L'arte di curare e guarire
L'ambito premio messo in palio da L'Oreal in collaborazione con la Commissione nazionale per l'Unesco quest'anno è andato a Cinzia Chiandetti, psicologa trentenne che studia la cosiddetta fisica ingenua; Valentina Domenici, 33 anni, chimica impegnata a studiare una nuova generazione di agenti di contrasto per la risonanza magnetica di imaging (Mri); Marina Faiella, 25 anni, chimica che punta a sviluppare proteine artificiali; Lavinia Nardinocchi, biotecnologa 28enne che indaga sulle potenzialità di un mix di zinco e chemio o radioterapia contro il glioblastoma; Maria Ludovica Saccà, biologa di 27 anni, che usa microrganismi per la rimozione di farmaci, droghe e pesticidi dalle acque.
Le cinque scienziate, rigorosamente under 35, scelte a insindacabile giudizio della giuria presieduta dall'oncologo Umberto Veronesi, sono state "incoronate" ieri a Milano (qui il video di AdnKronos con le loro prime impressioni), davanti a un nutrito parterre istituzionale che non ha risparmiato parole di lode per le vincitrici e incoraggiamento per tutte le altre giovani donne che lavorano sodo tra le difficoltà comuni a tutti i ricercatori soprattutto in Italia e quelle specifiche dell'essere donna nella scienza e nella società.
Nello speciale For women in science di AdnKronos trovate le dichiarazioni in proposito di alcuni personaggi del mondo della politica e della scienza presenti alla cerimonia."Le donne vengono troppo spesso discriminate e incontrano serie difficoltà nel loro percorso di carriera. - ha dichiarato Giorgina Gallo, Presidente e Amministratore delegato L'Oréal Italia - Le Borse di Studio L'Oréal Italia per le Donne e la Scienza sono la testimonianza dell'attenzione e dell'impegno della nostra Azienda nei confronti del ricerca scientifica in rosa. Con questo premio vogliamo infatti sostenere e tutelare la ricerca al femminile perché crediamo nel talento e nelle doti delle giovani donne".
A ciascuna delle neo-vincitrici andrà una borsa di studio del valore di 15 mila euro per proseguire la propria attività di ricerca. Ma non è solo questo contributo, comunque prezioso specie in tempo di crisi, a rendere "L'Oreal Italia per le donne e la scienza" così ambito.
Dal 1998, anno della sua istituzione, l'alleanza L'Ore'al-Unesco ha sostenuto nella dura strada della ricerca 'in rosa' mille scienziate di tutto il mondo grazie alle sue borse di studio. Con l'istituzione nel 2002 del programma "L'Oréal Italia Per le Donne e la Scienza", 35 di queste borse di studio sono state assegnate ad altrettante scienziate italiane.
C'è quindi il valore simbolico del riconoscimento internazionale, ma anche la speranza che il premio possa portare fortuna anche a qualcuna delle nostre ricercatrici in chiave Nobel.
Fra i cervelli che si sono aggiudicati il premio L'Oreal-Unesco 'For Women in Science' negli anni passati ci sono, infatti, anche Elizabeth Blackburn, la ricercatrice statunitense che, per la sua rivoluzionaria scoperta sul ruolo dei telomeri nell'invecchiamento cellulare, si è guadagnata il Nobel per la medicina nel 2009, e l'israeliana Ada Yonath, a cui è andato il Nobel per la chimica 2009 per i passi avanti nello studio dei ribosomi, strutture cellulari che costruiscono le proteine.
Vediamo dunque chi sono e cosa fanno le nostre 5 vincitrici.
Cinzia Chiandetti, ricercatrice che si occupa di cognizione animale presso il Centro interdipartimentale mente/cervello (Cimec) dell'Università di Trento a Rovereto ha vinto grazie al progetto "La fisica nel pollaio" il progetto di Lo scopo dello studio, che sarà svolto sul pulcino di pollo domestico (Gallus gallus), è comprendere se la rappresentazione mentale degli oggetti e delle loro interazioni (in base alla geometria e alle proprietà fisiche) siano conoscenze precostituite o meno. "Anche chi non ha avuto un addestramento scolastico formale è comunque in grado di crearsi una rappresentazione degli oggetti del mondo fisico, e di interpretare le loro interazioni secondo categorie cognitive semplici", ha spiegato Chiandetti. Si tratta quindi di indagare le origini biologiche di questa fisica ingenua.Valentina Domenici, post-doc alla University of North Carolina (Usa) e Marie Curie Fellow al Jozef Stefan Institute di Lubiana, e dedita da anni allo studio di una nuova generazione di agenti di contrasto per l'imaging a risonanza magnetica (Mri) a 7 Tesla, un importante strumento diagnostico per i tumori ha vinto invece grazie a un progetto per individuare degli agenti di contrasto che siano specifici per i diversi target. Attualmente, infatti, queste sostanze non sono selettive, ma raggiungono indistintamente tutte le aree del corpo, rendendo necessarie elevate concentrazioni. Il suo progetto "Caratterizzazione chimico-fisica di nuovi agenti di contrasto per risonanza magnetica di imaging (Mri) a 7 Tesla" sarà condotto presso il Dipartimento di chimica e chimica industriale dell'Università di Pisa.
Marina Faiella, dottoranda alla Università Federico II di Napoli, e più giovane delle cinque, si occupa di proteine artificiali, in particolare delle loro potenzialità "ecosostenibili". Il contributo di 15 mila euro le servirà per indagare le possibili applicazioni di nuove proteine sintetiche in processi industriali, farmaceutici e diagnostici. L'obiettivo della ricercatrice è dotare queste molecole di funzioni non ancora osservate in natura. Il progetto "Modelli di metalloproteine: sviluppo di sistemi cataliticamente attivi" punterà alla sintesi di mini molecole (contenenti metalli e in grado di innescare o velocizzare le reazioni chimiche) che potrebbero essere utilizzate come sensori o agenti detossificanti. Lo studio sarà condotto presso Dipartimento di chimica Paolo Corradini dell'ateneo campano.
L'altra giovanissima Lavinia Nardinocchi anch'essa a conclusione del suo dottorato, lavora, invece, nel campo dell'Endocrinologia e medicina molecolare presso l'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. Il suo obiettivo è studiare gli effetti della combinazione chemio-zinco e radio-zinco sulla crescita del glioblastoma, il tipo di tumore al cervello più diffuso (rappresenta 50 per cento di tutti i tumori del cervello diagnosticati ogni anno), più aggressivo e più difficile da trattare.
I risultati di studi condotti precedentemente dall'Istituto romano indicano che lo zinco potrebbe riattivare la sensibilità di alcuni tipi di tumori ai farmaci antitumorali. L'obiettivo del suo studio sarà quindi quello di indagare la reale efficacia di una terapia combinata con questa molecola - attraverso esperimenti in vitro e su modelli animali - contro la proliferazione del glioblastoma.
L'ultima (ma solo per ordine alfabetico) Maria Ludovica Saccà, European PhD all'Università di Bologna, studia, infine, i contaminanti emergenti, i loro effetti sugli ecosistemi acquatici e l'uso dei microrganismi per la loro rimozione. Un problema che possiamo ben comprendere visto che il dramma degli scienziati impegnati a risolvere la difficile situazione della marea nera viene messo ogni giorno sotto i nostri occhi dai media.
La borsa di studio assegnata a Saccà andrà infatti proprio per un progetto in questo campo. "I rischi - ha spiegato la ricercatrice - vanno dai danni collaterali agli organismi non bersaglio, fino ai fenomeni di farmaco-resistenza. La studio indagherà l'uso di microrganismi batterici o fungini nelle strategie di decontaminazione."
Fonte: AdnKronos Salute
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