L'arte di curare e guarire
"Una specie di Molière della pittura, o piuttosto...di una equivalenza pittorica del Goldoni più incisivo ed ironico...." dice anche Chastel.
Dunque ancora scene di vita quotidiana che diventano parte di una commedia grottesca pure per i lavori di Pietro Longhi e questa sua rappresentazione del "dentista ciarlatano" in particolare.
Abbandonata molto presto la pittura religiosa e mitologica, Longhi comincia a orientarsi verso la pittura di genere con le scene dipinte dalla metà degli anni Trenta al 1740 circa nei quadri con motivi rustici e contadineschi ispirati agli esempi olandesi e fiamminghi in cui si sentono però anche influssi bolognesi.
Poi, nella prima metà degli anni Cinquanta si dedica prevalentemente alle "carriere", rappresentazioni di reali e comuni attività popolari e borghesi, come L'indovino, La venditrice di frìtole, il noto Il farmacista, dove Longhi unisce l'influsso francese con un'osservazione bonariamente ironica di stampo e di colore veneziano e, appunto, Il cavadenti a cui si adatta perfettamente il giudizio che Argan dà della scelta stilistica di Longhi.
"Per la prima volta, col Longhi, i fatti della vita sono veduti e annotati oggettivamente e cioè senza pregiudizi sociali o intenzioni moralistiche. È la vita sociale, come tale, che diventa materia di pittura e non si propone di copiarla né d'interpretarla, ma semplicemente di vederma con mente attiva, cioè con acutezza o arguzia. Perché tra il pittore e l'oggetto si stabilsca questo rapporto d'interesse, bisogna togliere di mezzo ogni convenzione o pregiudizio, a cominciare dall'idea che la pittura celebri o storicizzi l'episodio o il personaggio.
Tra il pittore e l'oggetto c'è una contemporaneità che impedisce il giudizio e suscita l'interesse: e l'interesse (non più il pietoso amore o il superbo disprezzo) per il prossimo è la base della nuova etica, per cui l'uomo deve vivere tra i suoi simili attivamente e da pari a pari. Così il Longhi, dipingendo, accentua discretamente, quasi involontariamente, quello che lo interessa di più o prima: il vestito rosa o celeste, elegante, della dama o l'arredo della camera o, magari, il cagnolino. Sono, per lui, i segni rivelatori, che di un aneddoto banale fanno una situazione significativa: e il suo spazio pittorico, non più per principio prospettico o tonale o luministico, è semplicemente lo spazio di una situazione".
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