L'arte di curare e guarire
Interrogativi tosti quelli che ci propone Carla Citarella nel blog Atelier delle Attività Espressive.
È l'annosa questione che da sempre domina il mondo dell'arte nel suo complesso. Non c'è infatti movimento artistico, cultura o società che sia riuscita a evitare di porsi questi interrogativi.
Tuttavia, è soprattutto a livello individuale che queste domande si fanno più laceranti come dimostrano i tentativi di risposta che i grandi maestri hanno via via fornito nel corso dei secoli e di cui Carla ci da un assaggio nei post dedicati all'argomento (qui trovate l'idea di Braque, Le Corbusier, Niemeyer e Klee, qui quella di Matisse, Picasso, Gauguin e Leonardo da Vinci).
Spesso estreme o controcorrente le loro idee in merito a emotività e razionalità e il lavoro interiore che vi stava dietro hanno sempre finito per condizionarne pesantemente tutta l'attività artistica, ma, per quanto divergenti o in netto contrasto tra loro, non hanno impedito a ciascuno di questi grandi artisti di rivoluzionare in qualche maniera il modo di fare e concepire l'arte.
Io credo che lo "stato di grazia tra emotività e razionalità" non duri mai più di un istante, non solo a livello di società ma di singolo artista. Penso anzi che le opere migliori nascano proprio dalla continua e sofferta ricerca di un equilibrio che non c'è e non ci può essere tra emotività e razionalità.
Ma come dicevo il tema è davvero molto tosto e le possibili risposte sono tante quante il numero di coraggiosi che avranno voglia di ragionarci un po' su. Se poi avranno anche voglia di visitare il blog di Carla e, dopo aver letto le parole dei grandi maestri, lasciare pure la loro opinione sarà tanto di guadagnato perché, per quanto giovane, Atelier delle attività espressive è molto interessante e perfettamente in linea con le tematiche che affrontiamo anche qui ad Arte e salute.
Infatti, Carla, operatore artistico e progettista, dopo aver mosso i primi passi come assistente all'infanzia per conto di alcune associazioni di volontariato, ha deciso di dedicarsi al connubio Arte e Psicologia, maturando un ricco percorso di sperimentazioni sul campo attraverso seminari e collaborazioni professionali. Attualmente collabora con il Dott. Massimo Frateschi di Bari, psicologo e psicoterapeuta, in progetti di ricerca a scopo preventivo/educativo, per l'infanzia e l'adolescenza presso alcune scuole pubbliche di Bari e quelli specifici inerenti l'Arte e la Psicologia hanno riscontrato particolare successo da parte di insegnanti, alunni e genitori.
Qui trovate ad esempio il progetto rivolto ai più piccoli "L'artista nascosto" che mira a stimolare l'espressione delle emozioni/sensazioni del bambino e a percepire il proprio stato d'animo, attraverso il gesto grafico, il colore, il contatto con la materia mentre qui un post sul Laboratorio di espressione grafico-pittorica in cui l'arte viene messa davvero al servizio della persona.
Non mi resta che dare il benvenuto alla nostra nuova amica e augurarvi una buona lettura.
In questo blog torneremo, invece, a parlare di arte, emozioni e razionalità già col prossimo post.
alle 12:11
paopasc
Si si, mi era già caduto l'occhio su Carla. Mi rendo conto che la relazione tra emotività e ragione è ancora più complessa di come lo ipotizzavo. Avendo immaginato che ogni umano agire è insieme azione e emozione, dobbiamo, se è valido ciò che affermavo nel commento 'successivo' (?) cioè che il linguaggio logico-matematico è debolmente attaccato alle emozioni, individuare quei meccanismi che suppliscono l'emotività. E potrei individuarli in questa considerazione: esservi cioè un doppio registro che ci muove, uno che motiva all'atto rispetto all'inazione, un altro che gestisce invece il contenuto dell'atto (quando, come in questo caso, è diretto dal sostituto motorio, i.e. linguaggio di relazione), e ciò sarebbe perfettamente allineato con la mia ipotesi (ma non solo mia) della doppia coscienza (primaria e secondaria). Nello stesso momento noi vogliamo agire più che non agire, e questo sempre, ma all'interno di quell'agire noi possiamo costruire altri significati emotivi, senza attinenza con la prima motivazione.
Ciò dettò
salutò
bye