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Genio e follia, la chiave in una proteina

Mercoledì 30 Settembre 2009, 23:55 in Psicologia e neuroscienze di
SylviaPlath_SelfPortrait.jpg Una variante genetica di una proteina cellulare detta neuregulina 1 potrebbe essere la chiave per spiegare la "strana" associazione tra genio e follia che si riscontra in molti artisti.

In questo blog ne abbiamo parlato spesso. Molti dei nostri Pazienti illustri erano o sono affetti da patologie mentali più o meno gravi piuttosto che da ogni altro tipo di malattia organica.

Semplice coincidenza, destino, scotto da pagare per il successo, eccesso di sensibilità tanto utile è all'arte quanto deleteria per la psiche dell'artista, o manierismi messi in atto più o meno coscientemente per distinguersi, darsi un tono di originalità fino a entrare nella parte dell'artista "maledetto" consapevoli del fatto che tanto al genio si perdona un po' tutto.

Si può pensare qualsiasi cosa. E lo si è anche fatto: pensare a qualcosa di insondabile e misterioso è molto più suggestivo e "romantico".
Tuttavia, la particolare frequenza di questa associazione, la gravità dei sintomi presentati
e soprattutto la drammaticità delle storie che hanno travolto questi artisti lasciano poco spazio per ipotizzare qualcosa di diverso da un legame biologico profondo.

Molti artisti hanno avuto la loro carriera in tutto o in parte compromessa dalla malattia mentale, altri sono morti soli e abbandonati spesso per propria mano.
Troppo per pensare a una recita, una finzione, un caso o una coincidenza.

Ora, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science sembra aver trovato la possibile spiegazione biologica che sarà anche meno romanzesca ma sotto sotto molti stanno cercando.
Secondo la psichiatra ungherese Szabolcs Kéri, della Semmelweis University, esisterebbe, infatti, una proteina cellulare detta neuregulina 1 solitamente deputata al rafforzamento della comunicazione e del grado di connessione tra neuroni un ruolo quindi importante in molti processi cognitivi, una cui variante genetica si associa sia a un'elevata incidenza di malattie mentali come la schizofrenia e il disturbo bipolare sia a un maggior estro creativo.

Nella sua ricerca ha preso in esame un campione di soggetti dalle spiccate abilità creative e li ha sottoposti ad alcuni test di intelligenza e creatività, dopodiché ha prelevato alcuni campioni del loro sangue. Le analisi hanno dimostrato che i soggetti dotati di estro superiore rispetto agli altri avevano una particolare variante genetica della neuregulina 1. La stessa variante che era già stata collegata alle malattie psichiatriche.

"Esistono fattori molecolari che sono vagamente associati a disturbi mentali gravi e sono presenti in molte persone perfettamente sane, con il risultato che queste potrebbero trarre il beneficio nell'avere una mente più creativa", dichiara Szabolcs Kéri. "In altri casi, invece, la creatività sembra fondersi con la psicosi, dando luogo a quelle personalità folli ma geniali che hanno segnato a lungo la nostra arte".

Si tratta di un tassello: questa variante della neuregulina 1 è statisticamente associabile sia alla malattia mentale sia alla creatività. Va bene per spiegare una tendenza generale in un insieme di individui, ma come per i polli di Trilussa ci dice poco dei singoli.
Ereditare dai propri genitori questa variante non ci fa automaticamente ammalare ed essere più creativi. Potremmo essere così sfortunati da ammalarci senza risultare particolarmente geniali o, all'estremo opposto, essere semplicemente geniali senza nemmeno quel briciolo di sregolatezza che ci piace tanto.

Ovviamente questo non significa che la "prova" del legame biologico tra genio e follia non esista. Il fatto è che il comportamento e le abilità cognitive non possono essere associate a un gene soltanto.
Dobbiamo quindi scordarci la possibilità di trovare un'associazione un gene-una malattia o un gene-una funzione cognitiva, figuriamoci l'associazione un gene-una malattia-una funzione cognitiva.

La ricerca della psichiatra ungherese fa fare quindi solo un piccolo passo in avanti verso la comprensione di un possibile legame biologico ma credo sarà difficile arrivare un giorno a poter spiegare in questo modo tutti i casi.
Per la gioia di tutti quelli che preferiscono credere nel "lato romantico" dell'associazione genio-follia.



Fonte: Yahoo Salute

Nell'immagine; un autoritratto della poetessa e scrittrice americana Sylvia Plath, morta suicida all'età di 31 anni dopo un'esistenza trascorsa sempre in bilico tra genio e follia.

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01 Ott 2009
alle 10:37

paopasc

Scava scava qualcosa viene fuori. Le variazioni dalla norma producono risultati pure deviati rispetto alla norma. Occorre sapere da quale parte. Quali sono i meccanismi che la fanno deviare verso l'arte e la creatività e quali verso una franca patologia? E' possibile ipotizzare che la semplice variazione di una proteina sia responsabile di così vasti effetti? Non impossibile. Se la proteina è responsabile di un effetto così generalizzato la maggiore o minore espressione potrebbe significare che la deviazione dalla norma è soltanto una 'esagerazione' di comportamenti normali, una variazione discreta lungo un continuum.

Sempre cose interessanti e aggiornate dalla cara Emanuela!

:)bye

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