L'arte di curare e guarire
Che la depressione grave di Buffon sia diversa dalla depressione grave di un comune mortale, che non è ricco e famoso e non gioca a calcio, ma ogni giorno deve dimostrare di essere bravo in qualunque cosa fa?
Insomma, il dramma vissuto da Buffon come l'ha presentato StudioAperto rischiava di sembrare il capriccio di un bimbo viziato che non può avere ancora più di quel che ha già e osa pure chiamare il suo dispiacere depressione. Ma se leggete l'intervista realizzata dalla Stampa al portierone d'Italia, vi renderete conto che il dolore di Buffon era reale e grave.
Un'esperienza dolorosa attraverso cui tanti stanno passando, raccontata anche per dimostrare che "non importa se sei ricco e famoso, la depressione può colpirti ugualmente", che "non sai quando arriva e perché", che "non sai quando esattamente se ne andrà, ma di certo se ne andrà, se ci si fa aiutare". Dagli amici dai familiari, ma soprattutto dagli esperti, figure che lo stesso Buffon ha dovuto rivalutare. "Pensavo fossero figure che rubassero, tra virgolette ovviamente, soldi agli insicuri. Invece sono persone che servono, perché se ne trovi uno bravo e capace, trovi una figura con la quale non hai paura a confrontarti. Parli di tutto, ti apri, senza il minimo timore: e farlo non è mai facile".
A Buffon per risollevarlo dalla depressione ci vorrebbe uno come Cassano, assolutamente immune...nonostante abbia ancora da recuperare ancora otto anni "da disgraziato"
Ricordo un'intervista a Sandra Mondaini, che pur avendo alle spalle una lunga carriera come attrice comica era una depressa e per un certo periodo ha fatto la testimonial per un'associazione di sostegno ai depressi gravi. La Mondaini diceva: «A volte la differenza tra lo star bene e lo star male è avere in tasca gli spiccioli per prendere un caffè al bar».
Non sono i miliardi in banca o la difficoltà di un lavoro precario a fare la differenza. La cosa brutta è il vuoto di senso, il buio.
Il caffè al bar della Mondaini si porta dietro un nucleo di significato, ed è lì la differenza tra lo star bene e lo star male.
Guido Tedoldi
@max: mi sembra che il livello sia diverso. Per chi è passato dalla depressione, quella vera come si intende dall'intervista de La Stampa, il problema non è certo legato allo stipendio o alla posizione professionale. Se no confondiamo, come Studio Aperto, una specifica patologia con sensazioni, problemi di vita quotidiana e stati d'animo.
Pensa te che depressione potrebbe colpirlo con 1.000 euro al mese di stipendio? O il dramma se fosse uno dei tanti precari con contratti di pochi mesi?
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alle 10:53
Matteo TDC
Sarà, ma babbo natale è comunque avvisato: voglio cassanate, non buffonate