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Saviano e Guerra: le parole e il silenzio

Venerdì 21 Maggio 2010, 09:06 in I pericoli dell'arte, Il senso dell'arte, Letteratura e poesia, Scienza e comunicazione di

Le parole...

«Raccontare oggi il proprio paese significa resistere, non diffamare.  
Le parole cercano di aggiustare il mondo.
Il ruolo del raccontatore, è dire cosa sta accadendo, è dire questo è vero questo ci riguarda. Questa potenza della letteratura fa paura al potere. Perché quel qualcosa diventa di chi lo legge e i lettori sono pericolosi.
Tutto quel che mi sta accadendo lo dimostra: l'hanno innescato loro.
E quindi vorrei che la stessa responsabilità che mi assumo io e che si assumono gli scrittori se la prendessero anche i lettori.
Dobbiamo diventare un'armata pacifica di parole
».

Roberto Saviano

al Sal
one del libro di Torino, presentando la raccolta di racconti "Sei fuori posto" (Einaudi) che ha scritto con Carlo Lucarelli, Valeria Parrella, Piero Colaprico Simona Vinci e i Wu Ming.

E il silenzio...

«Certo, bisogna protestare, ma secondo me non urlando.
Sarebbe bello se tutti gli operai
E le persone che come loro stanno vivendo un periodo di sofferenza.
riempissero una enorme piazza e rimanessero in silenzio;
perché il silenzio è il più grande urlo di protesta che si possa alzare
».

Tonino Guerra
,
ritirando il David di Donatello alla carriera


Due scrittori, due modi di intendere la resistenza attiva ma pacifica.

1
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21 Mag 2010
alle 11:57

paopasc

Noto purtroppo che Saviano ha più credibilità all'estero che in Italia. Segno che solo le parole non sono sufficienti.

Ci sarà qualcuno che non era sensibile alla cosa prima e che ora lo è?

Lo metterei nella categoria del post precedente.

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