blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Una Gioconda nuda!

Martedì 17 Novembre 2009, 09:49 in Pittura e arti visive di
MonnaVanna_Salaino.jpg

Sorpresa!
Leonardo da Vinci dipinse due «Gioconde» e la seconda, ritratta nella stessa posa di quella dal sorriso enigmatico , è nuda.
Nessuno, però, la potrà ammirare, perché è scomparsa.

Secondo la nuova ipotesi formulata da Renzo Manetti, esperto di iconologia già autore di studi controversi sull'opera di Leonardo, nel saggio «Il velo della Gioconda. Leonardo segreto» (pagine 176, euro 16), in uscita dall'editore fiorentino Polistampa, l'intenzione del genio rinascimentale era quella di formare un dittico e rendere omaggio ai due volti di Venere.

La domanda che molti si porranno è come farà Manetti a sapere dell'intenzione di Leonardo se l'unica prova, il secondo quadro, non esiste. Ma l'esperto sembra avere le idee molto chiare arrivando addirittura a collocare la realizzazione della Gioconda nuda durante il cosiddetto «periodo romano», in cui Leonardo era immerso nello studio della filosofia e delle dottrine esoteriche. «Anche se il dipinto è andato perduto», spiega Manetti, «esistono almeno una decina tra riproduzioni e opere di analogo soggetto, eseguite da allievi e discepoli, che ci permettono di ricostruire l'originale».

Primo fra tutti la Monna Vanna che il Salaino dipinse a quattro mani col maestro Leonardo, come dimostrato da recenti studi spettrografici.
E Raffaello, che nello stesso periodo ritrasse due figure femminili assai simili tra loro: La Velata, coperta da un velo, e La Fornarina seminuda.

Per Manetti, anche queste due, come le due Gioconde di Leonardo, sarebbero rappresentazione delle due Veneri della tradizione neoplatonica, quella «celeste» e quella «volgare», a loro volta simboli di due diversi aspetti dell'anima umana.

Un rapporto preciso, dunque, che non assicura però la veridicità dell'ipotesi iniziale. Non so perché, ma ho come l'impressione che sentiremo presto riparlare di questa ipotesi. Magari per la dura replica di qualche altro esperto (che magari ha pure già pronto il libro) o, chissà, perché qualcuno ritrova il doppio scomparso.

la-velata_Raffaello.jpg La-fornarina_Raffaello.jpg
7
7 commenti
7
19 Nov 2010
alle 14:07

Dr. J. Boy

"LA GIOCONDA" / "MONA LISA" = CATERINA SFORZA :  HAS THE THESIS OF THE GERMAN ARTIST MAGDALENA SOEST SOLVED THE MYSTERY ?

 

Magdalena Soest has, so to speak, excessively furnished her thesis with proof; let me cite some of Soest's topics in a very rough outline:

the mark of Caterina Sforza's origin, that is the Sforza and Medici emblems, in the embroidery of "La Gioconda's" / "Mona Lisa's" dress;

numerous contacts of Caterina's biography with Leonardo's;

various statements in Leonardo's manuscripts referring to Caterina;

de Beatis' note narrowing the sitter down to Caterina;

"La Gioconda" / "Mona Lisa" bearing a strong resemblance to Lorenzo di Credi's "Caterina Sforza";

and everything else falling into place - the mourning dress, the lack of jewelry, the lifeless landscape, the fact that the painting wasn't handed over to a patron ...

 

Indeed, Mrs Soest's arguments are consistent with the contents of the painting and with its history. Not to mention a psychological element: Caterina Sforza, Italy's legendary virago, was a 'male' and enigmatic character - and so is "La Gioconda" / "Mona Lisa".

 

Soest's thesis, first published in 2002, has meanwhile made scholars change their ideas. For example, Carlo Pedretti, the originator of the 'Pacifica Brandani thesis' (ed. 1957, 1959) and famous for his studies in Leonardo's work, pays attention to Soest's proof of the 'sovrapponibilita dei lineamenti' in Leonardo's "La Gioconda" / "Mona Lisa" and Lorenzo's "Caterina Sforza", and a sitter named Caterina Sforza seems to be a possibility to Pedretti now; and Ernesto Solari - while holding Soest's thesis in high esteem: "Mi sembra piu convincente invece l'ipotesi di Magdalena Soest ..." - ca. between 2006 and 2009 took the view that some Bianca Sforza was "La Gioconda" / "Mona Lisa", but then distanced himself from that thesis of his - to adopt Soest's.

 

6
02 Ott 2010
alle 16:58

ERNESTO SOLARI

LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO:   ECCO LE PROVE…….

In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).

A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi. 

Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.

La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non  condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.

Che sia di buona fattura e di  una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta  (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)

Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .

Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.

In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.

Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.

Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.

E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.

L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria.

Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp.  Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente,  anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti).  E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica. 

L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa  e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?

5
12 Ago 2010
alle 13:49

Dr. J. Boy

Recently Ernesto Solari supports Magdalena Soest's thesis, which was published in 2002 and which gives evidence for Caterina Sforza being the woman in Leonardo's "Monna Lisa" / "La Gioconda".
But how does that go together with Solari's own thesis? For years (between 2006 and 2009, as far as I know) Solari emphatically took the view that Bianca Sforza, an illegitimate daughter of the Milanese duke Ludovico Sforza, was "Monna Lisa".
Where has Solari's "Monna Bianca" gone?

4
01 Ago 2010
alle 18:21

ERNESTO SOLARI

A PROPOSITO DELLA GIOCONDA NUDA La tesi del Sig. Manetti relativa all’interpretazione del dipinto “Gioconda nuda”, è molto aleatoria e priva di basi concrete: non possiamo generalizzare così sul tema di Venere quando sappiamo benissimo che Leonardo, a differenza di molti suoi colleghi, era solito contestualizzare e razionalizzare ogni sua rappresentazione. Non si può parlare semplicemente di allegoria davanti ad un’opera come questa. Non è facile parlare di neoplatonismo e di simbolismo a proposito di Leonardo e il sottoscritto, che lo ha fatto fra i primi in Italia, ha dovuto sopportare ogni critica possibile o spesso l’indifferenza schifata dei grandi luminari o studiosi leonardeschi e guarda caso proprio da alcune delle stesse persone che oggi lo propongono con troppa superficialità e gratuità.Nel mio recente libro “Gioconda: il volto e l’anima”, trattai proprio dell’importanza mistica che ha l’anima della Gioconda; mettere a nudo tale anima non significa creare un contrasto fra “celeste e volgare” ma al massimo fra “spirituale e materiale”.Oggi più che mai sono convinto, che la Gioconda voglia raffigurare l’alter ego della dantesca Piccarda Donati che Leonardo vide in una figura a lui coeva e da lui conosciuta, Caterina Sforza. La tigressa della Romagna fu donna di grandi amori ma ebbe anche grande spirito e forza interiore da vendere, che le grandi prove di dolore a cui venne chiamata mostrarono. E proprio la possibile esistenza di una versione nuda della Gioconda mi porta a considerare, sempre più concretamente, per l’identità della Gioconda, che possa essere Caterina Sforza.Colgo l’occasione per auspicare che si ponga fine alle trovate pubblicitarie con le quali si sta verniciando l’immagine leonardesca di falsi misteri. 

3
02 Dic 2009
alle 16:49

albertgiulin

A me interessa sapere più che altro che Leonardo dipinse la Gioconda, non già come Venere o altro del genere, bensì in qualità di figura emblematica che doveva rappresentare esattamente la maternità: infatti la modella 'reale' e ideale avrebbe dovuto essere una giovane signora urbinate, tuttavia già defunta da tempo rispetto a quel suo ineffabile ritratto: in pratica, la nobile signora in questione era stata una delle amanti di un figlio (libertino) di Lorenzo il Magnifico; ella gli dette anche un figlio, che fu tra l'altro riconosciuto dal padre; il quale in seguito commissionò il ritratto della donna basato sul ricordo, che Leonardo appunto fece - basandosi in parte sulle descrizioni che gli vennero fatte - ed in parte sulla propria immaginazione. (Quasi tutto il resto che è stato o vien detto a josa, mi sembrano più che altro fuorvianti elocubrazioni ovvero masturbazioni mentali, che nulla c'entrano con la perfettibile ispirazione di un genio rinascimentale).                                                       

2
19 Nov 2009
alle 10:20

Emanuela Zerbinatti

Infatti benché mi piaccia l'idea di un Leonardo che voleva rappresentare il lato più oscuro che c'è in ognuno di noi con una doppia versione di uno stesso ritratto femminile, preferirei che rimanesse introvabile il secondo ritratto.

Chissà, magari poi Leonardo non l'ha mai realizzato oppure l'ha distrutto perché non era all'altezza della "Gioconda" vestita (rifare con variazione sul tema un capolavoro e pretendere che esca un altro capolavoro è molto più difficile che riuscirci facendo qualcosa di totalmente diverso), oppure, chissà, ha voluto essere ancora più geniale e i due quadri in realtà sono ... nelle stesso quadro proprio come nella realtà in cui le persone hanno in sè la doppia natura "celeste" e "volgare" e non viaggiano a coppie col loro alter ego dark. Magari è per quello che il sorriso beffardo della Gioconda ci ammalia e ci sembra pieno di mistero.

Ma non prenderla come ipotesi fondata su basi scientifiche: è più un bel desiderio. Io non dipingerei due quadri per la doppia natura umana: ci vuole un solo quadro in cui emerga il tutto. Lo troverei una rappresentazione schizofrenica di una natura schizofrenica.

1
18 Nov 2009
alle 10:25

carla

Di essa si sono dette e scritte le cose più straodinarie,  interpretandola in ogni chiave... è senza dubbio un affascinante Enigma.

 

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere