L'arte di curare e guarire
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Probabilmente entrambi se dovessimo stabilirlo dalla sua storia e dal suo lavoro, come racconta anche Douglas R. Hofstadter nel libro vincitore del premio Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante (Adelphi, 1990).
«L'opera di Maurits Cornelius Escher - scrive - rappresenta una delle parabole più affascinanti ed enigmatiche dell'arte del nostro secolo. Da un lato colpisce per la sua modernità, testimoniata dai sorprendenti legami con le scienze più avanzate.
Dall'altro approfondisce temi eterni: il rapporto che lega la realtà e la sua rappresentazione, lo spazio e il tempo; e ancora, le affascinanti ambiguità tra simmetria e asimmetria, finito e infinito, differenza e ripetizione.
Il risultato è un intricato gioco di dimensioni e prospettive, al limite del paradosso, che induce l'osservatore a scoprire le abitudini e gli inganni dei propri sensi.
Escher però non è un surrealista che ci rapisce in mondi fantastici. E' piuttosto un costruttore di mondi impossibili, che nelle sue opere rappresenta con rigore e legittimità quel che è realmente impossibile.»
Certo è che a un certo punto Escher deve essersi sentito terribilmente solo in questa posizione intermedia tra arte e matematica, se scriveva: «affrontando gli enigmi che ci circondano, e considerando e analizzando le mie osservazioni, sono finito nel dominio della matematica e, benché mi manchino completamente educazione e conoscenza scientifiche, spesso mi sembra di avere più in comune con i matematici che con i miei colleghi artisti.». D'altra parte, aggiungeva, «sto ricominciando a parlare un linguaggio che è capito da pochi. Mi fa sentire sempre più solo. Dopotutto, non sto più da nessuna parte. I matematici possono essere amichevoli e interessanti di darmi una paterna pacca sulla spalla, ma alla fine per loro sono solo un dilettante. Gli "artisti" in genere si irritano, e io sono a volte assalito da un immenso senso di inferiorità.»
Oggi per fortuna le cose non stanno più così ed è chiara l'importanza che Escher ha avuto sia per l'arte che per la matematica. Inoltre, è assai difficile trovare qualcuno che non abbia mai visto un suo lavoro: le sue opere sono riprodotte abbondantemente su calendari, carte da gioco, puzzle, cd-rom, siti internet, libri, riviste ...
E allora, tornando alla domanda iniziale, chi era Escher e come è diventato "l'artista dei mondi impossibili"?
Cercheremo di capirlo nel prossimo post.
Questo post partecipa al Carnevale della matematica numero 26 ospitato dall'amico e collega Gianluigi Filippelli del blog Science backstage.
Approfitto dell'occasione per ricordare agli amanti della fisica che l'ottava edizione del "loro" Carnevale si terrà, invece, qui, su Arte e salute. L'indirizzo a cui inviare i propri link è emanuelazerbinatti@blogosfere.it
Le informazioni sul tema scelto le trovate qui.
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alle 13:01
Popinga
Ho trovato le atmosfere precise ed astratte evocate dalle opere di Escher solo leggendo certi racconti di Borges. Se Hofstadter se ne fosse ricordato, avremmo il quarto per una partita a bridge.