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I chili di troppo dei ballerini in tv e l’ipocrisia dei media

Lunedì 18 Maggio 2009, 09:14 in Academy, Cinema e TV, I pericoli dell'arte, Scienza e comunicazione di
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Portare la danza in tv significa dover fare i conti prima o poi con la questione del peso giusto per un ballerino.

Lo abbiamo visto tante altre volte e sabato è stata la volta del talent show sulla danza Academy che ha messo sul tavolo il problema dei chili di troppo di Leslie Giaquinta, ballerina di danza moderna poi uscita dalla trasmissione per volontà popolare nello scontro diretto con Ada Vitale.

In questi casi gli altri media si scoprono improvvisamente buonisti e lanciano invettive contro "una tv rea di proporre modelli di magrezza eccessiva e irraggiungibile, capaci però di causare epidemie di anoressia".

Basta guardare come si sono scatenati i tre giornalisti del web e della carta stampata presenti in studio nella diretta di sabato (qui il video), decontestualizzando lo specifico ambito in cui ci troviamo. Sfido chiunque a dire che due chili di troppo su un ballerino o su un non ballerino siano esattamente la stessa cosa.
E comunque trovo in generale un po' ipocrita questo atteggiamento. Pensare che la tv sia la sola responsabile dell'incremento dei casi di anoressia mi sembra al quanto sciocco e immaturo: vuol dire non voler guardare in faccia i problemi e cercare un colpevole facile cui dare tutte le colpe, scaricandosi di ogni responsabilità. Nessuno di noi è immune dal pregiudizio nei confronti delle persone con qualche chilo di troppo. I giornalisti, ad esempio, avranno tra le loro file percentuali di sovrappeso e obesi paragonabili a quelle della popolazione generale, se non maggiori facendo un lavoro sedentario, ma chissà come mai se ne trovano ben pochi tra quelli che vengono inquadrati dalle telecamere, perché inviati o messi a leggere le notizie dei telegiornali.
E poi anche far finta che sovrappeso e obesità non siano un problema potrebbe avere effetti deleteri. Se dire a qualcuno che pesa troppo istiga all'anoressia, perché far finta che il problema non esiste non dovrebbe istigare all'obesità?

Dice bene il coreografo Luigi Martelletta quando fa notare che se non si può mettere alla gogna una ragazza perché ha qualche chilo di troppo, non si può nemmeno illuderla che vada tutto bene così, perché non la spinge a cambiare e migliorarsi.
Il maestro di danza classica di Academy, la settimana scorsa impegnato anche nell'insegnamento del sirtaki, ha più volte detto ai ragazzi che ogni sua critica voleva essere costruttiva e non distruttiva: non contestava loro qualcosa che non erano umanamente in grado di migliorare. Il peso, infatti, a differenza di altre caratteristiche fisiche come
per esempio l'altezza, è qualcosa che possiamo controllare. A Leslie, che è pure molto alta, Martelletta non chiedeva di tagliarsi le gambe, ma di non aggiungere anche il problema del peso eccessivo. Magari la sfuriata a lezione (vedi video qui sotto) è stata un po' eccessiva.


Tuttavia quello che Martelletta sottovaluta
forse di più è che il peso e l'alimentazione si intrecciano con tutta una serie di vissuti e bisogni personali senza la comprensione dei quali è difficile per la persona poterli controllare. L'obesità e il sovrappeso spesso sono frutto di una scarsa conoscenza delle regole per una corretta alimentazione, a volte di cattive abitudine ereditate in famiglia, e altre di una risposta a un bisogno inconscio difficile da spiegare. Per poter modificare il proprio peso, ammesso che lo si voglia, bisogna quanto meno capire a che categoria si appartiene. I più fortunati sono quelli che semplicemente non sanno come si mangia nel modo corretto. In questi casi infatti basta informarsi a abituarsi pian piano a un nuovo stile alimentare. Per tutti gli altri sapere non basta: la comprensione dei motivi inconsci che spingono a dare al cibo un significato che non ha è insufficiente: occorre un'elaborazione successiva di nuove strategie per dare soddisfazione a bisogni che alimentari non sono.

Il nostro è un mondo pieno di contraddizioni e se è vero che metà dei suoi abitanti muoiono di fame perché non hanno i mezzi per sfamarsi, l'altra metà soffre delle conseguenze di un eccesso di cibo: sovrappeso e obesità, ma anche disturbi del comportamento alimentare nelle sue più diverse espressioni.

I media non sono del tutti innocenti nel dilagare di questi disturbi, ma se una parte di colpa ce l'hanno pure, non è certo in una sola direzione. È vero, infatti, che spesso propongono modelli di magrezza eccessiva, ma è anche vero che all'estremo opposto non fanno che proporre cibo a tutte le ore del giorno e della notte. Allora perché un eccesso dovrebbe essere peggiore dell'altro?

Numericamente parlando l'obesità fa più vittime dell'anoressia, ma tante o poche che siano una vittima resta pur sempre una vittima: nessuna può avere più diritto di un'altra di essere salvata e protetta.

Basta quindi scagliarsi contro la tv che porta la danza, con tutte le sue difficoltà, sotto gli occhi di tutti e voltarsi dall'altra parte quando ogni mezzo di comunicazione (stampa compresa) ci martella di messaggi che spingono a mangiare oltre i normali bisogni fisiologici.

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4 commenti
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14 Gen 2012
alle 21:18
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18 Mag 2009
alle 18:23

Gianleone Di Sacco

Non seguo la trasmissione e, quindi, non posso espirimere un giudizio sui fatti specifici. In generale, comunque, le affermazioni su un'ipotetica epidemia di anoressia legata ai modelli di magrezza proposti dai media sono molto discutibili. Non vi sono dati certi che dimostrino un aumento effettivo della prevalenza dell'anoressia nella popolazione odierna e non vi sono dati concreti che leghino l'anoressia ai media e alla pubblicità. Spesso, dietro queste queste forme di allarmismo, vi sono interessi di alcuni operatori sanitari a caccia di finanziamenti e di alcuni politici a caccia di facile visibilità mediatica.

2
18 Mag 2009
alle 11:45

Emanuela Zerbinatti

Ciao Paolo. Non stigmatizzare l'obesità ma soprattutto chi il problema lo vive sulla sua pelle mi sembra il minimo. L'importante è che non si cada nell'eccesso opposto: far finta che il problema non esiste non aiuta a risolverlo.

L'obesità, ma non è il caso di Leslie Giaquinta che, come ripeto si trova a voler lavorare in un contesto un po' particolare, resta un rischio per la salute e sarebbe meglio curarla. Poi che l'approccio per affrontarla sia multidisciplinare psicologico, medico e nutrizionistico è ovvio.

1
18 Mag 2009
alle 11:16

paolo ciccione

Condivido molte delle cose scritte, spesso si fanno polemiche su minuzie.  Soprattutto sul fatto che nella danza mainstream (al di fuori quindi di fenomeni di nicchia) ci siano precise caratteristiche fisiche credo sia assodato, però non sono d'accordo quando parli di obesità come un problema "in sé".

Al di fuori di contesti specifici come quello citato, infatti, il problema dell'obeso non sono i chili di troppo, che sono esclusivamente fatti suoi, quanto i giudizi e la discriminazione che suscitano a livello sociale e mediatico. Se davvero si avesse a cuore il benessere dell'obeso, come di chiunque altro, si imparerebbe ad accettarlo per quello che è nella sua complessità di essere umano.

Ciao

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