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Per Haiti i colossi farmaceutici hanno il “braccino corto”

Sabato 23 Gennaio 2010, 09:44 in Notizie, Scienza e comunicazione di
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Il devastante terremoto che ha colpito Haiti lo scorso 12 gennaio ha scosso le coscienze sopite di molti ma non di tutti e così, nella grande e generosa mobilitazione generale, si scoprono virtuosi e viziosi.

Prendiamo le aziende farmaceutiche: nel complesso hanno donato a favore degli haitiani 9 milioni di dollari in contanti, più farmaci e attrezzature varie.
Un esempio di grande generosità?

Ma manco per niente!

Certo, la cifra può sembrare enorme a noi comuni mortali, ma secondo Pharma Marketing Blog per le loro possibilità potevano anche sforzarsi un po' di più.

"Finora la cifra donata è di circa 9 milioni di dollari cash e poco più di 15 milioni di dollari in farmaci e attrezzature, frutto degli incassi giornalieri globali dovuti alla vendita di farmaci da prescrizione", spiega infatti John Mark, consulente di mercato per alcune tra le più importanti aziende dell'industria farmaceutica e fondatore del blog. "Peccato che tale "generosa" donazione corrisponda solo allo 0,4% di quei 2 miliardi, dollaro più dollaro meno, stimati come introito quotidiano dalla vendita di farmaci da prescrizione."
In effetti, il mercato di questi prodotti farmaceutici nel 2008 è stato stimato intorno ai 750 miliardi di dollari che al giorno fa appunto 2 milioni.

"Tutto sommato sono stato più generoso io!", fa notare Mark, "ma - aggiunge - molti semplici cittadini nel mondo potrebbero dire la stessa cosa. Faccio un esempio concreto: Cheap Joe's Art Supplies - un negozio di rigattiere dal quale ogni tanto mi servo - ha donato il 5% degli incassi di giovedì scorso. Io ho appena donato il 4% del mio stipendio giornaliero: ancora qualche dollaro e avrei raggiunto anche io il 5%, cioè più di dieci volte la percentuale di Big Pharma!"

"Se Cheap Joe ed io possiamo fare questo sforzo, - conclude Mark - perché le industrie farmaceutiche non possono farlo?"

Bella domanda! A chi l'onore e l'onére della risposta?

Nell'attesa potremmo anche divertirci a scoprire i generosi e i taccagni tra i vari colossi farmaceutici grazie all'immagine fornita dallo stesso John Mark, relativa alle donazioni pro-Haiti che ciascuno di loro singolarmente ha fatto.

C'è comunque sempre tempo per rimediare passando da viziosi a virtuosi e, considerando le principali necessità di Haiti oggi, direi che a molti basterebbe aumentare anche solo la quota di farmaci e strumentazioni donate piuttosto che di contanti, ivi comprendendo ovviamente anche prodotti energetici e nutrizionali bilanciati che sono indispensabili tanto quanto i farmaci per un pieno stato di benessere come sancisce l'OMS, quale vero e sacrosanto diritto di tutti.
Della stessa opinione è anche l'esperta farmacologa del network Blogosfere Massimilla M
anetti Ricci del blog Il serpente di Galeno, la quale ieri, in un commento a "caldo" della notizia, mi diceva che le industrie farmaceutiche "potrebbero ideare un piano per l'accesso ai farmaci essenziali, dei quali pure per me fa parte anche il diritto ad una adeguata nutrizione".

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