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Edilizia antisismica per il Terzo mondo

Giovedì 28 Gennaio 2010, 17:55 in Architettura e design, Scienza e comunicazione, Video di
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Il recente terremoto di Haiti ha sollevato parecchi interrogativi sulla possibilità di questo Paese di rinascere una volta superata la fase di emergenza assoluta.

C'è chi sostiene che parlare di "ricostruzione" è non solo impossibile, ma addirittura senza senso.
A parte il dramma umano che ha letteralmente decimato una popolazione e lasciato i superstiti completamente allo sbando, "cosa si pensa di poter costruire ad Haiti? Quello che c'era prima del terremoto?" si chiedono, ad esempio, tutti quelli che per aiutare nella lotta alla fame e all'indifferenza vivevano in questa terra da anni.
Questa è un'area dove la povertà ha messo a rischio la vita di milioni di persone non solo portando a una cronica mancanza di cibo, acqua, igiene e cure mediche, ma anche e soprattutto impedendo di costruire abitazioni e strutture adeguate a un'isola continuamente esposta al rischio di eventi climatici e sismici devastanti.

Il recente terremoto è solo l'ultima di una serie di gravi calamità naturali che hanno colpito Haiti e non è stato una sorpresa per alcuno, tanto meno per i sismologi che da sempre considerano quest'area geografica a rischio di eventi anche più gravi di quello del 12 gennaio.
Per qualche esperto, infatti, The Big One non sarebbe ancora arrivato ad Haiti e per continuare a vivere qui sarebbe necessario quello che serve in ogni Paese a forte rischio sismico: enti e mezzi preposti al monitoraggio geofisico e soprattutto strutture antisismiche adeguate.

Quello che tutti si chiedono è quanto queste necessità siano compatibili con le risorse economiche di un Paese che non riesce nemmeno a sfamare la sua popolazione.
A portare un filo di speranza ci ha pensato Roberto Paolucci, docente di Ingegneria Sismica del politecnico di Milano in una video-intervista pubblicata su YouTube nella quale spiega come anche un'edilizia povera e tecnologicamente non avanzata simile a quella di Haiti può adattarsi alle più note norme antisismiche, a patto però che la ricostruzione vera e propria sia preceduta da una fase di progettazione che comprenda anche lo studio del territorio per identificarne caratteristiche e punti di maggior rischio.

Haiti può rinascere ma se sarà una semplice copia di quella di prima con tutte le sue difficoltà e i suoi pericoli o una Haiti totalmente nuova e vivibile dipenderà anche da quanto si inizierà a fare fin d'ora e da quanto aiuto e competenze sapremo darle.

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