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Obama e la democrazia in formato digitale

Lunedì 10 Novembre 2008, 11:01 in Scienza e nuove tecnologie di
Derrick%20De%20Kerchove_Bicocca%2008.JPG Se ne è parlato tanto in questi giorni grazie al neo presidente degli Stati Uniti che sui nuovi media ha investito molto per la sua campagna elettorale, ma la rete potrebbe davvero svolgere un ruolo importante nello sviluppo dei rapporti politici?

L'Università Bicocca di Milano, da sempre ha tanta attenzione ai nuovi rapporti sociali generati dalle tecnologie avanzate, ha cercato di ragionare su questo tema mettendo intorno a un tavolo alcuni dei maggiori esperti in materia di web e rapporti sociali.

Venirne a capo resta comunque difficile: tra gli interventi al convegno "Democrazia in formato digitale" di cui il sito videoscienza pubblica tutte le immagini, spiccano, in particolare, le opinioni contrastanti proprio sul presidente eletto di Derrick De Kerchove, secondo cui senza internet Obama non sarebbe mai esistito  e Gianluca Nicoletti, giornalista ed esperto di mass media, che non ne sembra così convinto.
Per sapere se "il mondo digitale è davvero una nuova opportunità per la democrazia o solo una enorme stanza di compensazione" guarda tutti i video messi online.

Il ruolo dei nuovi media in confronto ai media tradizionali sul voto americano e sull'elezione di Obama è stata analizzato dal punto di vista più psicologico anche dal blog Psicologica-mente con un post dedicato.

Infine, all'interno di Blogosfere oggi si sta affrontando questo interessantissimo tema grazie a Paolo Galli, curatore del blog Usabilità che parla di politica e rete spiegando cosa significa per lui conoscere Internet e a Matteo Failla di Teledicoio, il quale non resiste alla tentazione di lasciare per un attimo da parte la Tv per citare un'articolo del Corriere e parlare di futuro del web2.0 dopo il terremoto Barack.

Sempre a proposito di Barack Obama videoscienza ha poi pubblicato anche  "La scienza ai tempi di Obama" per conoscere punto per punto il programma del nuovo Presidente degli Stati Uniti in fatto di ricerca, energia e cambiamento climatico che potrebbe essere comunque interessante.

Non mi resta quindi che augurarvi buon approfondimento.
 

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3 commenti
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19 Nov 2008
alle 23:22

Psicologica-Mente

Ciao Emanuela,
ti ringrazio per avermi informata, mi ha fatto molto piacere ricevere una citazione dal tuo sito; è un blog che seguo da tempo con interesse. 
A proposito davvero un'ottima risorsa i links che hai corredato all'articolo. Riguardo all'elezione di Obama ritengo che la soluzione stia nel mezzo, ovvero: sia la televisione che internet hanno avuto un ruolo decisivo ma con una tempistica e modalità differenti.Internet infatti ha permesso ad Obama di veicolare le sue idee e di espandere la sua rete di sostenitori informandoli e motivandoli a collaborare attivamente alla realizzazione della sua campagna elettorale e, cosa più importante, li ha coinvolti nella raccolta di fondi. Ciò ha così permesso al candidato democratico di raccogliere una somma di denaro maggiore rispetto agli altri candidati alla presidenza, prima Hillary Clinton ed in seguito McCain, e di acquistare un numero maggiore di spazi pubblicitari sul medium più influente per eccellenza: la televisione.La televisione infatti mantiene ancora un ruolo cardine rispetto agli altri media nell'influenzare le scelte dell'elettorato. Ovviamente non bisogna sottovalutare anche le altre prerogative che hanno caratterizzato la campagna elettorale; ad esempio il fatto che Obama a differenza degli altri candidati abbia proposto un messaggio forte ed in modo innovativo, cosa che lo ha sicuramente favorito, soprattutto rispetto al candidato repubblicano. I nuovi media hanno certamente fatto la differenza ma se i responsabili della campagna elettorale di Obama si fossero avvalsi solo di Internet credo che difficilmente questo avrebbe portato all'elezione del candidato democratico. 

Senza dubbio il risultato di questa tornata elettorale americana costituisce un dato molto interessante sull'uso e sull'influenza dei nuovi media che se secondo me sono destinati a crescere e ad avere un ruolo sempre più incisivo, magari riuscendo a scavalcare anche la televisione.

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12 Nov 2008
alle 08:02

Emanuela Zerbinatti

Guido, trovo questo tuo commento molto efficace. Se fossi un politico un tentativo per comprendere le dinamiche della rete lo farei, non tanto per capire come muovermi e conquistare consensi, ma al contrario per sapere cosa non fare per non perderne dopo che sono stato eletto. Altrimenti ad ogni legislatura c'è l'inversione netta di governo e si deve ricominciare tutto da capo. Ma chissà se i nostri incartapecoriti politici passeranno mai di qui per scoprirlo ;-)

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12 Nov 2008
alle 07:38

Guido Tedoldi

Il web sta già facendo tanto per modificare l'approccio della gente alla politica, mi pare. Prima della diffusione dei computer e di internet, la gran parte della comunicazione era verticale, nel senso che pochi professionisti di certe materie (dall'economia alla politica internazionale al diritto) parlavano a molti che ne sapevano quasi niente. Con la diffusione del web, in particolare nella versione 2.0, la comunicazione si fa sempre più orizzontale, nel senso che ai pochi professionisti rispondono molti dilettanti... i quali però possono disporre di informazioni di qualità e hanno la cultura per saperle rielaborare in maniere anche originali.

Ma tutti questi dilettanti informati non vengono dal niente. Sono il prodotto della scolarizzazione di massa. Mai come in questa epoca nel mondo ci sono stati così tanti laureati. Pur con tutte le tare che si possono fare (spesso l'aumento della quantità comporta l'annacquamento della qualità) la loro presenza è destinata a cambiare i rapporti politici.

Ogni forma di governo elaborata finora, in estrema sintesi, è stata rappresentativa. Che fosse democrazia, o monarchia, o dittatura, o teocrazia... stringi stringi si è sempre trattato di pochi individui cui la società (per volontà o costrizione) affidava il compito di prendere decisioni per tutti. Il patto sociale era però chiaro: «Tu sei un professionista, io sono un analfabeta. Tu sai come fare, io anche impegnandomi rischierei di combinare casini».

Con la diffusione di internet, con l'aumento dei laureati, questo patto facilmente sarà riscritto: «Tu sei un professionista, ma io non sono un analfabeta e in certe questioni ne so più di te». Il popolino analfabeta di altre epoche non aveva gli strumenti per giudicare se chi lo governava commettesse errori marchiani; il popolo di internet odierno ci mette un attimo a notare gli errori.

Guido Tedoldi

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