Gen 10 7
E ora salviamo gli alberi di Natale
Pubblicato da Emanuela Zerbinatti alle 11:06 in Medicina, scienza e comunicazione
Io mi auguro che oggi nessuno sia uscito per andare a scuola o al lavoro lasciando la casa ancora ... conciata per le feste.
Soprattutto quelli che hanno avuto la brillante idea di scegliere decorazioni vere.
Eh sì, perché qui non si tratta solo di togliere palline e festoni, ma di cercare di salvare il salvabile!
Con il Natale, infatti, le case degli italiani si sono riempite di piante e alberi veri, abeti bianchi e rossi in particolare.
Secondo la Coldiretti, nel nostro Paese quest'anno sono stati comprati circa 6,5 milioni di alberi veri, per un giro d'affari di 140 milioni di euro. Decisamente più basse le stime di Confagricoltura che ha calcolato invece un 70% in meno delle vendite al 25 dicembre per una riduzione netta rispetto ai 2 milioni e mezzo circa di famiglie che acquistavano l'albero 'vero' per l'addobbo negli anni passati, confermando la tendenza che si era già percepita nella festività dell'Immacolata l'8 dicembre, giorno in cui tradizionalmente i consumatori procedono al primo acquisto delle piante per Natale.
Quale che sia il dato esatto, resta una quantità impressionante di alberi veri a cui ora bisognerà pensare per non rendere inutile e crudele il loro sacrificio.
A qualcuno, infatti, la scelta dell'albero vero sarà forse sembrata molto più "ecologica" e "di moda" del solito albero sintetico, ma sarebbe davvero eticamente così corretta questa scelta se ora gli alberi morissero?
A tal proposito, il Corpo forestale dello Stato aveva vanamente consigliato di utilizzare, in alternativa agli abeti, altre specie di piante sempreverdi che più facilmente si adattano al clima cittadino e a quello delle pianure, come ad esempio l'agrifoglio, il ginepro, il corbezzolo, il viburno, il leccio, l'alloro e la sughera.
Secondo gli esperti del monitoraggio del patrimonio forestale italiano del corpo, infatti, scegliere un albero di Natale che sia reinseribile nell'ambiente è un pensiero ecologicamente corretto in teoria, ma l'abete rosso, che è il più utilizzato a Natale, è adatto soltanto alle zone montane, dalla Liguria al Friuli, ed è per questo che sarebbe stato meglio scegliere altri tipi di piante. Ad esempio, per le zone litoranee sono più indicati il corbezzolo, il viburno, il leccio e l'alloro, mentre in Sardegna e nel litorale laziale anche la sughera. Inoltre andrebbero prese in considerazione altre specie legate all'agricoltura come l'olivo o le piante di limone, arancio e mandarino.
Ma questi facevano meno Natale e quindi via alla corsa all'acquisto facile del vero albero natalizio. A queste persone che non hanno voluto assolutamente rinunciare alle proprie tradizioni, la forestale ha consigliato alcune semplici, ma indispensabili regole, da seguire per la salvaguardia degli alberelli di Natale. Le avranno rispettate?
La scelta ideale in questi casi l'ha fatta chi ha deciso almeno di acquistare l'albero presso un vivaio. Solo così, infatti, si può essere certi di utilizzare piante provenienti da una normale attività agricola di tipo vivaistico. Le piante coltivate sono contrassegnate da un tagliandino di riconoscimento che indica, oltre alla denominazione del vivaio, il luogo di origine, la specie di appartenenza e l'età. Gli abeti presenti sul mercato natalizio derivano per circa il 90 per cento da coltivazioni vivaistiche che occupano stagionalmente oltre mille aziende agricole specializzate, mentre il restante 10 per cento, proviene dalla normale pratica forestale, che prevede interventi colturali di 'sfollì, diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza dei boschi. Nel caso dei 'cimalì, cioè gli abeti senza radici sostenuti dalla classica croce di legno, bisogna verificare, qualora non provengano da produzioni vivaistiche ad hoc, che siano il frutto di diradamenti forestali autorizzati.
Tuttavia, se la presenza dei tagliandini di certificazione garantisce la salvaguardia dei nostri boschi, anche la sopravvivenza delle piante acquistate presso i vivai, come quella di tutte le piante che più o meno furbescamente ci siamo procurati, è affidata alle nostre cure. Gli alberi, infatti, durante le feste sono stati appesantiti dagli addobbi natalizi fino alla rottura di diversi rami e sottoposti allo stress di temperature elevate, terricci inadatti e aria troppo secca dovuta ai riscaldamenti domestici.
E questo quando non sono state usate addirittura sostanze decorative capaci di intaccare la superficie delle foglie, come la neve artificiale e gli spray coloranti.
E adesso che il periodo natalizio è terminato, che ne sarà di questi alberelli, ammesso che siano ancora vivi?
Per gli alberi con radici si può ancora fare qualcosa. Questi, infatti, possono essere posizionati all'esterno, sui balconi, o essere piantati nei giardini, a patto di ricordare che comunque si tratta di piante che possono crescere fino a 15-20 metri, e che le loro possibilità di sopravvivenza sono legate, oltre che alle condizioni vegetative della pianta, anche a quelle climatiche che devono essere appropriate alla specie.
Gli abeti, ad esempio, hanno bisogno di una determinata altitudine (almeno oltre i 1000 metri) e di zone fitoclimatiche particolari: piantarli quindi nel giardino di casa o sul terrazzo potrebbe provocare un'inutile sofferenza a queste piante già stressate dal caldo, dagli addobbi e dalla mancanza di luce. In particolare l'abete rosso, che è la specie maggiormente usata come albero di Natale, deve essere utilizzato in modo corretto, quindi non per il rimboschimento, ma come pianta da giardino. È, infatti, un albero spontaneo che cresce solo sull'arco alpino e in alcune "isole verdi" dell'Appennino tosco-emiliano e piantarlo fuori da queste zone significherebbe creare problemi di inquinamento genetico.
A questo punto è necessario essere onesti con se stessi: se si pensa di non essere in grado di curare come merita il vostro compagno di vacanze o nel caso in cui non si abbia la possibilità di piantare l'albero, la forestale suggerisce di donarlo ai centri di raccolta indicati dai vivaisti o dai comuni che provvederanno al recupero della pianta. Dagli alberi ormai inutilizzabili viene ricavato il legno, mentre le piante in migliori condizioni vegetative vengono trasportate e trapiantate in luoghi idonei al loro attecchimento.
L'anno prossimo, però, pensateci bene prima di procedere all'acquisto di piante vere, perché il solito alberello sintetico di famiglia vi sembra troppo out!
Fonte: Ediscom
A tal proposito, il Corpo forestale dello Stato aveva vanamente consigliato di utilizzare, in alternativa agli abeti, altre specie di piante sempreverdi che più facilmente si adattano al clima cittadino e a quello delle pianure, come ad esempio l'agrifoglio, il ginepro, il corbezzolo, il viburno, il leccio, l'alloro e la sughera.
Secondo gli esperti del monitoraggio del patrimonio forestale italiano del corpo, infatti, scegliere un albero di Natale che sia reinseribile nell'ambiente è un pensiero ecologicamente corretto in teoria, ma l'abete rosso, che è il più utilizzato a Natale, è adatto soltanto alle zone montane, dalla Liguria al Friuli, ed è per questo che sarebbe stato meglio scegliere altri tipi di piante. Ad esempio, per le zone litoranee sono più indicati il corbezzolo, il viburno, il leccio e l'alloro, mentre in Sardegna e nel litorale laziale anche la sughera. Inoltre andrebbero prese in considerazione altre specie legate all'agricoltura come l'olivo o le piante di limone, arancio e mandarino.
Ma questi facevano meno Natale e quindi via alla corsa all'acquisto facile del vero albero natalizio. A queste persone che non hanno voluto assolutamente rinunciare alle proprie tradizioni, la forestale ha consigliato alcune semplici, ma indispensabili regole, da seguire per la salvaguardia degli alberelli di Natale. Le avranno rispettate?
La scelta ideale in questi casi l'ha fatta chi ha deciso almeno di acquistare l'albero presso un vivaio. Solo così, infatti, si può essere certi di utilizzare piante provenienti da una normale attività agricola di tipo vivaistico. Le piante coltivate sono contrassegnate da un tagliandino di riconoscimento che indica, oltre alla denominazione del vivaio, il luogo di origine, la specie di appartenenza e l'età. Gli abeti presenti sul mercato natalizio derivano per circa il 90 per cento da coltivazioni vivaistiche che occupano stagionalmente oltre mille aziende agricole specializzate, mentre il restante 10 per cento, proviene dalla normale pratica forestale, che prevede interventi colturali di 'sfollì, diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza dei boschi. Nel caso dei 'cimalì, cioè gli abeti senza radici sostenuti dalla classica croce di legno, bisogna verificare, qualora non provengano da produzioni vivaistiche ad hoc, che siano il frutto di diradamenti forestali autorizzati.
Tuttavia, se la presenza dei tagliandini di certificazione garantisce la salvaguardia dei nostri boschi, anche la sopravvivenza delle piante acquistate presso i vivai, come quella di tutte le piante che più o meno furbescamente ci siamo procurati, è affidata alle nostre cure. Gli alberi, infatti, durante le feste sono stati appesantiti dagli addobbi natalizi fino alla rottura di diversi rami e sottoposti allo stress di temperature elevate, terricci inadatti e aria troppo secca dovuta ai riscaldamenti domestici.
E questo quando non sono state usate addirittura sostanze decorative capaci di intaccare la superficie delle foglie, come la neve artificiale e gli spray coloranti.
E adesso che il periodo natalizio è terminato, che ne sarà di questi alberelli, ammesso che siano ancora vivi?
Per gli alberi con radici si può ancora fare qualcosa. Questi, infatti, possono essere posizionati all'esterno, sui balconi, o essere piantati nei giardini, a patto di ricordare che comunque si tratta di piante che possono crescere fino a 15-20 metri, e che le loro possibilità di sopravvivenza sono legate, oltre che alle condizioni vegetative della pianta, anche a quelle climatiche che devono essere appropriate alla specie.
Gli abeti, ad esempio, hanno bisogno di una determinata altitudine (almeno oltre i 1000 metri) e di zone fitoclimatiche particolari: piantarli quindi nel giardino di casa o sul terrazzo potrebbe provocare un'inutile sofferenza a queste piante già stressate dal caldo, dagli addobbi e dalla mancanza di luce. In particolare l'abete rosso, che è la specie maggiormente usata come albero di Natale, deve essere utilizzato in modo corretto, quindi non per il rimboschimento, ma come pianta da giardino. È, infatti, un albero spontaneo che cresce solo sull'arco alpino e in alcune "isole verdi" dell'Appennino tosco-emiliano e piantarlo fuori da queste zone significherebbe creare problemi di inquinamento genetico.
A questo punto è necessario essere onesti con se stessi: se si pensa di non essere in grado di curare come merita il vostro compagno di vacanze o nel caso in cui non si abbia la possibilità di piantare l'albero, la forestale suggerisce di donarlo ai centri di raccolta indicati dai vivaisti o dai comuni che provvederanno al recupero della pianta. Dagli alberi ormai inutilizzabili viene ricavato il legno, mentre le piante in migliori condizioni vegetative vengono trasportate e trapiantate in luoghi idonei al loro attecchimento.
L'anno prossimo, però, pensateci bene prima di procedere all'acquisto di piante vere, perché il solito alberello sintetico di famiglia vi sembra troppo out!
Fonte: Ediscom
Tag: abete, addobbi, alberi veri, albero, ecologia, feste, flora, foreste, giardinaggio, giardino, natale, Natale, Natale 2009, piante, scienza, vivaio






1. Paolo, Giovedì 7 Gennaio 2010 ore 12:01
Letto al volo, ma con qualche perplessità. Premesso che da sempre uso solo alberi di natale sintetici, secondo quelle che sono le mie poche conoscenze, sostenute però dall'esperienza:
1. l'abete rosso si adatta bene in città, per lo meno al nord, tanto è vero che nei giardini ce ne sono molti.
2. l'abete rosso, in montagna, è praticamente una pianta infestante, che se non lo si controlla si mangia i pascoli e, quello che è più grave, invade l'areale dell'abete bianco, che invece è più raro e a rischio.
Nulla contro i poveri alberi di natale, ma visto che non si possono fare campagne su tutto, direi che è meglio mobilitare la sensibilità di bambini e ambientalisti in nome di cause un po' più signficative.
2. Emanuela Zerbinatti, Venerdì 8 Gennaio 2010 ore 08:43
Lungi da me ritenere questa campagna essenziale per l'umanità o prioritaria rispetto ad altre ben più importanti, ma è il principio che mi interessa e anche per me è stata esperienza personale a portarmi a scrivere il post: ho conosciuto tante persone in passato che hanno avuto la malaugurata idea di prendersi alberi veri per Natale e non ce n'è stato uno che sia riuscito a portarselo fino a febbraio/marzo successivi. Tra queste c'erano molte famiglie con bambini per cui mi chiedevo quanto fosse educativo per loro vedere questi acquisti fatti con tanta leggerezza dai loro genitori a cui seguiva un buttarlo nella spazzatura una volta che si era tutto rinsecchito con altrettanta leggerezza e nell'indifferenza più totale. è pur sempre una pianta un essere vivente, un pezzo d'ambiente di cui i bambini dovranno avere cura. A parte il fatto che non vedo molta differenza tra questo e il regalare un cucciolo vero a Natale e disfarsene al momento delle ferie, ma come facciamo a stupirci di questo e dell'assoluta mancanza di rispetto per l'ambiente e la vita umana se tutto è trattato come un oggetto usa-consuma-getta dal giocattolo, al pino di Natale, al cucciolo di casa?
Penso che i genitori avrebbero fatto meglio a usare l'albero sintetico per il quale tutto sommato c'è un po' più rispetto nel senso che magari quello lo si ripone nella sua scatola e spedisce in cantina fino all'anno prossimo.
Per il resto non sono un esperta e mi sono attenuta a quello che dice il corpo forestale. Posso dirti riguardo alle precisazioni che mi fai che io non mi sarei azzarta a dire che gli abeti rossi sono infestanti per il semplice fatto che non volevo incoraggiare qualche pazzo ad andare a prendersi alberi a destra e a manca pensando di fare pure un favore all'ambiente. Sono cose da lasciar fare comunque a esperti che, infestanti o no, sanno quali sono le piante da levare e da dove. Perché molti dei dissesti idrologeologici di cui oggi vediamo gli effetti devastanti anche per l'uomo sono proprio il frutto di manomissioni scriteriate dell'ambiente da parte di gente senza nessun rispetto o competenza.
Poi vale quello che dici: ci sono cose più importanti, ma penso che si debba partire dalle piccole cose a insegnare e pretendere rispetto visto che non c'è nemmeno per quelle. :(
3. terratoro, Venerdì 8 Gennaio 2010 ore 09:44
Ma guarda che siamo proprio degli assassini a fare le strade!Uccidiamo l'erba come le capre!Che pazzia,che esagerazione.Uccidiamo un essere umano perchè traviamo "a torto o ragione" ingiusto tenerlo in uno stato vegetativo e, tu,vorresti farci prendere coscienza sulle radici di un albero:non di un albero secolare,che può anche avere una storia o un suo significato,ma di un albero prodotto in serie per essre consumato velocemente come tutte le cose dei nostri tempi.Rifletti Zerbinatti:prima di sparlare pensa.
4. Paolo, Sabato 9 Gennaio 2010 ore 00:09
Nella foto si vedono i germogli dell'abete rosso, foglie di colore verde chiaro, tenere e delicate, che spuntano a primavera. Se gliele fai notare nel giardino, i bambini le accarezzano, si commuovono, si identificano nella pianta, che cresce producendo parti giovani e delicate, come sono i bambini stessi. Ma la cosa più pazzesca è che la maggior parte dei bambini, che pure quel giardino frequentavano tutti i giorni, quelle foglioline giovani non le avevano mai notate. E neppure noi adulti, che le impariamo adesso, osservando insieme con i bambini.
In realtà, ho una reazione istintivamente ostile di fronte a questo discorso del "salvare gli alberi di natale", come di fronte a tante campagne "una tantum" in favore dell'ambiente, che spesso toccano corde talmente superficiali che alla lunga ti anestetizzano, e uno dell'ambiente se ne frega più di prima.
Non si può dare una informazione generica come: "E' una pianta che cresce solo in montagna!", perché non è vero, stanno anche qui, nei giardini. Si potrebbe dire: "Il tuo albero di Natale, che non prospera naturalmente in pianura, perché non muoia, dovresti fare così e così, portarlo in un posto adatto, dove lo si pianta come si deve e sopravvive!" Magari, insieme con tanti altri, lungo un costone presso l'argine di un fiume eroso dalla deforestazione. E allora faremmo davvero qualcosa di utile, e impareremmo anche che le cose possono andare meglio solo se ci facciamo venire delle idee e collaboriamo. Se si sa di qualche azienza forestale che fa questo, questa sì sarebbe una bella notizia!