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Influenza A: Come si monta un caso che non esiste

Giovedì 26 Novembre 2009, 11:08 in Scienza e comunicazione di
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Dell'influenza A ormai si sta dicendo di tutto e di più da oltre un anno. Da quando all'inizio del 2008 le Autorità messicane hanno registrato i primi casi di "influenza suina" nell'uomo e avvisato, giustamente, il resto del mondo sul possibile rischio che si stava correndo, è stato tutto un rincorrersi di notizie allarmistiche, rassicurazioni, pareri, convinzioni e teorie, spesso frutto più del sentire personale che dell'elaborazione di dati ed elementi concreti col risultato che la popolazione mondiale è nel panico e, nonostante il vaccino ci sia e sia stato elaborato in tempi record, nessuno pensa di essere al sicuro.
E sì, perché anche il vaccino è diventato qualcosa su cui discutere e accapigliarsi. Funziona? È sicuro? Non sarà più pericoloso del virus che vorrebbe combattere?

Il "pomo della discordia", insomma, al massimo cambia nome, ma non sostanza e il mondo resta diviso tra chi rassicura a oltranza e chi, al contrario, solleva dubbi e lancia contro-proclami.
La confusione è totale e il panico diventa l'unico vero pericolo da cui non sembriamo in grado di difenderci.

Ci vorrebbe un vaccino, ma nessuno sembra intenzionato a trovarlo al contrario di quello anti-influenzale. Meglio scannarsi a vicenda per sapere chi ha seminato il terrore tra la popolazione. E così in Italia adesso  è scoppiata la querelle tra medici, giornalisti e Istituzioni con reciproco scambio di accuse.

Tutto è cominciato ieri mattina quando Quotivadis, portale di informazione medico-scientifica rivolto ai medici, ha pubblicato i risultati di un'indagine online secondo cui "i "camici bianchi" ritengono all'unanimità i media colpevoli del troppo clamore". Tempo qualche ora e l'Ordine dei giornalisti ha ribattuto che "il troppo clamore è colpa della ‘confusione' di esperti e Istituzioni".

Attendo con ansia la risposta del Ministro Fazio, anche se mi pare già di saperla visto che ieri pomeriggio ho seguito l'interrogazione parlamentare in cui se ne è discusso. D'altra parte è sempre la stessa risposta che ripete ormai da mesi: "come Istituzioni abbiamo preso da subito in mano la situazione e abbiamo istituito una task force per gestire l'emergenza in collaborazione con esperti, monitorando la situazione ed elaborando le misure più adatte in accordo con la comunità scientifica internazionale, nella più assoluta trasparenza nei confronti sia del resto del governo sia dei cittadini".
Poteva cambiare ora che siamo arrivati alle accuse di essere gli "untori" di una pandemia che non è più quella dell'influenza A, ma del panico che ne è derivato?

Mi viene da pensare che l'attenzione intorno al virus H1N1 stesse scemando e qualcuno avesse l'interesse a riaccenderla un po', visto che la bagarre è scoppiata per "futili motivi", anzi, per un grossolano errore di fondo: i medici non hanno mai detto che i media sono i responsabili del troppo clamore sull'influenza A. Infatti ...
Il questionario, a cui anche io ho partecipato, chiedeva semplicemente:
"RITIENE CHE SI STIA FACENDO TROPPO CLAMORE INTORNO ALL'INFLUENZA A?"
Sì, troppo clamore da parte dei media
Abbastanza, in fondo si tratta di un virus non particolarmente pericoloso
No, è giusto tenere alta l'attenzione
Non saprei

Ora, per me che ritengo davvero eccessivo il clamore che si sta facendo intorno a quest'influenza, la risposta più giusta avrebbe dovuto essere la prima. E, infatti, è quella che ho scelto, benché a malincuore visto che non ritengono i media i soli responsabili del troppo clamore. Le altre risposte sminuivano troppo quella che è la mia ferma convinzione sull'eccessivo clamore, da cui la scelta, che ripeto è stata sofferta. Già ieri pensavo che il sondaggio formulato così fosse sbagliato, dopo aver letto delle conclusioni tratte e dello scontro, ne sono ancora più convinta. Mi sembra di vederci solo un modo per alimentare discussioni di cui i cittadini sinceramente non hanno bisogno in questo momento di confusione.
Non ritengo di far parte del gruppo di medici che secondo Univadis avrebbe detto all'unanimità che i media stanno facendo troppo clamore sull'influenza A perché se avessi potuto avrei risposto semplicemente "sì, si sta facendo stroppo clamore". Punto. Perché allo stato attuale il virus non si è ha dimostrato di essere pericoloso come si temeva. Poi è giusto che l'attenzione rimanga alta, ma sono gli esperti - quelli veri - a dover vigilare e non i cittadini, i giornalisti o i politici. Ma perché avrei dovuto dire che si sta facendo "abbastanza clamore" se penso che si sta, invece, facendo decisamente troppo clamore?  
E chissà quanti in quel 77
per cento di medici che ha scelto la stessa risposta (non 95 come riportato sempre da Univadis che è invece la somma di tutti i medici che hanno risposto qualcosa di diverso dal "non saprei") la pensano come me e se avessero potuto avrebbero evitato di additare la colpa di tutto ai media.

I media di solito hanno sì la propensione verso i titoli e le notizie allarmistiche per attirare pubblico e vendere i loro prodotti, ma nel caso dell'influenza A non hanno dovuto inventarsi nulla ne "ricamare" la realtà: finora hanno dovuto semplicemente limitarsi a riportare i proclami allarmistici, le risposte rassicuranti, le smentite, le discussioni tra esperti e Istituzioni, gli indici di morbosità, mortalità e copertura vaccinale, ... se poi tutto questo sta generando confusione, la colpa è della confusione che davvero regna anche tra esperti e Istituzioni e di cui il resoconto fatto dai media è solo uno specchio.

Concordo quindi con il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri), Amedeo Bianco, quando dice che "Sui temi che riguardano la salute dei cittadini c'è bisogno di una comunicazione più educativa. Un concetto moderno di informazione e promozione della salute, che veda come protagonisti non solo le istituzioni ma anche i giornalisti".

Un tavolo comune intorno cui far sedere politici, esperti in medicina e in comunicazione per un reciproco scambio di competenze ed esperienze maturate nei rispettivi ambiti, anziché di accuse.

E' quello che nel mio piccolo invoco da tempo, anche se certe volte mi sembra pura utopia continuare a proporre una collaborazione tra questi settori già a livello scolastico e universitario.

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2 commenti
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26 Nov 2009
alle 17:42

paopasc

Purtroppo da commenti in rete sembra di capire che neanche dal punto di vista epidemiologico ci siano certezze su quante vittime faccia una normale influenza e quante ne abbia fatte l'influenza A.

Due, il contratto tra Ministero e case Famaceutiche per i vaccini è secretato, perchè? Perchè le modifiche all'inclusione pandemica da parte dell'OMS? perchè l'Emea è finanziata al 70% da capitale privato (fonte Garattini in TV)?

Insomma tutte queste domande senza risposte certe sembrano convogliare verso questa conclusione: le case farmaceutiche vogliono trovare il modo di vendere farmaci OBBLIGATORI anche ai sani.

sarà così? I giornalisti cosa sanno? esiste una fonte certa di informazioni?

 

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26 Nov 2009
alle 13:11

Fabio Traversa

Il clamore dei media è già sceso: i morti fanno notizia soprattutto all'inizio, poi diventa "routine".

Io mi sono vaccinato (come in passato) per la stagionale mentre non intendo farlo per il virus A anche perchè Topo Gigio me lo sconsiglia (ho più di 27 anni e sono sano)... :-) Tu? Ciao!

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