della matematica o a quello dell'arte.»

Escher ... Escher ...
Chi era costui? Un artista, uno scienziato o, forse, entrambi?

escherization.jpg

Probabilmente entrambi se dovessimo stabilirlo dalla sua storia e dal suo lavoro, come racconta anche Douglas R. Hofstadter nel libro vincitore del premio Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante (Adelphi, 1990).    
«L'opera di Maurits Cornelius Escher - scrive - rappresenta una delle parabole più affascinanti ed enigmatiche dell'arte del nostro secolo. Da un lato colpisce per la sua modernità, testimoniata dai sorprendenti legami con le scienze più avanzate.
Dall'altro approfondisce temi eterni: il rapporto che lega la realtà e la sua rappresentazione, lo spazio e il tempo; e ancora, le affascinanti ambiguità tra simmetria e asimmetria, finito e infinito, differenza e ripetizione.
Il risultato è un intricato gioco di dimensioni e prospettive, al limite del paradosso, che induce l'osservatore a scoprire le abitudini e gli inganni dei propri sensi.
Escher però non è un surrealista che ci rapisce in mondi fantastici. E' piuttosto un costruttore di mondi impossibili, che nelle sue opere rappresenta con rigore e legittimità quel che è realmente impossibile

Certo è che a un certo punto Escher deve essersi sentito terribilmente solo in questa posizione intermedia tra arte e matematica, se scriveva: «affrontando gli enigmi che ci circondano, e considerando e analizzando le mie osservazioni, sono finito nel dominio della matematica e, benché mi manchino completamente educazione e conoscenza scientifiche, spesso mi sembra di avere più in comune con i matematici che con i miei colleghi artisti.». D'altra parte, aggiungeva, «sto ricominciando a parlare un linguaggio che è capito da pochi. Mi fa sentire sempre più solo. Dopotutto, non sto più da nessuna parte. I matematici possono essere amichevoli e interessanti di darmi una paterna pacca sulla spalla, ma alla fine per loro sono solo un dilettante. Gli "artisti" in genere si irritano, e io sono a volte assalito da un immenso senso di inferiorità.»

Oggi per fortuna le cose non stanno più così ed è chiara l'importanza che Escher ha avuto sia per l'arte che per la matematica. Inoltre, è assai difficile trovare qualcuno che non abbia mai visto un suo lavoro: le sue opere sono riprodotte abbondantemente su calendari, carte da gioco, puzzle, cd-rom, siti internet, libri, riviste ...

Certo, essere "popolari" e ricevere questo tipo di attenzioni non è sempre segno di stima e riconoscimento, o un bene per chi le riceve. Ma, al di là dagli aspetti puramente artistico-decorativi e commerciali, le riproduzioni delle immagini create da Escher vengono utilizzate spesso anche per illustrare e spiegare concetti matematici a chi si avvicina per la prima volta a una materia ancora gravata da preconcetti.
Incomprensibile, astratta, lontana dalla vita reale: non c'è bisogno di andare a scomodare gli studenti degli ultimi banchi per sentir dare simili giudizi alla matematica.
Escher ha reso possibile l'impossibile (e viceversa) attraverso un'arte che in più ha il merito di affascinare e rendere comprensibile questo "miracolo" anche a chi altrimenti non avrebbe saputo o voluto cogliere.
Non è stato facile nemmeno per lui, ma come ci spiega Paola Vighi dell'Università di Parma nell'articolo Fare matematica con Escher anche questo tipo di informazioni più "autobiografiche" su Escher possono tornare utili per avvicinare gli studenti a una materia tanto odiata e/o temuta.
"Può essere opportuno, dopo aver presentato Escher - suggerisce - leggere come egli stesso commentasse il suo incontro con la matematica: "(...) vidi un alto muro e poiché avevo il presentimento di trovare qualcosa di enigmatico e di sconosciuto, lo scavalcai faticosamente. Dall'altra parte c'era un deserto (...) fino a quando, seguendo un complicato percorso, mi trovai su una soglia: davanti a me si spalancavano le porte della matematica. Da qui si dipartivano in diverse direzioni molti sentieri ben tracciati. (...) Talvolta mi pare di aver perlustrato l'intera zona, di averne percorso ogni sentiero e di averne ammirato ogni veduta; poi, improvvisamente, scopro un sentiero ancora inesplorato e assaporo nuove delizie". (Schattschneider, Visioni della simmetria. Zanichelli, 1992, p. 21)."


E allora, tornando alla domanda iniziale, chi era Escher e come è diventato "l'artista dei mondi impossibili"?
Cercheremo di capirlo nel
prossimo post.

Questo post partecipa al Carnevale della matematica numero 26 ospitato dall'amico e collega Gianluigi Filippelli del blog Science backstage.

Approfitto dell'occasione per ricordare agli amanti della fisica che l'ottava edizione del "loro" Carnevale si terrà, invece, qui, su Arte e salute. L'indirizzo a cui inviare i propri link è emanuelazerbinatti@blogosfere.it
Le informazioni sul tema scelto le trovate qui.

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17 Giu 2010
alle 13:01

Popinga

Ho trovato le atmosfere precise ed astratte evocate dalle opere di Escher solo leggendo certi racconti di Borges. Se Hofstadter se ne fosse ricordato, avremmo il quarto per una partita a bridge.

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