La Gelmini regala la Legge che tutti i dislessici aspettavano. Sarà vero?

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Alfabeto.jpgIl decreto Gelmini sulla riforma di Scuola e università è stato approvato in Senato alla faccia di tutte le proteste e occupazioni dei giorni scorsi. Berlusconi ha pure detto “con voi (i manifestanti) siamo stati fin troppo pazienti, vi abbiamo concesso spazi che non vi spettavano“… in pratica “abbiamo chiuso un occhio… anche due” che alla luce dell’approvazione del decreto suona più come “li abbiamo chiusi talmente bene che non vi abbiamo più visti“. E infatti sono andati avanti per la loro strada, senza curarsi della rivolta popolare che gli è scoppiata intorno.

D’altra parte sarebbe strano se una persona non avesse il coraggio di sostenere le proprie idee e alla prima rimostranza cedesse ritornando nella massa. Tuttavia, nel caso del Ministro Maria Stella Gelmini e di chi l’ha appoggiata non si è trattato di “qualche rimostranza”, ma di un esercito in fermento che per la prima volta ha visto schierati dalla stessa parte alunni, insegnanti e genitori.

Miracoli della Gelmini! Se durasse ci sarebbe da farle un monumento anziché la fossa come qualcuno vorrebbe… politicamente parlando, eh?!
Ma possibile che di un decreto che rivoluziona la scuola e l’università in tutti i suoi punti essenziali non ci sia nulla di accettabile?

In effetti qualcosa di buono c’è.

Da quest’anno, infatti, nel dare i voti a uno studente si dovrà tener conto di eventuali disturbi dell’apprendimento. “Lo prevede il comma 5 dell’articolo 3 del decreto” come aveva anticipato Franco Asciutti, capogruppo Pdl della settima commissione Cultura del Senato, nel suo intervento alla presentazione dell’undicesimo Congresso nazionale sulla dislessia che si è tenuta lunedì a Roma, aggiungendo che si tratta di “un primo passo significativo che sarà realtà non appena il testo avrà l’ok del Senato e il ministero dell’Istruzione emanerà una circolare in questo senso.

Adesso il decreto è stato convertito in Legge e per i bambini e ragazzi dislessici si affaccia la speranza di una carriera scolastica più serena e proficua.

Ciò non significa che agli alunni dislessici si faranno sconti, ma che da oggi i metodi di insegnamento e di valutazione dovranno tenere conto delle diverse necessità di chi è affetto da questi disturbi e stiamo parlando di 350.000 alunni dai 6 ai 18 anni, che a causa di una disfunzione neurobiologica riguardante le funzioni legate al processo di lettura, scrittura e calcolo incontrano notevoli difficoltà con un metodo di insegnamento tradizionale, ma non avrebbero alcun problema con specifici accorgimenti. La disfunzione neurobiologica non colpisce infatti le funzioni cognitive globali e quindi l’intelligenza di queste persone è nella media o addirittura superiore.

Tuttavia, in una scuola come quella di oggi impostata su un metodo unico a cui tutti indistintamente devono adeguarsi, i colpiti da dislessia o altri disturbi dell’apprendimento non riescono ad acquisire le informazioni che vengono date.

La rigidità del metodo di insegnamento non fa bene a nessuno: ognuno ha caratteristiche proprie anche nei modi e nei tempi di acquisizione di nuove informazioni. Tuttavia, nel caso delle persone colpite da questi disturbi, è un po’ come pretendere da un miope la lettura senza gli occhiali di cui ha bisogno.

Un giovane dislessico non manca della capacità di comprensione ma di acquisizione - spiega Roberta Penge, neuropsichiatra e presidente dell’Associazione italiana dislessia (Aid), alla presentazione in Senato del congresso Aid, in programma dal 31 ottobre nella Capitale - ma per colpa di queste disfunzioni può commettere gravi errori ortografici, avere una grafia poco comprensibile, faticare a leggere i testi, invertire lettere e numeri“.

Gli accorgimenti didattici che sarebbero necessari a questi ragazzi per avere una vita scolastica meno faticosa non sono poi così complessi: più tempo per i compiti scritti, possibilità di usare un pc o la calcolatrice, non dover copiare dalla lavagna o leggere ad alta voce. Ma come si sa, in Italia anche le cose più semplici hanno bisogno del consenso di Legge ed è proprio per questi motivi che l’Aid chiede a gran voce una regolamentazione per la dislessia. In assenza di una legge, infatti, la situazione in Italia è spesso così drammatica da aver spinto l’Associazione a inviare un esposto alla magistratura e al Commissario europeo per i diritti umani, Thomas Hammarberg, per denunciare i diritti negati di migliaia di bambini dislessici.  L’esposto, trasmesso anche ai ministri della Pubblica istruzione, del Welfare e delle Pari opportunità, chiedeva alle istituzioni di prendere provvedimenti per tutelare questi ragazzi e garantire loro i diritti fondamentali della persona, anche attraverso l’integrazione piena e consapevole nella scuola. Ne era nata una interrogazione parlamentare a risposta scritta a cui aveva risposto proprio Maria Stella Gelmini.

StoriediNormaleDislessia.jpgServe quindi una norma che a livello scolastico riconosca questo problema e favorisca l’integrazione didattica degli alunni con disturbi dell’apprendimento, ma non è sufficiente, infatti, come precisa la Penge “allo stato attuale, solo un piccolo dislessico su quattro viene riconosciuto e, quindi, aiutato.
In pratica questo disturbo sfugge alla diagnosi, nonostante gli indizi per farsi venire quanto meno un dubbio ci siano. “Dalla fine della prima elementare ci si può accorgere che probabilmente il piccolo è dislessico, ma i sospetti possono venire anche prima. È il caso dei bimbi che parlano tardi e in modo confuso, e non fanno rime e giochi di parole che appassionano i coetanei.” “Solo la metà di questi piccoli - avverte la neuropsichiatra infantile - risulterà poi realmente affetto dal disturbo, ma alla fine, calcola l’esperta, in una classe di 20 bambini ci sarà un dislessico“.

Nulla di cui disperarsi e infatti l’esperta rassicura i genitori spiegando che “grazie a un buon percorso terapeutico e scolastico questi piccoli alunni possono superare l’ostacolo dislessia“. Lo dimostrano i tanti dislessici famosi, dagli attori Tom Cruise, Keira Knightley e Orlando Bloom, alla cantante Cher, fino ai grandi ‘presunti dislessici’ del passato: figure del calibro di Albert Einstein, Winston Churchill e Walt Disney. Per averne un’idea esiste anche il libro Storie di normale dislessia di Rossella Grenci e Daniele Zanoni (Edizioni Angolo Manzoni,2007).

Una legge per la Dislessia. Il problema dei disturbi dell’apprendimento non riguarda peròsolo la scuola. I tempi del Servizio sanitario nazionale sono lunghi. “Una volta giunta la segnalazione di un caso dalla scuola - spiegano gli esperti - si va da sei mesi a un anno per la diagnosi, a 1-2 anni per l’inizio del trattamento“.  Ecco perché la riforma della Gelmini per la dislessia è un primo passo, ma da sola non basta.
Le cose però sembrano muoversi per il verso giusto. Quest’anno il Congresso nazionale dell’associazione coincide con l’avvio del dibattito parlamentare per l’approvazione di una legge bipartisan che riconosca la dislessia e favorisca gli interventi di integrazione didattica degli studenti affetti da disturbi dell’apprendimento. “Attualmente - ha ricordato la senatrice Vittoria Franco (Pd) - sono in discussione in Parlamento cinque disegni di legge similari, che ricalcano un testo di legge già approvato in sede deliberante dalla Commissione Istruzione del Senato nella scorsa legislatura. Il nostro obiettivo è quello di arrivare finalmente a una legge per la dislessia che veda la luce possibilemente entro la prossima primavera“.

Vignetta Gelmini_Fonte Tonino Scala.jpgI dubbi sulla riforma Gelmini. Rimanendo al Decreto Gelmini che è già stato convertito in Legge mi viene spontaneo chiedere come sia compatibile con le necessità dei dislessici. I detrattori dicono che questa è una riforma taglia-tutto. In particolare, taglia-fondi, partendo dal numero di insegnanti che verranno ridotti di mezzo per classe (per le strane logiche statistiche che non danno mai numeri interi) e taglia-orario scolastico. Per quanto semplici da soddisfare sulla carta le necessità dei dislessici non sono certo a costo zero sia in termini di tempo che di risorse umane ed economiche.

L’integrazione didattica dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento abbiamo visto che può diventare realtà grazie a pochi, ma significativi interventi: dalla personalizzazione dell’insegnamento alla dotazione di strumenti informatici, fino all’adozione di diversi sistemi di valutazione. Passi per il sistema di votazione, ma come può un solo insegnante personalizzare il suo metodo per un bambino e contemporaneamente seguire il resto della classe con l’aggravante di un orario scolastico inferiore a quello attuale? E con quali risorse si acquisteranno gli strumenti informatici necessari?
Il Moige si è detto molto soddisfatto della nuova riforma del Ministro Maria Stella Gelmini, la mia paura però è che rimanga una riforma solo sulla carta o che ricada come sempre sulle famiglie costrette come al solito a organizzarsi autonomamente e a mettere mano al portafoglio. Spero di sbagliarmi.

Fonte: AdnKronos

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