L'arte di curare e guarire
È questo il ritratto inedito dipinto dall'olandese Wouter van der Veen nel secondo saggio della collana "Van Gogh Studies" che si propone di tracciare una biblioteca virtuale dei libri letti da Van Gogh, a partire da quelli citati e commentati
proprio nelle numerose e celebri lettere.In Van Gogh: A Literary Mind. Letteratura nella corrispondenza di Vincent Van Gogh (Waanders Publishing, 2009) si parla, infatti, di oltre 150 autori, per un totale di circa 200 opere distribuite in ben quattro lingue diverse.
Ma cosa leggeva esattamente Van Gogh e quale influenza ebbero questi 150 autori?
Ce lo spiega Wouter van der Veen con la sua indagine certosina della corrispondenza dell'artista. Un viaggio che come vedremo ci porterà dalla Bibbia a ... Van Gogh stesso!
Il libro si organizza seguendo un ordine cronologico, muovendosi dal contesto della media borghesia olandese in cui nacque l'artista con l'importanza della Bibbia quale primo riferimento letterario e fonte di tutte le verità. A questo "testo feticcio", che accompagna Van Gogh lungo tutto il corso della sua esistenza, si accompagnano altri temi prediletti, quali la fede, il lavoro e la patria, a cui fa invece eco un'assenza quasi totale di filosofia.
Nel corso dei diciannove anni di corrispondenza analizzati (dal 1872 al 1890), Van Gogh cita oltre 150 autori, per un totale di circa 200 opere distribuite in quattro lingue e in tremila anni di storia della letteratura. Ne emerge un uomo volitivo, difficilmente ascrivibile a qualsivoglia corrente. Una persona desiderosa di trovare nella letteratura un supporto alle proprie idee più che una scuola a cui aggrapparsi.
Van Gogh fa riferimento ad altri autori per giustificare e dare valore al proprio pensiero, servendosi della notorietà altrui per corroborare le proprie teorie.
Si sa poco invece dei libri che non sono piaciuti a Van Gogh. Nelle sue lettere il pittore inquieto menziona soltanto gli autori e i testi che lo colpiscono positivamente, lasciando trasparire un ottimismo selettivo che è lo stesso che presiede il suo sguardo d'artista. Si attarda essenzialmente su quello che considera bello, lasciando poco spazio per ciò che bello non è considerato tale.
Tuttavia le lettere dell'ultimo periodo sono prive d'ogni riferimento letterario, come se Van Gogh, iniziando a credere nel proprio lavoro, non sentisse più l'esigenza di cercare nella letteratura un sostegno al suo operare.
Il percorso letterario che ha sondato per noi ci rimandano un'immagine di un Van Gogh inedito, sicuro di sé, che non si lascia abbagliare da alcuno scrittore e che controlla sapientemente l'influenza degli altri autori su di sé. Le sue scelte letterarie riflettono, infatti, le preoccupazioni e i centri d'interesse dell'artista, ma i libri che lesse furono il riflesso della sua personalità, erano testi in cui poteva identificarsi.
Van Gogh: A Literary Mind è in definitiva un saggio che unisce la precisione dell'analisi scientifica con la piacevolezza della narrazione. Da leggere assolutamente.
Grazie Gianluca è molto interessante il link che mi hai segnalato, sfrutterò senz'altro. :)
La figura di van gogh è davvero densa di significati su tutti i piani: letterario, poetico, filosofico, pittorico.
Io subisco il fascino di questo grande artista praticamente da sempre!
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alle 19:31
Luis
"Attraverso l’arte Van Gogh tentò di curarsi, fu l’arte che tracciò le tappe del suo percorso di follia." Questo è il pensiero di Lucia Imperatore (mi pare di capire: psicologa e arteterapeuta). Condivido il suo pensiero. Grazie Gianluca per la segnalazione.
Dal tuo articolo Emanuela si evidenzia un Van Gogh diverso da come per lo più viene presentato e per come finora è conosciuto. Una persona che non solo si esprime ad altissimi livelli artistici ma che ricerca tra i numerosi scrittori (citati 150!) per trovare conferme e sostegno per la sua filosofia e il suo modo innovativo di pensare all'arte.