Lo sport è un piacere, ma anche un diritto

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«Sfido i miei limiti
ma faccio sport perché mi piace,
senza cercare alcuna rivincita.»
Francesca Porcellato,
medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Vancouver 2010


Lo sport è un'attività che fa bene al corpo e alla mente e che per questo tutti dovrebbero poter praticare con la sola limitazione del gusto e dell'aspirazione personale.
Non è detto, infatti, che tutti possano o vogliano fare del loro sport una professione: la stragrande maggioranza degli italiani che pratica un'attività sportiva lo fa a livello non agonistico per il puro piacere di farlo, mentre solo un'elite aspira e lavora per vincere medaglie e allori olimpici.

Lo stesso discorso dovrebbe valere anche per i malati cronici e le persone con disabilità. Un programma di riabilitazione che mirasse a reinserire in un contesto di vita il più possibile "normale" una persona con un problema di questo tipo, senza puntare anche a rimetterla nelle condizioni di fare sport secondo i suoi gusti e le sue aspirazioni, non potrebbe dirsi completo e, anzi, con tutta probabilità si condannerebbe all'insuccesso, perché lo sport piace a tanti e aiuta a sentirsi bene con se stessi e con gli altri.

Oggi purtroppo non sempre è così e infatti la maggior parte delle persone sane che vede un disabile fare sport pensa che sia un eroe o una persona che vuole dimostrare qualcosa a se stessa ma soprattutto agli altri. Non siamo abituati a vedere le persone con una disabilità fare sport per puro divertimento, ma non è colpa solo della nostra cieca indifferenza a tutto ciò che non ci tocca da vicino. Il fatto è che oggi fare sport per un disabile è davvero un'impresa eroica. Non è però la disabilità in sé il problema, ma l'incapacità di considerare lo sport come una necessità importante della vita anche per le persone con disabilità.
Se non ci sono strutture e attrezzature adatte o allenatori specificamente formati sufficienti per tutti tanto che perfino la nostra elite di atleti paralimpici professionisti deve faticare non poco per stare al passo coi programmi di allenamento dei professionisti di altre nazioni, è perché finora nessuno aveva mai pensato allo sport come a un diritto da garantire alle persone disabili.

Per fortuna sembra che qualcosa stia cambiando quanto meno nel contesto della medicina riabilitativa come è emerso in occasione del congresso congiunto ESPRM e SIMFER sulla medicina riabilitativa che si è svolto a Venezia questa settimana.
Motivo per cui oggi ho scelto questa frase di Francesca Porcellato, portabandiera alle paralimpiadi di Pechino 2008 e fresca vincitrice di una medaglia d'oro a Vancouver 2010, per la nostra rubrica domenicale Sportivamente - pensieri e parole nello sport, proprio per sottolineare una volta di più l'importanza di considerare la pratica sportiva tra le attività da garantire anche a tutte le persone con disabilità.

Certo, se poi vogliamo considerare "eroica" la nostra Francesca Porcellato, perché ha un carisma eccezionale, ha vinto di tutto e di più ed è una delle poche atlete al mondo che può vantare medaglie e allori paralimpici conquistati in discipline diverse sia estive che invernali siamo liberi di farlo, ma non diciamolo a Francesca: per lei è tutto … "normale" divertimento.

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