L'arte di curare e guarire
Gli esperti citano dati diffusi nelle scorse settimane dall'assessorato alla Salute del Comune di Milano in cui spiccano 47 mila lavoratori in difficoltà, l'80% dei quali (oltre 37 mila) con già problemi psicologici riconducibili a una sindrome da lavoro precario.
Si tratta di numeri che riportati su scala nazionale diventerebbero a sei cifre. Difficile infatti pensare che fuori dalla Lombardia le cose siano poi tanto diverse. Milioni di connazionali affetti da questa nuova sindrome che rischiano di rimanere anonimi e senza aiuto per la natura stessa del problema che impone di nascondere a se stessi e agli altri la sua esistenza.
A tracciare il loro identikit è Paola Vincinguerra, presidente dell'Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) e direttrice dell'Uiap (Unità italiana attacchi di panico), parlando di persone che passano le notti in bianco e la mattina arrivano al lavoro con l'ansia e il cuore in fibrillazione perché ogni giorno potrebbe essere l'ultimo e la cattiva notizia può arrivare all'improvviso e da chiunque.
La sospettosità che ne deriva è infatti un altro elemento chiave della sindrome del precario: datori e superiori diventano nemici pronti a colpire e ogni collega è un potenziale traditore. Uffici e fabbriche vengono vissuti come fossero alternativamente campi di battaglia o palcoscenici in cui mettersi in mostra cercando di evitare il peggio. Il capo va accontentato sempre e comunque, ma una volta tornati a casa la rabbia repressa si sfoga. E a farne le spese sono le persone più care, amici e familiari.
E il fisico. Tachicardia, insonnia, tensione, dolori articolari, mal di testa sono infatti i primi sintomi.
Questo il ritratto del tipico precario del 2010,
preoccupante soprattutto per il numero di persone a cui fa riferimento e la probabilità che più persone ne soffrano nello stesso luogo di lavoro. Dall'ultimo sondaggio online condotto dall'Eurodap sull'emergenza precarietà - sottolinea la psicologa e psicoterapeuta - è emerso che, "su 300 persone tra 25 e 55 anni, il 70% ha dichiarato di trovare proprio sul posto di lavoro la maggiore fonte di stress. Di questi, il 60% teme i colleghi mentre il 40% si dice completamente assoggettato al capo per paura di essere licenziato".Anche le Aziende si stanno però attivando, consapevoli, forse, che essere simili a polveriere pronte ad esplodere non aiuta in un momento in cui sarebbe quanto mai utile mantenere la calma per salvaguardare qualità e produzione e sperare di resistere così alla crisi. Da una ricerca Gfk/Eurisko commissionata dall'Ordine lombardo degli psicologi, risulta che nel 2007-2008 il 14% delle aziende lombarde (circa 4 mila) è ricorsa allo psicologo, e che oltre il 20% (6 mila aziende) sarebbe interessato a usufruire delle competenze di questo esperto.
Da qui l'intenzione degli psicologi lombardi di entrare nelle aziende per curare i sintomi del mal di recessione: "Siamo in contatto con l'Associazione lombardia dirigenti aziende industriali (Aldai) - ha spiegato nei giorni scorsi il neo presidente dell'Ordine regionale psicologi, Mauro Grimoldi - e contiamo di arrivare presto a una convenzione".
L'assessore milanese alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna, ha già annunciato un tavolo con Assolombarda e Unione del commercio per portare davvero lo psicologo in azienda.
Le iniziative restano però fondamentalmente a tutto campo. "A fine marzo - sottolinea Grimoldi - si concluderà l'esperimento dello psicologo di quartiere in farmacia", promosso da Landi insieme all'ex direttivo degli psicologi lombardi. "Entro l'estate avremo i risultati. E' un progetto che vogliamo riprendere", ma per intercettare il disagio metropolitano "riteniamo necessario intervenire anche nei luoghi più 'caldi' come appunto le aziende, le scuole e le discoteche", annuncia il presidente.
Fonte: Adnkronos Salute
A leggere così superficialmente i dati, credo che proprio il luogo di lavoro costituisca una fonte di stress, sul quale si innesca lo stress della precarietà e del diventare ostaggio dei possibili capricci di datori e direttori.
Sai se esistono iniziative e strutture volte a mitigare e assistere i lavoratori in giro per il mondo?
Lo dico perchè, per esempio, in Germania pensano all'energia solare pur avendo un'irradiazione luminosa circa metà della nostra (come esempio di lungimiranza e attenzione alle cose dei politici italiani, voglio dire)
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alle 13:52
Me
Ma non sarebbe meglio riportare semplicemente il lavoro stabile e tutelato come forma normale di lavoro?????