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Per Sgarbi "a Milano manca un cervello che dia senso alle cose” … e luce a Caravaggio

Lunedì 19 Gennaio 2009, 09:38 in Pittura e arti visive di
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"La Moratti dovrebbe dimettersi" quello andato in scena venerdì, per l'inaugurazione di Caravaggio ospita Caravaggio, la prima mostra in omaggio ai 200 anni di Brera, è stato "un gioco delle parti ridicolo, il primo atto di un Expo che la Moratti non saprà gestire, se non sa neanche ospitare l'inaugurazione di una delle più importanti istituzioni culturali della città".
"È vero - ha spiegato il critico d'arte ed ex assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi - che Brera è proprietà dello Stato, ma è altrettanto vero che Letizia Moratti è primo cittadino di Milano. Brera è, dopo la Scala, il simbolo della cultura milanese. Il non avere neppure salutato i cittadini della sua città venuti per il secondo centenario della nascita di Brera è molto grave e un gesto di arroganza".

Il "pomo della discordia" tra il critico e Letizia Moratti stavolta non è il licenziamento del critico da assessore alla cultura del capoluogo lombardo, anche se probabilmente ha influito sul tono delle critiche, ma il trattamento riservato al Caravaggio e la giornata di apertura della Mostra che dovrebbe rendergli omaggio.

Problemi di luce e ombre, che fa anche sorridere sapendo che stiamo parlando di Caravaggio, il maestro delle luci e delle ombre. Secondo Sgarbi i quadri del Caravaggio esposti alla Pinacoteca di Brera "non avevano quella giusta". E poi perché quattro opere: "il confronto delle due versioni della 'Cena in Emmaus' sarebbero bastate".
Questo lo avevo detto anche io, ma per il visitatore è comunque un occasione per vedere quattro capolavori.

Il critico d'arte però è bello carico e se la prende anche per "il Mantegna relegato in uno sgabuzzino".
L'opera "Il Cristo morto" sarà infatti una delle protagoniste nelle prossime mostre per il Bicentenario e a Sgarbi non deve essere piaciuta la collocazione occupata nell'attesa, ma forse il Mantegna è l'unico di cui gli importi qualcosa perché, in riferimento alle dichiarazioni del sindaco Moratti sulle mostre successive dice che "non si riesce a capire quali siano queste 20 opere da non perdere".

Ed era lì che Sgarbi voleva arrivare: a colpire le rappresentanze cittadine che hanno presenziato all'inaugurazione di Caravaggio ospita Caravaggio, perché se ammette che il Ministro Bondi e il sindaco Moratti non possono essere ritenuti  responsabili della cattiva illuminazione della mostra, di sicuro il loro comportamento è stato "indecoroso e incivile". Il resoconto che Sgarbi fa della serata inaugurale è impietoso: autorità che giocano a rimpiattino, la Moratti che "si rifiuta di salutare in attesa di Bondi" a cui sarebbe spettato il compito di fare gli onori di case, se non fosse stato trattenuto dalla fitta nebbia, "il pubblico che aspetta un'ora senza che nessuno prenda la parola, e tocca alla soprintendente intervenire chiamando sua zia", ossia Mina Gregori, la curatrice della mostra a cui spettano invece le responsabilità sulla cattiva riuscita della mostra. "A Milano manca un cervello che dia senso alle cose"!

Il suo, probabilmente! Questo comunque era quello che diceva Sgarbi dopo l'inaugurazione. A due giorni dall'apertura, Caravaggio ospita Caravaggio sta andando invece a gonfie vele, almeno per quel che concerne il numero di visitatori. I quattro capolavori hanno fatto il pieno in questo primo fine settimana di esposizione incassando oltre 4mila presenze. Si entra a scaglioni con un gruppo ogni quarto d'ora. E tanto deve bastare per ammirarli mentre dominano la sala XV della Pinacoteca.

Una partenza che lascia ben sperare e che conferma Caravaggio carta vincente della cultura milanese 2008/2009. È stato proprio il capolavoro del Caravaggio, La conversione di Saulo, esposta a palazzo Marino nel mese di dicembre, la mostra più visitata di tutto il 2008, con circa 163mila presenze, 30mila in più della retrospettiva dedicata allo scultore Antonio Canova, ferma a 136mila 902 visitatori.

Alle quattro mila persone dovremmo invece chiedere se la pensano come Sgarbi riguardo al trattamento delle opere all'interno della Pinacoteca meneghina, ma in fondo Caravaggio è sempre Caravaggio: basta lui a fare da signore della luce e delle ombre!

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