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Il Cavadenti di Pietro Longhi

Mercoledì 30 Settembre 2009, 23:25 in La malattia nell'arte, Medicina, scienza e arte, Pittura e arti visive di
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"Per l'opera del Longhi - si legge su wikipedia - bisogna tener presente i costanti riferimenti al mondo teatrale, e può essere tracciato uno sviluppo parallelo tra l'opera del pittore e quella del commediografo Goldoni, quest'ultimo, attraverso il superamento della commedia dell'arte, crea un nuovo tipo di teatro ispirato alla vita reale, allo stesso modo l'artista, pittore principalmente dell'alta borghesia mercantile veneziana, propone nella sua pittura, un'attenta osservazione e la cronaca puntuale del costume sociale di un'intera epoca."

"Una specie di Molière della pittura, o piuttosto...di una equivalenza pittorica del Goldoni più incisivo ed ironico...." dice anche Chastel.

Dunque ancora scene di vita quotidiana che diventano parte di una commedia grottesca pure per i lavori di Pietro Longhi e questa sua rappresentazione del "dentista ciarlatano" in particolare.

Abbandonata molto presto la pittura religiosa e mitologica, Longhi comincia a orientarsi verso la pittura di genere con le scene dipinte dalla metà degli anni Trenta al 1740 circa nei quadri con motivi rustici e contadineschi ispirati agli esempi olandesi e fiamminghi in cui si sentono però anche influssi bolognesi.

Poi, nella prima metà degli anni Cinquanta si dedica prevalentemente alle "carriere", rappresentazioni di reali e comuni attività popolari e borghesi, come L'indovino, La venditrice di frìtole, il noto Il farmacista, dove Longhi unisce l'influsso francese con un'osservazione bonariamente ironica di stampo e di colore veneziano e, appunto, Il cavadenti a cui si adatta perfettamente il giudizio che Argan dà della scelta stilistica di Longhi.

"Per la prima volta, col Longhi, i fatti della vita sono veduti e annotati oggettivamente e cioè senza pregiudizi sociali o intenzioni moralistiche. È la vita sociale, come tale, che diventa materia di pittura e non si propone di copiarla né d'interpretarla, ma semplicemente di vederma con mente attiva, cioè con acutezza o arguzia. Perché tra il pittore e l'oggetto si stabilsca questo rapporto d'interesse, bisogna togliere di mezzo ogni convenzione o pregiudizio, a cominciare dall'idea che la pittura celebri o storicizzi l'episodio o il personaggio.

Tra il pittore e l'oggetto c'è una contemporaneità che impedisce il giudizio e suscita l'interesse: e l'interesse (non più il pietoso amore o il superbo disprezzo) per il prossimo è la base della nuova etica, per cui l'uomo deve vivere tra i suoi simili attivamente e da pari a pari. Così il Longhi, dipingendo, accentua discretamente, quasi involontariamente, quello che lo interessa di più o prima: il vestito rosa o celeste, elegante, della dama o l'arredo della camera o, magari, il cagnolino. Sono, per lui, i segni rivelatori, che di un aneddoto banale fanno una situazione significativa: e il suo spazio pittorico, non più per principio prospettico o tonale o luministico, è semplicemente lo spazio di una situazione".

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