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Un libro al giorno per levare il dolore di torno

Mercoledì 14 Ottobre 2009, 11:16 in Casi clinici, Letteratura e poesia, Pro-blog di
Nina%20Sankovitch.jpg "Leggere, scrivere, leggere per 365 giorni". Un libro nuovo per ogni nuova giornata, da aprire al mattino e chiudere alla sera. Letto, ovviamente, come dimostrano anche le originali recensioni che, puntuali, pubblica sul suo blog Read all day.

Una sfida che Nina Sankovitch, 46 anni, da Westport, Connecticut ha lanciato a se stessa quasi un anno fa con L'eleganza del riccio, il bestseller di Muriel Barbery.
Era il 28 ottobre, il giorno del suo 46esimo compleanno e non si è più fermata. Un titolo dopo l'altro fino ad arrivare ai 350 di oggi senza mai stare sotto la media di un libro in 24 ore.

La signora legge di tutto e dappertutto. "In giardino, sul trattore, sulla panchina, in spiaggia, sulla neve. Legge di giorno e di notte, al tavolino e a letto" racconta Repubblica.

Se lo può permettere, si penserà, ma è lei la prima ad ammettere che la lettura, a questi ritmi, è un lusso che si può concedere grazie anche alla serenità economica acquisita col suo lavoro di avvocato (era specializzata in cause ambientali, ndB).

Perché lo fa? "Perché no?" risponde lei di primo acchito. "Amo leggere, non c'è altra cosa al mondo che vorrei fare di più, e con il blog voglio dividere la mia gioia". Poi però ammette che c'è di più "Sto anche cercando di alleviare il dolore che sento da quando ho perso mia sorella, quattro anni fa, dopo una breve malattia. - dice ricordando una triste ricorrenza - Quest'anno ho l'età che lei aveva quando è morta. Era troppo giovane per morire, amava tantissimo la lettura. E io non riuscirei mai a colmare neppure una frazione di tutte le letture che si è lasciata indietro".

Però ci prova.
Scegliendo d'istinto. Del nostro Alberto Moravia, per esempio, ha letto un romanzo minore: L'amore coniugale che racconta la storia di uno scrittore che si perde nella scrittura. "Le due pagine in cui il narratore critica la sua stessa scrittura potrebbero servire come ottimo esercizio per ogni scrittore" dice entusiasta.
I libri italiani le piacciono, soprattutto se riportano l'Italia verace, quella fatta di dettagli. Ovvio quindi che non le sia sfuggito il Camilleri di Montalbano. Ne ha letto e apprezzato La pazienza del Ragno: "Camilleri ha tutto quello che io adoro in un poliziesco: bella ambientazione piena di dettagli sul paesaggio e sul cibo, una varietà di personaggi che sono tanto interessanti quanto caratteristici del luogo...".

I polizieschi devono essere un'altra sua passione, al New York Times ha rivelato infatti che "l'unica distrazione dal testo scritto se la concede per guardare gli episodi di New York Csi in tv".

Tra poco, il 28 ottobre del 2009, l'esperimento, però, finirà. Riuscirà davvero a smettere di leggere così, all'improvviso, dopo una simile "abbuffata" di libri e a questi ritmi di lettura? Non rischierà la "crisi d'astinenza" o, vista la motivazione - che comprendo ma non approvo anche se in fondo è un modo istruttivo per non affrontare i propri problemi - un'improvvisa riemersione del dolore non più bloccato nel profondo dall'iperattività mentale?
Il pericolo di un "effetto rebound", come il ritorno dell'insonnia in chi decide di smettere bruscamente coi sonniferi dopo averli presi per molto tempo, è dietro l'angolo.

Sarebbe un peccato anche per i lettori del suo blog che non troveranno più la loro recensione quotidiana.
E poi le manca ancora un libro italiano che sicuramente le piacerebbe: "Se una notte d'inverno un viaggiatore, la lettura come magnifica ossessione" del grande Italo Calvino.

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