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Il Santo Stefano dei “politicomani” americani

Venerdì 7 Novembre 2008, 08:04 in Psicologia e neuroscienze di
tinaFaye-sarahPalin.jpgIl gioco è finito: dopo due anni di campagne politiche tra primarie, elezioni vere e proprie e voto finale il Presidente degli Stati Uniti è stato deciso, ha vinto chi doveva vincere e tutti dovrebbero finalmente tirare un sospiro di sollievo in attesa di vedere se ne è valsa la pena.

Dovrebbero...

Non tutti ci riusciranno però!

Infatti, gli esperti parlano già di "crisi d'astinenza da politica" e non si è ancora spento l'eco delle considerazioni su vincitori e vinti. Sociologi, psichiatri e psicologi si esprimono però con convinzione, come se ne stessero già intravedendo i segni.
I candidati presidenti e vicepresidenti degli Stati Uniti sono stati l'oggetto di una vera e propria ossessione nazionale per mesi e mesi, con i loro proclami e, a volte, sproloqui e i cittadini americani si erano abituati a navigare sul web in cerca delle ultime dichiarazioni o figuracce, attaccati agli schermi televisivi per seguire i confronti diretti e affezionati ai quotidiani con le notizie sui sondaggi. "Molte persone - spiega Jefferson Singer, docente di Psicologia al Connecticut College - si sono trasformate in veri e propri 'politicomani', ossia in 'drogati' dalle notizie di politica. E come tutte le dipendenze, anche questa potrebbe provocare gravi problemi di astinenza adesso che tutto questo verrà meno".

Probabilmente sarà la governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, numero due del ticket repubblicano, il personaggio che più mancherà agli appassionati della campagna presidenziale. Secondo gli esperti interpellati dal New York Times è lei che nel bene o nel male è stata più presente sui media, apparendo spesso in tv di persona o nelle vesti della sua imitatrice, Tina Fey con cui gli americani si erano abituati a ridere il sabato sera. Ma il discorso vale per tutti i protagonisti: vincitori o vinti, ora lasciano un 'vuoto' nelle giornate degli americani.

E il rischio è quello di un "post-election blues", una vera e propria "depressione da post-elezioni", paragonabile alla sensazione di tristezza e malessere che si prova il giorno dopo Natale, quando i regali sono stati scartati e le sorprese sono finite. "È come se gli americani si fossero improvvisamente svegliati il 26 dicembre. - ha spiegato Robert Thompson, direttore del Bleier Center for Television and Popular Culture della Syracuse University - E per i più sensibili, ci vorrà tempo per tornare alla vita di prima".

I soliti esagerati! Intanto Natale dura un giorno e l'attesa è di un mese - massimo due se contiamo anche il mese di anticipo con cui i negozi cominciano a farci "sniffare" l'aria di Festa per fidelizzarci e spennarci come tacchini al momento opportuno - e non i due anni di preparazione alle presidenziali. E poi gli americani non sono mica nati ieri: ormai avranno capito che "morto un papa se ne fa un altro" e che, quanto a sproloqui, in politica di materiale umano se ne trova anche troppo. I comici saranno gli ultimi a sentire la crisi e non avranno nulla di cui preoccuparsi, così come gli  elettori!

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