Sorpresa!
Leonardo da Vinci dipinse due «Gioconde» e la seconda, ritratta nella stessa posa di quella dal sorriso enigmatico , è nuda.
Nessuno, però, la potrà ammirare, perché è scomparsa.
Secondo la nuova ipotesi formulata da Renzo Manetti, esperto di iconologia già autore di studi controversi sull'opera di Leonardo, nel saggio «Il velo della Gioconda. Leonardo segreto» (pagine 176, euro 16), in uscita dall'editore fiorentino Polistampa, l'intenzione del genio rinascimentale era quella di formare un dittico e rendere omaggio ai due volti di Venere.
La domanda che molti si porranno è come farà Manetti a sapere dell'intenzione di Leonardo se l'unica prova, il secondo quadro, non esiste. Ma l'esperto sembra avere le idee molto chiare arrivando addirittura a collocare la realizzazione della Gioconda nuda durante il cosiddetto «periodo romano», in cui Leonardo era immerso nello studio della filosofia e delle dottrine esoteriche. «Anche se il dipinto è andato perduto», spiega Manetti, «esistono almeno una decina tra riproduzioni e opere di analogo soggetto, eseguite da allievi e discepoli, che ci permettono di ricostruire l'originale».
Primo fra tutti la Monna Vanna che il Salaino dipinse a quattro mani col maestro Leonardo, come dimostrato da recenti studi spettrografici.
E Raffaello, che nello stesso periodo ritrasse due figure femminili assai simili tra loro: La Velata, coperta da un velo, e La Fornarina seminuda.
Per Manetti, anche queste due, come le due Gioconde di Leonardo, sarebbero rappresentazione delle due Veneri della tradizione neoplatonica, quella «celeste» e quella «volgare», a loro volta simboli di due diversi aspetti dell'anima umana.
Un rapporto preciso, dunque, che non assicura però la veridicità dell'ipotesi iniziale. Non so perché, ma ho come l'impressione che sentiremo presto riparlare di questa ipotesi. Magari per la dura replica di qualche altro esperto (che magari ha pure già pronto il libro) o, chissà, perché qualcuno ritrova il doppio scomparso.
Tag: arte, Gioconda, Leonardo Da Vinci, mistero, Monna Lisa, nudità, nudo, Raffaello, Renzo Manetti, Rinascimento, Salaino, velo, Venere






1. carla, Mercoledì 18 Novembre 2009 ore 10:25
Di essa si sono dette e scritte le cose più straodinarie, interpretandola in ogni chiave... è senza dubbio un affascinante Enigma.
2. Emanuela Zerbinatti, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 10:20
Infatti benché mi piaccia l'idea di un Leonardo che voleva rappresentare il lato più oscuro che c'è in ognuno di noi con una doppia versione di uno stesso ritratto femminile, preferirei che rimanesse introvabile il secondo ritratto.
Chissà, magari poi Leonardo non l'ha mai realizzato oppure l'ha distrutto perché non era all'altezza della "Gioconda" vestita (rifare con variazione sul tema un capolavoro e pretendere che esca un altro capolavoro è molto più difficile che riuscirci facendo qualcosa di totalmente diverso), oppure, chissà, ha voluto essere ancora più geniale e i due quadri in realtà sono ... nelle stesso quadro proprio come nella realtà in cui le persone hanno in sè la doppia natura "celeste" e "volgare" e non viaggiano a coppie col loro alter ego dark. Magari è per quello che il sorriso beffardo della Gioconda ci ammalia e ci sembra pieno di mistero.
Ma non prenderla come ipotesi fondata su basi scientifiche: è più un bel desiderio. Io non dipingerei due quadri per la doppia natura umana: ci vuole un solo quadro in cui emerga il tutto. Lo troverei una rappresentazione schizofrenica di una natura schizofrenica.
3. albertgiulin, Mercoledì 2 Dicembre 2009 ore 16:49
A me interessa sapere più che altro che Leonardo dipinse la Gioconda, non già come Venere o altro del genere, bensì in qualità di figura emblematica che doveva rappresentare esattamente la maternità: infatti la modella 'reale' e ideale avrebbe dovuto essere una giovane signora urbinate, tuttavia già defunta da tempo rispetto a quel suo ineffabile ritratto: in pratica, la nobile signora in questione era stata una delle amanti di un figlio (libertino) di Lorenzo il Magnifico; ella gli dette anche un figlio, che fu tra l'altro riconosciuto dal padre; il quale in seguito commissionò il ritratto della donna basato sul ricordo, che Leonardo appunto fece - basandosi in parte sulle descrizioni che gli vennero fatte - ed in parte sulla propria immaginazione. (Quasi tutto il resto che è stato o vien detto a josa, mi sembrano più che altro fuorvianti elocubrazioni ovvero masturbazioni mentali, che nulla c'entrano con la perfettibile ispirazione di un genio rinascimentale).