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La scienza dice sì al doping ... purché sia mentale!

Mercoledì 24 Giugno 2009, 10:13 in Psicologia e neuroscienze di
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Per la scienza il doping non è tutto uguale!

Da un lato c'è quello degli sportivi che voglio aumentare le proprie performance in gara e dall'altro c'è quello degli intellettuali, ovvero individui in numero crescente che cercano di migliorare le proprie prestazioni mentali a scuola o nel lavoro. Anche a guardar bene si fa fatica a vedere dov'è la differenza: in entrambi i casi si ricorre all'uso di farmaci e trattamenti medici studiati quasi sempre per curare malattie, su individui sani che vogliono avere successo nella vita professionale. Che cosa cambia se si fa sport o una qualsiasi attività che richiede l'uso del cervello più che del corpo?

Magari per me e per voi nulla. Ma per alcuni scienziati c'è una gran bella differenza, tanto che se il doping sportivo deve continuare ad essere condannato, quello mentale dovrebbe essere non solo tollerato ma addirittura incoraggiato. Non c'è dunque solo il nostro bioeticista John Harris a pensare che l'uso di sostanze per aumentare le prestazioni umane deve far paura, ma solo quando le prestazioni in questione sono quelle sportive.

Perché?

Semplicemente perché, "mentre il miglioramento di una prestazione sportiva non ha nessun effetto sul benessere del mondo, il miglioramento delle prestazioni intellettuali ne ha" e quindi "tutti dovrebbero usare le pillole dell'intelligenza". È questo, in estrema sintesi, il succo del discorso fatto nell'editoriale di commento a un indagine pubblicata a inizio anno della rivista Nature secondo cui ben il 7% degli studenti americani usa già una o più sostanze, procurandosele spesso via internet, per migliorare le proprie prestazioni mentali.

In realtà questo è solo uno dei sette  motivi per cui "doping mentale è meglio". Sette come sette sono i capitoli in cui è suddiviso l´articolo che è diventato un vero e proprio manifesto a favore dell'uso dei brain enhancement. Uno per ciascuno dei sette neuroscienziati di università americane e britanniche che vi hanno messo la firma.

Sette autorevoli menti che, dopo aver messo in guardia contro eventuali effetti collaterali di lungo termine, ingiustizie sociali dovute al costo dei farmaci o pressioni dei genitori per migliorare le prestazioni scolastiche dei figli, sposano con convinzione la causa delle "pillole dell'intelligenza"...


Ma non saranno un po' ottimisti sulle capacità dell'uomo di saper gestire eticamente l'uso di sostanze per migliorare le prestazioni mentali?!

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5 commenti
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04 Set 2009
alle 21:13

Ash

Ma che si facciano meno s...e mentali! Un figlio di p.....a intelligente resta un figlio di p.....a e se è più intelligente fa pure più danni di uno stupido, altro che miglioramento del mondo. Che pensino a cose serie.

4
26 Giu 2009
alle 18:56

Guido Tedoldi

Uno dei problemi generati dall'uso di doping, è che impedisce di conoscere le reali potenzialità dell'essere umano. L'aumento di prestazione legato all'uso della sostanza va a nascondere l'aumento di efficacia dovuto all'allenamento – sia esso di tipo sportivo, o lavorativo o semplicemente un aumento d'esperienza (e quindi di efficienza) nello svolgimento delle singole operazioni.

Peraltro di questo problema si rendono conto anche gli autori dello studio riportato da Emanuela, che infatti soltanto «dopo aver messo in guardia contro eventuali effetti collaterali di lungo termine, ingiustizie sociali dovute al costo dei farmaci o pressioni dei genitori per migliorare le prestazioni scolastiche dei figli – sposano con convinzione la causa delle “pillole dell'intelligenza”».

 

La cultura della pillola ha, come effetto, quello di spostare l'attenzione dallo sviluppo delle potenzialità umane (di ogni essere umano, ricco o povero, maschio o femmina, bianco o nero) alle potenzialità economiche. Non vince il migliore, vince il più dopato. E della cultura umana non se ne occupa più nessuno.

 

Guido Tedoldi

aka ComeSeFossesport in BlogoSfere

3
25 Giu 2009
alle 12:42

christian

Se si allarga la riflessione, la cultura della "pillola magica" serpeggia ovunque: è la cultura della scorciatoia. Solo che, con buona pace di Harris, queste scorciatoie non sono etiche né intelligenti perché hanno due effetti dannosi principali: 1. effetti collaterali a carico del sistema nervoso (alterazioni neurotrasmettitoriali, ormonali etc.) e del fisico in generale (soprattutto fegato e reni). 2. modificazione della percezione di sé, del proprio Locus of control e del senso di autoefficacia.

Questo secondo punto è, in qualche misura, anche più grave del primo. Se si ricorre alla pillola magica per superare delle difficoltà senza utilizzare le proprie forze (dimagrire, aumentare la massa muscolare, aumentare la concentrazione e la vigilanza, contrastare la noia, aumentare la socievolezza etc) di fatto ci sirende più vulnerabili ai colpi della vita e ci si autosvaluta perché quanto si è ottenuto non lo si è ottenuto con le proprie forze. Inoltre, il Locus of control (l'attribuzione causale, cioè la stima personale del perché avvengano gli eventi) si sposta all'esterno, deresponsabilizzando le persone e prestando il fianco ad ogni superstizione. Infine, usando un "aiutino" in ogni contesto, non si mettono in moto le proprie risorse personali per cui in realtà i benefici sono inferiori ai costi.

Che la nostra società sia miope non è difficile vederlo. Non si sa più procrastinare e non si sanno più valutare le conseguenze a lungo termine delle ostre azioni. Non so se questo risultato sia possibile catalogarlo come "etico".

2
24 Giu 2009
alle 16:20

Emanuela Zerbinatti

Paolo hai ragione a dire che ormai abbiamo pillole per studiare e lavorare, poi quelle per lo sport, per il tempo libero e anche per dormire. Siamo tutti chi più chi meno farmaco dipendenti. E ai bambini non diamo solo un pessimo esempio ma li imbottiamo loro malgrado di pillole. Tuttavia credo che ci sia anche un altro paragone da fare oltre a quello dei bambini violati mettendogli in mano un fucile.

Che dire infatti dei bambini (e adulti) di paesi poveri a cui non diamo i farmaci che servirebbero perché non possono pagarli? e di quelli a cui andiamo a spacciare prodotti omeopatici per trattare malattie come l'HIV o la TBC? e di quelli su cui sperimentiamo i farmaci che poi useremo per noi?

La verità è che a volte i farmaci servono ma noi non li diamo e li diamo in abbondanza quando non servono.

1
24 Giu 2009
alle 14:45

Paolo

Facciamo un po' il punto!

Pillole a scuola per studiare meglio, pillole sul lavoro per rendere di più, pillole in discoteca per divertirsi, e pillole poi la notte perché in qualche modo si dovrà pur dormire. Pillole legali e pillole illegali, purché siano pillole da cui dipendere!

Mi pare di avere sentito al volo oggi al TG che uno dei pochi lavori che ha avuto un incremento costante negli ultimi anni è quello dei promotori farmaceutici! Sullo spaccio di Ecstasy i dati saranno meno pracisi, ma probabilmente si potrà dire altrettanto.

Mi sono permesso, nel mio blog che esce oggi pomeriggio, di accostare la notizia dei milioni di bambini che nei paesi ricchi vengono trattati a psicofarmaci ogni volta che esprimono un disagio, con quella di quegli altri bambini dei paesi poveri, a cui viene dato in mano un fucile per fare la guerra. Notizie che escono contemporaneamente, a segnare anche simbolicamente, mutatis mutandis, un crescente analogo disprezzo per la libertà di scelta delle persone, soprattutto di quelle per definizione piccole e deboli che, comunque, non ti possono dire di no!

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