Il ballo fa bene, ma attenzione alla Breakdance

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Ballo per tutti.jpg Mantiene integro il benessere fisico e mentale aiutando a tenersi in forma e a combattere l'isolamento sociale, soprattutto negli anziani, ma alcuni tipi di ballo come la breakdance richiedono qualche precauzione in più.

A puntare l'attenzione sugli effetti positivi della danza, in particolare nella terza età è stato un gruppo di ricercatori della Queen's University di Belfast che ha analizzato un campione di anziani in Irlanda del Nord e negli Stati Uniti praticanti e non, scoprendo che in definitiva ballare aiuta a mantenersi giovani.

"La danza aiuta a tenere lontani gli acciacchi fisici della terza età e fornisce agli anziani uno svago con cui divertirsi e socializzare", sostiene Jonathan Skinner, responsabile della ricerca.Intervistando un ampio campione di soggetti anziani iscritti alle scuole di ballo, Skinner e il suo team di ricercatori hanno verificato che la danza di coppia aiuta gli anziani a prevenire l'incidenza di molte malattie e a mantenere integre le abilità mentali, fornendo loro un ottimo obiettivo per cui vivere, confrontarsi e migliorarsi. "Il ballo spinge gli anziani a stare insieme e ciò aumenta il loro senso di solidarietà, tolleranza e comprensione", afferma Skinner.

Niente di meglio di un buon ballo per vivere meglio la terza età, quindi, impegnando il proprio corpo a roteare nella pista a ritmo di musica e concentrando la propria mente sulla corretta successione di passi, piuttosto che focalizzarsi sui malanni e sui problemi fisici che la vecchiaia si porta con sé.

Breakdance.jpg Purché i passi in questione non siano di breakdance.

Infatti, in base ai risultati di uno studio epidemiologico condotto da ricercatori del Dipartimento di Ortopedia dell'Università di Duisburg-Essen e pubblicato sull'American Journal of Sports Medicine questa disciplina di ballo deve essere considerata una pratica sportiva ad alto rischio, che richiede una notevole preparazione atletica e necessita di particolari accorgimenti se non si vogliono avere brutte sorprese.

E questo vale sia per i dilettanti che si avvicinano per la prima volta a questa disciplina sia per i professionisti, ormai abituati a sfidare le leggi della gravità per bloccarsi qualche secondo in posizioni "impossibili" mentre piroettano a testa in giù o si mantengono in equilibrio su un gomito o sulla punta delle dita. Anche loro, nonostante la propria preparazione atletica, non dovrebbero sottostimare i rischi di questa pratica e soprattutto non dovrebbero riprenderla troppo presto dopo aver avuto un infortunio.

Prendendo in considerazione 40 danzatori professionisti e 104 amatoriali per un totale di 380.588 ore complessive di training, i ricercatori hanno infatti registrato ben 1.665 infortuni e 206 occorrenze di sindromi dolorose da "iperuso", che hanno comportato la perdita di 10.970 giorni di allenamento.

Ovviamente, i professionisti hanno riportato un numero più alto di infortuni e di sindromi dolorose, in particolare ai polsi, alle ginocchia, alle anche, alle caviglie, ai piedi e alle spalle a causa del maggior numero di ore di pratica e di complessità delle figure eseguite. I dilettanti però non sono risultati certo immuni dai problemi.

Per tutti, l'imperativo resta dunque quello di rafforzare le fasce muscolari maggiormente coinvolte con esercizi mirati, e precedere e seguire sempre l'allenamento con esercizi di stretching, anche se si pensa i dedicarsi alla breakdance solo a livello amatoriale e meno assiduo.
 

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