L'arte di curare e guarire
Ha deciso il pubblico e, come direbbe qualcuno, il pubblico è sovrano.
Sì, ma solo se televota.
Se in tempi di crisi non si accontenta di quel voto che gli darebbe voce, ma ha il coraggio di buttare soldi in schede telefoniche per essere sicuro che sia proprio il suo voto a prevalere sulle voci - pardon - sui voti degli altri.
E va bene se lo fanno i manager dei televotati. Per loro è un investimento, un sacrificio iniziale che poi rientrerà con gli interessi. Fin che ce l'hai questo capitale iniziale tutto va bene.
Eticamente scorretto, ma è la dura legge del commercio: chi ha più soldi e sa come investirli, vince.
In fondo ieri sera, sul palco dell'Ariston, Marco Carta, più prodotto commerciale che non figlio di una tv commerciale, è stato premiato alla presenza di Paolo Bonolis che nella tv commerciale c'è nato e cresciuto e Maria De Filippi che nella tv commerciale è la regina.
Il trionfo della tv commerciale. Ma le ragazzine e gli adolescenti che che lo fanno coi soldi di mamma e papà? Dov'è l'etica?
E soprattutto dov'è in tutto questo la canzone? Dov'è il bel canto che nei giorni scorsi ci eravamo quasi illusi di poter trovare all'Ariston, quando finalmente le discussioni erano tornate su musica, testi, libertà degli artisti anziché i vari punti auditel presi o persi e il gossip di bassa lega? Mistero, ma poi nemmeno molto. I ragazzini e il popolo sono in crisi di identità e non sanno più come autoaffermarsi. Ma si illude che possedere
un cellulare e una scheda telefonica possa farlo diventare padrone del mondo. Una volta avevano provato a convincerci che bastava un telecomando. Ora se non è interattivo e attaccato alla linea telefonica non serve più a molto.Domanda difficile. Per ora l'unica nota positiva in tutto questo è che per una volta, dopo tanti anni, potremo finalmente vedere che il vincitore del Festival, trionfa anche nelle classifica di vendita dei dischi.
Un'unica richiesta.
Visto che ormai è certo che l'anno prossimo il Festival si farà ancora, vorrei che il presentatore o la presentatrice non entrassero nelle case degli italiani dicendo "Signori e signore buona sera", ma un molto più coerente "tele votati e tele votanti buonasera".
Senza offesa
se quelle cose non le vedi..
il problema è solo tuo ;-)
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alle 16:26
Salvatore
Uau scusa la critica ma hai steso un articolo davvero nauseante... Non tifo né per Marco Carta né per il Festival ma se proprio ci tieni a buttare tutto nell'immondizia almeno fallo con i guanti e che cavolo... Si capisce che non ti è piaciuto però un po' di eleganza a quello che scrivi... Se dura Marco Carta almeno capiremo che gli Italiani hanno un punto di vista e non il classico W la Cultura e Uomini e Donne. Commerciale? Beh c'è chi al panino della mamma con prosciutto o mortadella preferisce il Big Mac, in fondo siamo tutti un po' commerciali non è colpa di nessuno se non di sè stessi; aprire la Divina Commedia non è difficile certo pero' è molto piu' facile premere un tasto e dopo soldi di qua e soldi di là, rilassarsi, o guarda un po' Marco Carta, bella canzone, quasi quasi dopo tasse e prezzi doppi almeno stavolta voglio farmi felice. Se poi è tutto un "facciamo finta" alla sarà soltanto un'altra isola che non c'è.