Il sangue di Berlusconi perso tra istinto e comunicazione

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Le immagini dell'aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di domenica sera a Milano hanno fatto ormai il giro del mondo e in Italia sono state proposte e riproposte da ogni trasmissione di informazione e intrattenimento su ciascuna delle reti esistente.

Maggioranza e opposizione analizzano il fatto in sé (che è lo stesso per tutti), traendone però conclusioni opposte. Nessuno analizza, invece, nel dettaglio la sequenza dei fotogrammi e le diverse angolazioni della scena. Tanto l'aggressore è stato preso e l'oggetto utilizzato per colpire il presidente, si conosce, per cui non sembra esserci più nulla delle immagini su cui valga la pena soffermarsi.

Ma voi non avete notato niente di strano?

Io sì, ed è da domenica che mi sto arrovellando su questa cosa, senza riuscire a venirne a capo. Dove si è mai vista una persona ferita e sanguinante non fare nessun tentativo di tamponarsi o coprire la parte lesa? Mai!

Ho percorso e ripercorso tutti i meandri della mia memoria cercando tra le immagini di viste in tv o sui giornali delle vittime di guerra, aggressione o incidente. Ho cercato persino di ricordare cosa ho fatto io quando mi è capitato di farmi male e sanguinare, ma niente! Non c'è un solo ricordo, un solo fotogramma in cui una vittima sanguinante ma cosciente non abbia fatto almeno un tentativo per coprirsi la ferita.

È un gesto istintivo che nasconde diversi significati.
Il sangue è linfa vitale e lo si era intuito ben prima che gli studi di fisiologia sulla circolazione lo confermassero intorno al XVII secolo. Ne sono prova le molte figure linguistiche come, ad esempio, "dare il sangue" per qualcuno o qualcosa o anche "volere il sangue" che si possono trovare in ogni cultura e in ogni tempo.
Il sangue circola finché c'è vita, ma sarebbe più esatto dire che la vita c'è fino a quando il sangue circola nei nostri vasi sanguigni.
Se lo si perde o se qualcosa ne impedisce lo scorrimento meccanicamente, dall'interno (un embolo un trombo) o dall'esterno (una compressione), o anche solo localmente e transitoriamente, i tessuti a cui viene a mancare l'apporto del prezioso liquido vanno incontro a morte inesorabile. Perché nel sangue scorrono l'ossigeno e le altre sostanze indispensabili alla sopravvivenza delle nostre cellule e dei nostri tessuti, cuore e cervello in primis essendo gli organi più nobili e sensibili, ma anche i meno resistenti.
Il volume del sangue e il suo fluire entro un circolo chiuso nei vasi sono quindi condizioni da preservare a ogni costo per non veder a rischio la propria sopravvivenza.

Ecco quindi perché vedere il sangue, proprio o altrui, produce in genere sensazioni molto forti. Disagio, ansia, paura, ma anche repulsione spesso in un magma indifferenziato.
 
In senso darwiniano è evidente che si tratta di un meccanismo deterrente nei confronti di qualunque emorragia, perché spinge (o dovrebbe spingere) chi osserva a opporsi a tale fuoriuscita.

Il suo colore rosso, rappresenta in molte culture un segnale esplicito di pericolo che impone l'arresto di qualsiasi altra azione in corso.

Non è quindi un caso che molte delle paure più diffuse tra gli esseri umani abbiano, direttamente o indirettamente, a che fare questo liquido fondamentale fino a tramutarsi per qualcuno in vere e proprie patologie come nelle ossessioni e nelle fobie conclamate.
In queste persone non accade nulla più che un'accentuazione di quello che proviamo tutti in assenza di patologia ed è per questo che dallo studio di queste reazioni abnormi si può capire molto sul significato che il sangue ha per gli esseri umani in generale e sulle reazioni istintive che può scatenare la sua vista. Di questo però vi darò conto attraverso l'intervista con un esperto che pubblicherò
lunedì in un altro post.

Vorrei invece tornare qui sull'aggressione a Silvio Berlusconi da parte di Massimo Tartaglia. Molti hanno parlato più o meno apertamente di macchinazione dello stesso Premier, ma a me sembra una tesi difficile da sostenere. L'aggressione avviene in un momento di forte ressa, tanto che l'aggressore, Massimo Tartaglia non viene nemmeno a contatto diretto con Berlusconi ed è costretto a scagliare l'oggetto da lontano. In tale situazione poteva succedere di tutto, dal mancare completamente il bersaglio colpendo qualcun altro, al ferirlo in modo molto più grave. Una finta aggressione per risultare credibile ma essere al contempo sicura per Berlusconi, si sarebbe dovuta svolgere in modo molto diverso e più facile da controllare sia nell'esecuzione che nella evoluzione successiva.

Giusta quindi l'indignazione di chi ha replicato a questa accusa. Un po' meno giusta, invece, quella  di Daniele Capezzone che a quanti hanno accusato Berlusconi di aver tentato di fomentare gli animi tornando a mostrarsi alla folla ancora sporco di sangue, ha risposto che, al contrario, è stato "un gesto non solo generoso e responsabile ma anche una strategia di comunicazione corretta per calmare gli animi". Ma questo "l'opposizione non  lo può capire" visto che, a differenza loro, "non sanno come si fa comunicazione".

E qui invece un po' mi indigno io. La tesi di Capezzone può anche essere giusta: se il premier fosse stato portato via lasciando nella piazza dubbi sulle sue reali condizioni fisiche si sarebbe potuti arrivare anche alla reazione dei suoi sostenitori contro i gruppi che manifestavano contro. Ma anche no, soprattutto se la vittima dell'aggressione decide di mostrare al pubblico che sta sì abbastanza bene da reggersi sulle sue gambe, ma che è ricoperto di sangue. E qui torniamo al significato psicologico e alle reazioni alla sua vista incontrollabili quando si ha a che fare con così tante persone. Personalità particolari potevano rimanere talmente impressionate da tentare reazioni scomposte e irrazionali contro l'aggressori o i manifestanti
La vista del sangue può generare, infatti, anche rabbia e alcuni studi dimostrano che personalità psicopatiche che si sono macchiate di aggressioni o delitti venivano eccitate dalla vista del sangue della loro vittima, cosa che ha spesso impedito loro di fermarsi prima di portare il crimine alle estreme conseguenze.

Insomma la capacità comunicativa del Presidente del Consiglio e del suo entourage al momento dell'aggressione non è stata poi così perfetta sotto tutti i punti di vista come sostiene Capezzone. A loro favore c'è il fatto che non c'è stato il tempo materiale per studiarla a tavolino e si è agito sull'onda delle emozioni e dell'istinto. L'istinto però avrebbe appunto dovuto far coprire il volto a Berlusconi. Come mai non è accaduto? Chi l'ha deciso?

La mia sensazione iniziale era che non solo Berlusconi ma nessuno degli uomini che erano lì a proteggerlo avesse cercato di pulirgli il sangue o coprirne la vista seguendo l'istinto, quasi che fosse un ordine preciso stabilito questo sì a tavolino in precedenza. Analizzando meglio i vari filmati mi sembra di poter ora dire che una reazione istintiva da parte di tutti ci sia invece stata, almeno all'inizio, ma che poi, vista forse la non eccessiva gravità della ferita, ci si sia piegati un po' alla volontà del premier seguendone la reazione stavolta non più istintiva ma pensata.

Ma vediamo insieme i filmati così anche voi potete dirmi cosa ne pensate.

Questo primo video mostra il momento dell'aggressione così come è stato mostrato da tutti i telegiornali subito dopo il fatto. Notate anche i commenti delle due giornaliste che la dicono lunga sul significato che attribuiamo alla vista del sangue e sull'effetto che fa, alla faccia della strategia comunicativa lodata da Capezzone.

In questa brevissima sequenza si vede, invece, il momento in cui l'oggetto scagliato da Tartaglia colpisce Berlusconi e la sua reazione ancora istintiva di portarsi le mani prima alla bocca e poi a coprire anche il naso.

In questo video tratto dal servizio del Tg5 di domenica sera, si vede bene cosa accade, invece, all'interno della macchina dopo l'ingresso del Presidente del consiglio appena colpito. In effetti sembra esserci un gran movimento degli assistenti e qualcuno che armeggia intorno al volto come a tamponarne il sangue.
Nel momento in cui Berlusconi torna fuori dall'auto si intravede, inoltre, un uomo della scorta fare un tentativo per coprirlo con una giacca, vanificato dallo stesso presidente che risale parzialmente sull'auto per alzarsi in piedi e sovrastare la folla.

La mia idea è che per fare un gesto davvero istintivo, ma soprattutto "generoso e responsabile" avrebbe dovuto tenere almeno un fazzoletto o una mano sulla parte colpita e semmai salutare con l'altra.
E la vostra?


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