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Acrobazie in ospedale

Sabato 7 Novembre 2009, 18:37 in Arteterapia, Segnalazioni di
Acrobazie5_Favelli_logo.jpg Spostare l'arte dal centro alle periferie e cambiare la connotazione di un luogo, l'ospedale psichiatrico, sul quale pesano ancora pregiudizi sociali e culturali.

Sono questi gli intenti di Acrobazie, il progetto realizzato dall'Atelier di Pittura Adriano e Michele in collaborazione con UniCredit & l'Arte, che sta concludendo la sua quinta edizione in questi giorni, con la realizzazione della collettiva inaugurata domenica 4 ottobre.

A fondamento del progetto vi è infatti la configurazione di un laboratorio che ogni anno viene affidato ad un artista diverso il quale ha il compito di realizzare una mostra collettiva su un tema legato alla sua linea teorica con interventi site related che devono rispecchiare la varietà dei linguaggi e dei supporti adottati, attraverso performance, video, installazioni insieme ai pazienti della struttura ospedaliera.

Il compito di dirigere gli esperimenti di questa edizione di Acrobazie è stato affidato all'artista fiorentino Flavio Favelli che insieme a Umberto Bergamaschi, Gianfranco Bianco, Giuseppe Bomparola, Luigi Cremaschini, Curzio Di Giovanni, Patrizia Fatone, Paolo Giovanetti, Fabio Gosparini, Claudio Salvago e Andrea Vicidomini, ha sviluppato un rivestimento site specific (e permanente), esponendo una decina di installazioni ambientate, di collage, mobili, oggetti e tessuti, e infine i disegni degli autori dell'Atelier di Pittura Adriano e Michele.
Marchi, etichette, oggetti del Made in Italy e misfatti italiani sono i soggetti proposti da Favelli e liberamente reinterpretati dagli autori.

Un'occasione per riflettere sulla dialettica tra marchio ed etichetta, riconoscimento e anonimato, serialità e fatto a mano, attraverso disegni, tessuti e oggetti di design ospitati nell'installazione permanente realizzata dall'artista per lo spazio di San Colombano.
Dopo i laboratori diretti da Sandrine Nicoletta nel 2004, da Marcello Maloberti nel 2006, da Sara Rossi nel 2007 e da Francesco Simeti nel 2008, la scelta di Favelli come artista dell'edizione 2009 ha seguito dunque i temi che indagano la memoria, la nostalgia, la formazione del dolore nel Novecento e, infine, la morte. Questi temi, sebbene di rilievo intimista, hanno permesso al collettivo di sviluppare un'attenzione fortissima al sociale, tradendo la volontà di intervenire e modificare la realtà attraverso l'arte.

Il risultato di queste sinergie ha prodotto oggetti e rivestimenti che hanno creato spazi evocativi, in grado di riscattare il senso di perdita dell'oggetto emerso durante le ore e i mesi di lavoro. L'esercitazione ha fatto sì che gli artisti coinvolti abbiano lavorato sulla bottiglia Martini, i motivi decorativi dell'amarena Fabbri, lo spremiagrumi di Philippe Starck dell'Alessi e il cane a sei zampe dell'Eni, dando vita a uno scambio visivo dettato dall'adozione di uno stesso soggetto, citato e riletto da ciascuno degli autori interpellati.
Nell'atelier, ospitato all'interno del Centro di riabilitazione psichiatrica del Fatebenefratelli, la totalità poetica dell'artista fiorentino e l'aspetto produttivo della sua opera hanno influito su tre mesi di lavoro, con la volontà di proporre una mostra-riflessione sul dialogo tra marchio ed etichetta, riconoscimento e anonimato, serialità e fatto a mano, sconfinando tanto nel design quanto nell'artigianato.

L'artista ha così, per la prima volta nella storia di Acrobazie, realizzato anche un'opera permanente su scala architettonica, appositamente pensata per gli spazi di San Colombano, dal titolo "Studiolo da esposizione", inaugurando una serie di interventi riqualificativi in grado di accogliere in chiave museale le future edizioni del progetto Acrobazie e la collezione di Arte Outsider dell'Atelier di Pittura Adriano e Michele.

Acrobazie5_Studiolodaesposizione.jpg

Una sorta di gabinetto rinascimentale che, rivestendo l'intera superficie del Centro (oltre 300 mq) con pavimento e pareti lignee, ospita le complesse installazioni e i disegni di Flavio Favelli, insieme a quelli degli autori dell'Atelier di Pittura Adriano e Michele, in cui si intrecciano arte, arredo, design e moda. Studiolo da esposizione è una scatola rossa, la cui tonalità ricorda i vecchi allestimenti museali, attraversata da un decoro tratto dalla rielaborazione del motivo cinese del vaso dell'amarena Fabbri.
Il pattern è una sintesi da parte di Favelli dei segni utilizzati dai diversi autori dell'Atelier che si sono confrontati con l'esotico ornamento Fabbri. Fra le opere in mostra, l'installazione composta dagli spremiagrumi Alessi di Philippe Starck, recuperati tra gli scarti della fabbrica e "restaurati" attraverso l'intervento dell'arte: oggetti feriti, dall'aspetto quasi umano su cui Favelli è intervenuto inserendo una o più gambe mancanti in materiali diversi, anche preziosi: corallo, legno, vetro.


Acrobazie #5 - Fabio Favelli
a cura di Elisa Fulco
dal 4 ottobre al 20 dicembre 2009

Atelier Adriano e Michele - Centro Fatebenefratelli
Viale San Giovanni di Dio, 54 - 20078 San Colombano al Lambro (MI)
Orario: da lunedì a venerdì ore 9-16
Ingresso libero
Catalogo Corraini
Info: tel. +39 0371207225; atelier689@fatebenefratelli.it

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3 commenti
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09 Nov 2009
alle 10:05

Emanuela Zerbinatti

Eh paopasc, magari non sfuggisse. Purtroppo mi sfuggono anche cose di cui sarebbe bello sapere e spesso purtroppo anche quelle cose interessanti di cui vengo a conoscenza non riesco a darne conto anche a voi lettori :'(

Giornate troppo corte, altri impegni lavorativi extrablog: faccio quello che posso, ma non è e forse non sarà mai abbastanza rispetto al bello dell'arte di curare e guarire che c'è nel mondo.

Il fatto che ci siano lettori attenti sensibili e attivi come te Carla, Luigino, terratoro, Sara di Camaleonte, Paolo di Bambini oggi o Gianluigi di Scienza Backstage e tutti quelli che mi lasciano un segno del loro passaggio, mi incoraggia almeno a continuare cercando di dare il massimo.

2
08 Nov 2009
alle 12:30

paopasc

E' un tema così delicato, quello del disagio mentale. Arte come fare: recupero della padronanza dell'atto eseguito nella ricostruzione immaginativa dell'arte. Si dice che l'uomo primitivo dipingesse le sue prede per 'catturarle' ancor prima che fisicamente, mentalmente, per 'appropriarsene', considerata la difficoltà di quella cattura e la sua enorme importanza. La gioia della 'finta' cattura appagava. E' forse questo l'intimo meccanismo dell'arte? una finta e appagante cattura? Forse, se costoro ne traggono, se pur non giovamento terapeutico, almeno gioia (terapeutica) lo scopo è comunque raggiunto.

Bello il commento di Carla. Trasmigrazione emotiva, è un buon spunto.

E l'articolo di Emanuela: dico, l'articolo di Emanuela? Nulla sfugge al suo (fascinoso) occhio cercante...

:)

1
08 Nov 2009
alle 10:26

carla

Ciao Emanuela,

questa iniziativa evidenzia che l'arte sa dunque essere un fatto non solo culturale, ma anche un elemento idoneo a destare stati d'animo individuali e soprattutto scambi di emozioni e impressioni, il che porta a darle un valore terapeutico. Arte infatti, al servizio della persona, che dosata nel tempo con accortezza, riesce a produrre una migliore qualità di vita in soggetti fragili.

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